Se il papa andasse in Corea…

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Qualcosa di importante sta probabilmente maturando nella Corea del Nord, sia in campo politico sia per quanto riguarda i rapporti con la Chiesa. Dopo l’incontro tra il presidente nordcoreano Kim Jong-un e il presidente americano Trump, a Singapore il 12 giugno – un altro è in previsione molto presto –, con grande sorpresa del mondo intero, Kim ha invitato il papa Francesco a Pyongyang, nella Corea del Nord. La decisione è maturata durante l’incontro con il presidente sudcoreano Moon Jae-in lo scorso mese di settembre.

L’invito sarà inoltrato al papa dal leader cattolico Moon Jae-in durante la visita ufficiale che compirà in Vaticano il prossimo 17-18 ottobre. Moon informerà Francesco che il leader nordcoreano Kim Jong-un lo invita a visitare Pyongyang, dicendosi pronto «ad accoglierlo con grande calore». E che, quando lo incontrerà, «gli chiederà la benedizione e il sostegno per la pace e la stabilità nella penisola coreana».

C’era una volta la “Gerusalemme dell’Est”

Come riferisce l’agenzia di stampa nazionale Yonhap, negli ultimi mesi Kim Jong-un ha avviato un dialogo con il Sud e con gli Stati Uniti. Ha incontrato per ben due volte Moon, con l’obiettivo di deporre l’ascia di guerra, dopo decenni, e di iniziare un percorso di pace che porti al disarmo nucleare totale. A conferma di ciò, ha promesso a Moon di visitare Seul nel prossimo futuro. È dal 1945 che un presidente nordcoreano non mette piede nella capitale sudcoreana.

L’11 ottobre scorso, l’agenzia cattolica statunitense CNA riportava le dichiarazioni del vescovo Yoo Heung Sik di Daejeon, pronunciate durante una conferenza stampa, in cui ha affermato che il viaggio del papa, qualora si realizzasse, «rappresenterebbe un passo da gigante verso la pace nella penisola coreana». Ma, ha aggiunto in vista di questa visita, alcune cose devono cambiare nella Corea del Nord. La situazione del paese infatti è non solo difficile, ma insostenibile per quanto riguarda la Chiesa.

Come scrive Courtney Grogan, corrispondente dell’agenzia CNA, in Corea del Nord non ci sono sacerdoti. Un tempo Pyongyang era definita la “Gerusalemme dell’Est” ed era considerata un centro del cristianesimo nel Nord-est asiatico. Poi, poco prima che scoppiasse la guerra di Corea nel 1950, la maggior parte dei sacerdoti furono catturati, uccisi o scomparvero nel nulla. Attualmente è in corso un processo di beatificazione di 40 monaci e suore dell’abbazia benedettina di Tokwon, martirizzati dai comunisti.

La situazione dei cattolici nordcoreani

Nel 1988 fu creata dal governo la Korean Catholic Association, un organismo non riconosciuto dal Vaticano, con circa 800 aderenti. È una delle tre Chiese sponsorizzate dallo stato che operano nella Corea del Nord, sotto stretto controllo delle autorità comuniste.

La santa messa viene celebrata occasionalmente nella cattedrale di Changchung di Pyongyang quando un sacerdote straniero è in visita ufficiale nel paese, mentre la domenica la liturgia della Parola viene solitamente guidata da un laico nominato dallo stato. La sede cattolica di Pyongyang è vacante. L’ultimo vescovo era stato nominato nel marzo del 1944. Nel paese non ci sono chierici cattolici nativi.

La Corea del Nord è stata costantemente classificata da Open Doors – un organismo non confessionale che monitora i cristiani perseguitati in 70 paesi del mondo – come il peggior paese del mondo per quanto riguarda la persecuzione anticristiana. I cristiani in questo stato ateo hanno dovuto affrontare l’arresto, la rieducazione nei campi di lavoro e, in alcuni casi, l’esecuzione captale per la loro fede.

Un’indagine delle Nazioni Unite nel 2014 ha prodotto un rapporto di 372 pagine che documenta i crimini contro l’umanità nella Corea del Nord, tra cui l’esecuzione, l’asservimento, la tortura, il carcere, gli aborti forzati e la fame deliberatamente prolungata.

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti stima che ci siano attualmente da 80.000 a 120.000 persone nei sei campi di prigionia della Corea del Nord.
Il 12 giugno, il presidente Donald Trump e il presidente Kim Jong-un nell’incontro a Singapore hanno firmato una dichiarazione congiunta in cui affermano l’impegno «di costruire un regime di pace duraturo e stabile nella penisola coreana».

Durante l’incontro però il tema dei diritti umani è stato toccato «in maniera relativamente breve rispetto a quello della denuclearizzazione».

Il 7 ottobre – scrive sempre Courtney Grogan – il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha incontrato Kim Jong-un nella Corea del Nord per discutere i dettagli di un secondo summit fra Trump e il presidente Kim allo scopo di continuare i negoziati sulla denuclearizzazione della penisola coreana. «Uno dei cardini della “dichiarazione congiunta” è che ci saranno relazioni migliori e un rafforzamento della fiducia. Cambiamo radicalmente la natura delle relazioni della Corea del Nord con il resto del mondo», ha dichiarato Pompeo al termine dell’incontro con Kim.

Il vescovo sudcoreano Yoo Heung Sik di Daejeon, autore di diversi viaggi nella Corea del Nord, a nome della Conferenza episcopale sudcoreana ha dichiarato alla CNA che l’allentarsi delle tensioni nucleari nella penisola coreana quest’anno è avvenuto «grazie allo Spirito Santo».

Il segretario del Vaticano per le relazioni con gli Stati, l’arcivescovo Paul Gallagher, visitando il 5 luglio scorso la zona di sicurezza smilitarizzata tra Corea del Nord e Corea del Sud, ha affermato: «È un periodo veramente storico, un periodo di speranza e il santo padre sostiene questo movimento». «Sono sicuro – ha aggiunto – che con le preghiere e il sostegno dei cristiani e di altri uomini e donne di buona fede in tutto il mondo si otterranno molte cose buone nei prossimi mesi. Preghiamo per questo».
I negoziati diplomatici sono proseguiti durante il terzo vertice intercoreano tra Kim e Moon, che si è svolto il 18 settembre a Pyongyang nella settimana in cui i cattolici della Corea del Sud hanno commemorato i santi martiri della penisola.

La First Lady della Corea del Sud, Kim Jung-sook, ha partecipato alla messa dei vescovi coreani, prendendo parte ai festeggiamenti. Nella cattedrale Myeongdong di Seul ha chiesto preghiere per i negoziati diplomatici, alcuni giorni prima di recarsi a Pyongyang per il summit.

«È dal 1965 che la Chiesa cattolica coreana prega per la pace tra le due Coree e per la riconciliazione della nazione», ha scritto lo scorso aprile l’arcivescovo Kim Hee-Jung di Gwangju, presidente della Conferenza episcopale coreana, dopo il primo incontro tra i leader coreani. «Mediante queste preghiere – ha affermato – qualcosa di miracoloso sta accadendo in questa terra con l’aiuto di Dio al quale nulla è impossibile». E «fino al giorno in cui si stabilirà la pace completa nella penisola coreana e i popoli divisi saranno uniti, la Chiesa cattolica di Corea accompagnerà il viaggio per la riconciliazione dei popoli verso l’unità».

La Corea del Sud ha una superficie di 100.219 kmq e una popolazione di 50.320.000 abitanti, mentre la Corea del nord ha una superficie di 122.762 kmq con 24.052.000.

Qualora le due Coree giungessero a unificarsi, risulterebbe uno Stato con una superficie di 222.981 kmq con 74.372.000 di abitanti.

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