Il papa dell’“inutile strage”

di:
Benedetto XV

Benedetto XV (1854-1922) in una foto d’epoca

Negli ultimi anni, le celebrazioni per il centenario della prima guerra mondiale hanno sollecitato numerosi incontri di studio locali, nazionali e internazionali, sugli aspetti storico-religiosi della Grande Guerra. Nel loro ambito, il convegno svoltosi dal 3 al 5 novembre 2016 a Bologna su Benedictus PP. XV. Papa Giacomo Della Chiesa nel mondo dell’inutile strage costituisce un momento di bilancio dello stato delle ricerche più specificamente dedicate al cattolicesimo e al pontificato di Giacomo Della Chiesa, con attenzione alla molteplicità delle questioni che a questo si posero su scala “globale” e alla loro collocazione in una prospettiva di più lungo periodo.

I temi affrontati

Circa un centinaio di relatori si sono confrontati all’interno di quattordici panel su un ampissimo ventaglio di temi di cui qui si possono indicare soltanto alcune aree principali: la formazione di Della Chiesa, i ruoli da lui rivestiti nella curia romana e l’episcopato bolognese (aspetti presi in esame, al di là dei dati più strettamente biografici, anche con riferimento al profilo culturale di ambienti e figure con cui in vari modi entrò in rapporto); la pluralità di interventi sul piano diplomatico operati da pontefice durante il conflitto (e, al riguardo, ovviamente una particolare attenzione è stata rivolta alla nota del 1° agosto 1917); i problemi posti dall’entrata in guerra dell’Italia e la questione romana; le trattative e i trattati di pace e le loro conseguenze sul piano politico-religioso in Europa Orientale (con il costituirsi di nuove sovranità territoriali multireligiose e multinazionali); gli orientamenti del pontificato in relazione alle altre confessioni religiose e ai paesi in cui erano maggioritarie (dagli USA alla Russia zarista); le guerre civili in corso di svolgimento o esplose in diversi paesi parallelamente o subito dopo il conflitto europeo (dalla rivoluzione messicana, alla rivoluzione russa alla guerra di indipendenza irlandese).

Le religioni e la Grande Guerra

L’elevato numero dei contributi e delle tematiche affrontate rende difficile proporre una sintesi che dia minimamente conto degli apporti conoscitivi di questo incontro (anche perché i panel hanno lavorato in contemporanea in sette sale diverse rendendo impossibile ad un uditore seguire tutti i contributi). Vale tuttavia la pena sottolineare come, ad oltre mezzo secolo dal convegno internazionale di Spoleto su Benedetto XV, i cattolici e la prima guerra mondiale – che nel 1962 pose per la prima volta la questione del rapporto del pontificato di Giacomo Della Chiesa con la Grande Guerra, cercando di dare conto anche della collocazione di una pluralità di cattolicesimi nazionali – questo nuovo incontro faccia registrare una sensibile estensione della prospettiva in più direzioni, dando così piena evidenza alla ricchezza dei percorsi seguiti nel frattempo dalle ricerche sulla “dimensione religiosa” della Grande Guerra: percorsi che risentono anche delle sollecitazioni provenienti dai processi di globalizzazione politica, economica e sociale e, sul piano storiografico, dalla World History.

In effetti, molti dei relatori avevano già partecipato ad altri colloqui sul rapporto tra religioni e Grande Guerra in una prospettiva transnazionale e multiconfessionale: ad esempio, a Verdun nel 2011 (Fois, religions et sacré dans la Grande Guerre) e a Parigi (Les Églises chrétiennes dans la Grande Guerre. Expériences historiographiques européennes) e nella Città del Vaticano («Inutile strage». I cattolici e la santa Sede nella Prima Guerra mondiale) nel 2014.

La novità del convegno bolognese sta, oltre che nell’ampiezza delle questioni affrontate, nell’inclusione di temi e problemi i cui nessi con la Grande Guerra sono sembrati sino ad ora poco evidenti, ma che nondimeno si collocano nel più generale contesto internazionale nel quale la prima si è dispiegata (si è già accennato alle crisi russa, messicana, irlandese).

Una coralità di apporti

Promosso da istituzioni governative, ecclesiali e scientifiche (la presidenza del Consiglio dei Ministri, il Comitato storico-scientifico per gli anniversari di interesse nazionale, la Struttura di missione per gli anniversari di interesse nazionale, l’arcidiocesi di Bologna, la Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII), ha visto la partecipazione autorevole, in apertura, di diversi loro rappresentanti: tra gli altri, il sottosegretario di Stato al Ministero dei Beni Culturali e Ambientali Dorina Bianchi, il presidente della CEI Angelo Bagnasco, l’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi, il Segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin.

Quest’ultimo ha anche introdotto i lavori con una prolusione seguita da due ampie relazioni degli storici Lucia Ceci (Roma) e Frédéric Gugelot (Paris-Reims), che hanno focalizzato alcuni degli assi tematici attorno ai quali hanno ruotato i lavori dei panel: quello della violenza nella sua triplice declinazione come violenza bellica, politica e religiosa (esaminata anche negli elementi di più lungo periodo che precedono e seguono il conflitto) e quello delle molteplici articolazioni assunte dai temi della pace e della guerra sotto il pontificato di Benedetto XV (nelle posizioni degli episcopati dei diversi paesi, in quelle di laici e religiosi emergenti dalla corrispondenza o dai diari personali, nella religione vissuta dei soldati e delle popolazioni civili nelle quali la religione tradizionale si è intrecciata con vecchie e nuove credenze superstiziose).

Nella chiusura del convegno nella mattinata di sabato, vi sono state tre dense relazioni, le prime due delle quali hanno evidenziato le ripercussioni della guerra sulla questione romana (I colloqui dell’Hotel Ritz: un nuovo sguardo, di Francesco Margiotta Broglio) e sulle relazioni tra la Chiesa cattolica e le altre confessioni cristiane (L’opportunità interconfessionale del pontificato), di Étienne Fouilloux). La terza, di Enrico Galavotti (Il governo Della Chiesa) si è misurata con il difficile compito di individuare le linee di fondo di un profilo biografico complessivo di Giacomo Della Chiesa.

Le conclusioni di Alberto Melloni e Denis Pellettier hanno fatto il punto sullo stato degli studi sul pontefice e sul suo tempo quale emerso dal convegno.

La pubblicazione degli Atti, annunciata entro la prima metà del 2017, consentirà di valutare più puntualmente gli esiti delle ricerche presentate in queste giornate.


I servizi riportati qui sotto sono stati realizzati da Luca Tentori.

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