Persecuzioni e coscienza cristiana oggi

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Le persecuzioni e le sofferenze condivise «hanno fatto sì che i cristiani, altrimenti divisi in molti aspetti si avvicinassero maggiormente gli uni agli altri. Nello stesso modo in cui lo spargimento del sangue è diventato il seme di nuovi cristiani nella Chiesa primitiva, oggi il sangue di così tanti martiri appartenenti a tutte le Chiese diventa seme dell’unità dei cristiani. I martiri e i santi di tutte le tradizioni ecclesiali sono già una sola cosa in Cristo; i loro nomi sono scritti nell’unico martyrologium della Chiesa di Dio». Sono le parole di papa Francesco al patriarca della Chiesa ortodossa Tawahedo di Etiopia, Abuna Matthias (29 febbraio 2016). A conferma, qualche giorno prima, era arrivata la notizia della distruzione del centro pastorale e sanitario di Gighessa, a 250 km a sud della capitale etiope, Addis Abeba, che, in quarant’anni di attività ha servito oltre 3.000 bambini disabili. In questo caso la violenza è consumata all’interno di uno scontro fra l’etnia locale, Oromo, e la volontà espansionistica e di controllo del governo centrale.

Violenza e persecuzioni

Da alcune settimane è disponibile il rapporto dell’agenzia Fides 2016 sugli operatori pastorali uccisi nel 2015 (sono 22) e quello dell’organizzazione ecumenica Open Doors (Porte aperte). Nel 2015 era uscito quella dell’organismo ecclesiale Chiesa che soffre (edito ogni due anni). L’allarme sulle persecuzioni è ormai generalizzato da parte di tutti i centri di ricerca e le istituzioni in merito: dagli organismi dell’ONU, dell’Europa e dell’Osce (Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani) fino ad Human Rights Watch, Amnesty International, Freedom House, International Crisis Group, il dipartimento sulle fedi legato al governo statunitense e Pew Research Centre. In un Rapporto ecumenico sulla libertà religiosa dei cristiani nel mondo delle Chiese tedesche (cf. Sett. 31/2013 p. 5) si diceva: «Studi dei più noti centri di ricerca mostrano dal 2007 una chiara tendenza alla crescente costatazione delle violazioni del diritto alla libertà di religione e di pensiero». Minacce e discriminazioni avvengono sia sul versante degli stati e delle istituzioni sia su quello dei comportamenti sociali diffusi.

La violenza anti-religiosa e anti-cristiana si colloca dentro un quadro più ampio. La violenza è così diffusa nel mondo (424 conflitti di varia intensità nel 2014, secondo il Barometer 2014 dell’Heidelberg Institut for International Conflict Research) che la persecuzione di cristiani e altre minoranze non è altro che la ripresa di una forma di violenza ignobile in un mondo sempre più violento. Il terrore genera terrore e nel terrore ogni arma è buona, anche la persecuzione, meglio ancora se si trova una giustificazione religiosa. Da terrore e persecuzione nasce un nuovo elemento esplosivo, l’emigrazione.

A cavallo dei due secoli

Per il XX secolo il milione e mezzo dei martiri è per gran parte dovuto ai regimi dittatoriali comunista e nazista e, negli ultimi decenni, alla dottrina della sicurezza nazionale che ha visto migliaia di vittime nell’America Latina. Il martirio si allarga ai temi della carità e della richiesta di giustizia sociale. Il nostro secolo vede altri protagonisti e altri interpreti. In primo luogo il fondamentalismo islamico, ma poi anche il fondamentalismo religioso (induista come buddista), l’etnicismo (con il rifiuto dell’altro), il permanere del comunismo statalista (come nel caso della Corea), la forma disarticolata di stati non più in grado di gestire il proprio sistema (come la Somalia), la crescita incontrollata della violenza sociale e delle organizzazioni malavitose (come in Bolivia o Messico). Sono fra i 150 e i 200 milioni i cristiani a rischio su 2,17 miliardi. Quasi uno su dieci. Il cristianesimo è la religione più perseguitata. In questa misura è forse la prima volta che succede nella storia. Per questo il tema persecuzione-martirio sta diventando centrale non solo nella storia, ma anche nella coscienza ecclesiale, cattolica e più generalmente, cristiana.

Si stimavano a circa 7-8.000 i martiri ogni anno dei tre ultimi lustri (Institute for Religious Freedom). Il rapporto o indice Open Doors 2016 è già arrivato a 7.100 uccisi. Ne aveva registrati 4344 nel 2015 e 2123 nel 2014. Sono i numeri accertati. Si stimano a circa 100 le morti in Corea del Nord, ma non si sa cosa stia succedendo ai 50-70.000 cristiani nei vari campi di concentramento del paese. Si possono aggiungere le 2406 chiese danneggiate e distrutte (con conseguente gravi sulla tenuta delle comunità).

Tendenze in atto

Riprendendo i vari rapporti Open Doors si può ottenere una foto espansa su quanto sta succedendo. Nell’Indice Open Doors del 2013 si ricordavano le cinque linee più preoccupanti: la piegatura antidemocratica della primavera araba, i processi di islamizzazione nell’Africa sub-sahariana, i fondamentalismi religiosi, i regimi politici totalitari, la corruzione. Nel rapporto del 2014 si sottolineava il tripode su cui si sviluppano i processi di persecuzione: il tribalismo esclusivo, il laicismo intollerante, i poteri abusivi. Il tribalismo tende a formare una società omogenea che espunge «l’altro» e può assumere la forma dell’islamismo radicale (il più diffuso), dell’attivismo religioso (induismo settario, buddhismo etnico, giudaismo ortodosso), delle rivalità etniche, del confessionalismo egemonico. Il laicismo intollerante allude alle dittature comuniste e al laicismo ideologico che pretende cancellare ogni referenza religiosa nel dominio pubblico. I poteri abusivi sono espressi dal totalitarismo politico e dalla corruzione pervasiva.

Le tendenze più significative registrate nell’indice 2014 sono quattro. a) Un aumento generale delle persecuzione dei cristiani. Le misurazioni dell’Indice Open Doors sono costruite incrociando cinque indici: violenze e sopraffazioni nella vita privata, nell’ambito familiare, nel contesto sociale, nella dimensione politica, nella vita pubblica delle Chiese. Ogni indice ha una valutazione espressa in numeri. Nel 2013 il rapporto nel suo insieme totalizzava 2683 punti, nel 2014, 3019 punti (nel 2015 i punti diventano 3170). b) L’Africa diventa un campo di battaglia per la Chiesa. Sono 18 i paesi africani nell’Indice 2014 e alcuni ai più alti livelli: Somalia (2), Sudan (11), Eritrea (12), Libria (13), Nigeria (14). Sorprendente l’entrata del Centrafrica (16). Paese tranquillo fino a pochi anni fa ha visto esplodere un conflitto di natura religiosa riconosciuto tardivamente. È il continente con il più alto numero dei martiri. c) L’«inverno cristiano» diventa glaciale in alcuni paesi musulmani. In Siria si registrano 1213 morti. In Egitto 167 atti di violenza e 492 tentativi di chiusura di chiese e di edifici ecclesiali. d) Un netto aumento della persecuzione negli stati a rischio di esplosione come la Somalia (2), la Siria (3), l’Iraq (4), l’Afganistan (5), il Pakistan (8), lo Yemen (10). Nel 2015 si comincia a insistere sul numero crescente dei morti: dai 1088 in Centrafrica ai 119 in Kenia, ai 55 in Camerun. In quello del 2016 si definiscono i mesi precedenti come «l’anno della paura». «I governi sono molto preoccupati dell’estremismo islamico». E si fissano così alcune tendenze: 1)«L’estremismo islamico ho esteso le proprie sfere di influenza anche oltre i propri confini»; non solo fra Iraq e Siria, ma anche Libia, Nigeria del Nord, Somalia, Niger, Ciad e Kenia. I paesi dei califfati sono 4 fra i 10 paesi a maggiore persecuzione; 2) «I governi hanno una paura crescente del fondamentalismo islamico e rispondono incoraggiando il nazionalismo locale oppure incrementando la sorveglianza su tutte le attività religiose». E’ il caso degli stati dell’Asia Centrale, ex-Unione sovietica, ma anche di Myanmar dove sono state approvate quattro leggi discriminatorie per impedire la conversione dal buddismo al cristianesimo; 3) «I musulmani di tutto il mondo stanno diventato più radicali per paura che gli estremisti possano occupare i loro territori e per la paura che le cellule dormienti dall’ISIS (califfato) possano svegliarsi; 4) «Il radicalismo religioso si sta estendendo anche ai paesi induisti». E’ il caso di diversi stati dell’India.

Non tutto oscuro

È in forte crescita la persecuzione in Africa. Ben 16 dei 50 stati a maggiore criticità sono africani. Pericolosa è anche la situazione dell’assenza totale di governo centrale, come Libia e Somalia. Non sono mai stati così numerosi i migranti di appartenenza cristiana. È il caso della Siria, ma anche della Nigeria del Nord e del Pakistan. Nel rapporto Fides i 22 operatori pastorali uccisi nel 2015 sono così collocati: America (8), Africa (5), Asia (7), Europa (2). Dal 200 al 2015 sono stati uccisi nel mondo 396 operatori pastorali, fra cui 5 vescovi.

Gli atti dei martiri dovrebbero entrare di diritto nella narrazione ecclesiale contemporanea. Assieme alla sorpresa di vedere la conversioni dall’islam (spesso coperte e non note) e la convergenza dei responsabili più avveduti delle religioni in ordine alla difesa delle proprie e delle altre comunità di fede (come nel caso albanese). Esempi belli di libertà sono registrati nelle aree kurde dell’Iraq o nei campi di rifugiati della Giordania e del Libano. Sta crescendo anche la coscienza civile in merito nei paesi occidentali. Secondo il commento di sant’Agostino al salmo 140 e all’episodio del sudore di sangue di Gesù prima della passione: «Questa effusione di sangue da tutto il corpo (che cosa significa) se non la passione che tutte la Chiesa continua a sopportare nei suoi martiri?».

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