Polonia: le scuse di Radio Maria

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Qualcosa sta davvero cambiando in Polonia se uno degli uomini più potenti dei media, il padre-padrone del gruppo editoriale che fa capo a Radio Maria e TV Trwam, p. Tadeusz Rydzyk, è stato costretto a chiedere scusa per le sguaiate affermazioni a difesa del vescovo di Kalisch Edward Janiak.

Quest’ultimo, sospeso dalle sue funzioni nell’ottobre scorso, è sotto inchiesta della Santa Sede per aver coperto le responsabilità di alcuni preti-predatori. Il Vaticano ha nominato mons. Gzegorz Rys, vescovo di Lodz, come amministratore diocesano di Kalisch.

P. Rydzyk, religioso redentorista, è considerato un intoccabile non solo per la forza del suo gruppo mediale ma anche per la vicinanza al partito di governo (PiS) e al suo leader Jaroslaw Kaczynski. Più volte richiamato a prudenza anche dall’episcopato ha ignorato i suggerimenti trasformando i suoi media nella voce delle posizioni più oltranziste.

Non solo in senso visceralmente anticomunista e antioccidentale, ma anche su posizioni antisemite. Nel settembre scorso il vescovo canadese di Edmonton, mons. Richard Smith, gli ha impedito ogni manifestazione pubblica in diocesi per i contenuti antisemiti di alcune trasmissioni e come antisemita è stato indicato anche dall’Anti-Defamation League.

Retroscena inquietanti

In occasione del 29° anniversario di Radio Maria, (sulla quale l’omonima radio italiana non ha alcuna autorità) p. Rydzyk ha esaltato la figura del vescovo Janiak qualificandolo come un «moderno martire» dell’opinione pubblica laicista, sminuendo la gravità degli abusi sessuali («e chi non è tentato?») e la sofferenza delle vittime e invocando la presunzione di innocenza (l’accusa «è una calunnia fino a quando non sarà provata»).

A stretto giro di posta lo stesso giorno (5 dicembre) il delegato della Conferenza episcopale per la protezione dei bambini, p. Piotr Studnicki, ha chiesto al provinciale dei Redentoristi di correggere il tiro: «Il fondatore di Radio Maria e direttore di TV Trwam ha fatto affermazioni minimizzanti i crimini e i peccati di abuso sessuale, minando le decisioni delle autorità competenti della Chiesa in relazione al processo al vescovo E. Janiak». Posizione supportata dal metropolita mons. Wojciech Polak, delegato episcopale per la questione che ha chiesto chiarimenti.

L’8 dicembre p. Rydzyk ha postato sul sito web dell’emittente le parole di scusa: «Mi rendo conto che le parole che ho pronunciato d’impeto sono state comprese in modi diversi e hanno ferito molte persone». «Mi dispiace per quanto è successo. Non era nelle mie intenzioni».

Parole severe aveva usato anche il vescovo amministratore apostolico, mons. Rys. Nel frattempo il dicastero vaticano del clero ha deciso la chiusura temporanea del seminario della diocesi di Kalisch. Rimane l’inquietudine per le relazioni da complici che legano Rydzyk a Janiak, quest’ultimo all’ex-nunzio J. Kowalczyk e ambedue al defunto card. Gulbinowicz, gravemente censurato negli ultimi giorni della sua vita per la copertura di preti abusanti e come informatore dei servizi segreti al tempo del potere comunista (cf. SettimanaNews: Cardinale e aborto: i dilemmi della Polonia).

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