Quando un papa si inginocchia

di: Emanuela Ersoch

sud sudanTante polemiche sono sorte dopo la trasmissione delle immagini del santo padre Francesco mentre a fatica s’inginocchia e bacia i piedi al presidente del Sud Sudan Salva Kiir e ai vicepresidenti designati, Rebecca Nyandeng De Mabior (una donna!) e Riek Machar.

Molte di queste polemiche, tuttavia, evidenziano una certa ignoranza della logica e dell’agire sacramentale, che Francesco costantemente mette in atto. Vorrei in tale sede offrire alcune riflessioni in merito.

Negli ultimi decenni abbiamo imparato ad accettare, non senza difficoltà a dire il vero, che i vescovi della Chiesa cattolica compiano gesti simbolici, cioè portatori di un significato sempre maggiore delle molteplici interpretazioni e significazioni custodite nell’intenzione di partenza.

Molti sono gli esempi possibili, dalla stola posta da Paolo VI sulla spalla del suo successore, allora «solo» patriarca di Venezia Albino Luciani, fino all’abitudine di Giovanni Paolo II che, scendendo dall’aereo che lo portava in visita in paesi vicini e lontani, si chinava a baciare la terra.

L’agire sacramentale, invece, ci sfugge ancora, nonostante sia «qualcosa» che tutti noi cattolici, in forza del battesimo e della frequentazione eucaristica, dovremmo non solo saper riconoscere, ma addirittura praticare; in tal modo, pur avendo occhi non vediamo e pur avendo mani non agiamo.

Aprire spazi, avviare processi

«Sacramentali» sono quei gesti e/o segni e/o oggetti per mezzo dei quali, «per l’intercessione della Chiesa, sono ottenuti effetti soprattutto spirituali» (Catechismo della Chiesa cattolica 1667; cfr. anche Sacrosanctum concilium 60-61). Un sacramentale, ad esempio, è ogni benedizione. I sacramentali, pur utilizzando il registro simbolico, hanno un orizzonte ancora più ampio: non solo significano e rimandano sempre ad un ulteriore, un alius o un aliud, ma aprono spazi e processi, avviano un dinamismo, sono istituiti per mettere in moto e alimentare il processo di santificazione (cfr. Catechismo della Chiesa cattolica 1668).

Tornando all’episodio in questione, non può essere taciuto il contesto e le sue caratteristiche. In primo luogo, il papa ha agito al termine di un ritiro spirituale, che – mi si perdoni la banalità – non è una convention politica o un incontro tra capi di stato: ha altre logiche.

In secondo luogo, questo ritiro spirituale era stato voluto dall’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, presente accanto a Francesco quando va per inginocchiarsi, come offerta di accompagnamento della Chiesa all’enorme responsabilità di quegli uomini e di quella donna, e di medicamento alle ferite profonde di un intero paese in cui la cultura cristiana, nelle varie dimensioni confessionali, gioca ancora un ruolo importante.

In terzo luogo, Francesco si china a baciare i piedi di quegli uomini e di quella donna perché diventino i piedi dei messaggeri di pace (cf. Is 52,7) e accompagna questo gesto con parole che si rimandano e illuminano a vicenda: è un gesto sacramentale che vuole conferire effetti spirituali su quegli uomini e su quella donna!

peace memorial indianapolis

Francesco sa, infatti, che la pace è un dono divino e senza la forza dei sacramenti e dei sacramentali questo dono resterebbe ancora più precario e instabile di quanto già sia su questa terra (cf. Gaudium et spes 76).  Questi capi di stato hanno accettato di prodigarsi per la pace scegliendo di rafforzare questa decisione con un ritiro spirituale che il santo padre ha sigillato ponendo un gesto sacramentale che non solo permetta loro di non dimenticare i buoni propositi e le buone disposizioni d’animo raggiunte durante il ritiro, ma che offra anche una «dynamis» che vada oltre le loro stesse intenzioni e capacità.

Lo sguardo di cui non siamo capaci

Appare così chiaro e in tutto il suo splendore come Francesco sia romano pontefice, «vicario di Cristo» perché «servo dei servi di Dio», capace di ogni umiliazione umana e del più grande amore per i fratelli, elementi ancora una volta che si rimandano a vicenda.

Se fossimo capaci di uno sguardo e di un agire sacramentale, saremmo capaci di riconoscere il sacramento che ogni essere umano – ogni fratello e ogni sorella – è per noi.

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Ogni volto ci mostrerebbe Cristo e ci ricorderemmo dell’unico comando, tra quelli presenti chiaramente nel testo evangelico, mai istituito sacramento nella Chiesa. Forse, proprio perché sia paradigma di ogni agire sacramentale: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi. In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica» (Gv 13,12a-17).

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3 Commenti

  1. Davide Frasnelli 2 maggio 2019
  2. alessandro 26 aprile 2019
  3. Maria Cristina 24 aprile 2019

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