Repulisti in Vaticano

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caso becciu

Papa Bergoglio è stato eletto per ripulire e riformare la curia, vale dire l’amministrazione vaticana. In attesa della tanto sospirata riforma, in questi giorni abbiamo assistito a un nuovo capitolo della pulizia in cui è ancora impegnato, dopo sette anni di pontificato.

Recentemente, Francesco ha chiesto al cardinale G. Angelo Becciu, responsabile delle Cause dei santi, di rinunciare all’incarico di prefetto e alle prerogative del cardinalato, tra cui, quella di elettore del nuovo papa.

«Perché mi fai questo?», ha chiesto al papa. Non so se per domandargli spiegazioni o per lamentarsi della perdita di fiducia e la conseguente rottura di una folgorante carriera ecclesiastica aperta persino, secondo gli intenditori, a potersi sedere sulla cattedra di Pietro, una volta terminato il tempo di Bergoglio.

Francesco lo ha rimproverato di aver dirottato fondi del cosiddetto Obolo di San Pietro (denaro che i cattolici offrono al papa per assistere i poveri) a una cooperativa della sua natale Sardegna, di cui è responsabile legale un suo fratello. Un caso di nepotismo.

Rimane in sospeso, almeno per il momento, il suo coinvolgimento nell’acquisto di un immobile a Londra – a prezzo scandalosamente gonfiato – e in altri movimenti, altrettanto sospetti.

Il ritorno del card. Pell

Al di là dell’esattezza dei fatti e dei dettagli indicati, ancora sotto indagine, è indiscutibile che Francisco è tornato a “tirar fuori la scopa” per spazzare via, in questo caso, né più né meno, una persona che lui stesso aveva elevato al cardinalato.

Alla luce di quanto è accaduto, sembra che l’attuale papa non possieda lo stesso carisma che ha come comunicatore quando, come responsabile ultimo, sceglie i suoi collaboratori. E nemmeno, tra l’altro, per quanto riguarda le nomine di alcuni vescovi; almeno qui da noi, nella “piel de toro” (“pelle di toro, espressione usata per descrivere la forma geografica del territorio spagnolo che ricorda, sin dalla fine del Medio Evo, nelle prime cartine disegnate a mano, la pelle del toro lasciata essiccare al sole, ndtr) e nel Paese Basco.

Ma la vicenda assume un’aria romanzesca dal momento che il cardinale George Pell (condannato in primo grado in Australia per pedofilia e assolto in appello), afferma che bisogna congratularsi con il papa «per i recenti eventi», sperando che «la pulizia delle stalle continui sia in Vaticano sia in Victoria» (Australia). Prima di queste dichiarazioni, si era sentito dire e leggere, tra le persone vicine a questo cardinale, che la sua via crucis giudiziaria e carceraria obbediva a un oscuro piano consumato «con cannoni australiani e munizioni vaticane».

Come se non bastasse, la vicenda si trasforma in una trama cinematografica quando egli torna nuovamente a Roma, secondo quanto ha affermato, per mettere in ordine l’appartamento che ha lasciato dopo essersene andato via precipitosamente dalla Città Eterna, tre anni fa, su richiesta della giustizia del suo paese. Da allora, le spiegazioni si intrecciano e si contraddicono: ci sono coloro che affermano che è stato il papa a chiamarlo per riascoltare le informazioni che – fornite, prima della sua traversia nel deserto dei tribunali e nelle carceri australiane – non aveva considerate importanti quanto erano realmente. Ma c’è anche chi sostiene che il papa lo riceverà con gratitudine per i servizi resi e per il calice amaro che ha dovuto bere; senza altri obiettivi o considerazioni.

Comunque, anche il cardinale australiano può avere la soddisfazione, più umana che divina, di vedere passare davanti alla sua casa (quella che sta riordinando o un’altra) il cadavere, ovviamente ecclesiastico, di Angelo Becciu, suo nemico e, secondo alcuni maligni, il comandante che avrebbe fornito le munizioni per i cannoni australiani. Si sa che la vendetta viene servita fredda. Soprattutto, da queste parti, dove ha sede la più antica amministrazione e diplomazia, almeno dell’Europa.

In attesa della riforma

Penso che la stampa specializzata analizzerà in dettaglio nei prossimi mesi le dichiarazioni e i movimenti del cardinale George Pell. È possibile che, grazie a loro, fornisca qualche altra chiave per comprendere la pulizia in atto e quanto è avvenuto in questi ultimi anni sulle rive del Tevere.

Non per niente ci riferiamo a una persona incaricata a suo tempo, prima di essere accusato di pedofilia, di pulire i bassifondi del Vaticano e di mettere ordine nella sua economia. Coloro che – probabilmente, tappandosi il naso – avranno avuto la pazienza e il coraggio di leggermi fin qui, saranno d’accordo con me nel ritenere che c’è abbondante materiale per un nuovo film de Il Padrino, che potrebbe essere, se non mi sbaglio, il quarto della serie.

E anche che è molto meglio andare a Roma per vedere la fontana di Trevi; lanciare le solite monete all’indietro; fare un giro attorno e emozionarsi davanti al Colosseo; sorbire un gelato in Piazza Navona, senza passare per il Vaticano né togliersi la mascherina e tornare quanto prima nella terra da cui si è partiti…

E, se uno è cattolico, continui a chiedere a Dio che ci conservi l’attuale pontefice, almeno per il tempo necessario per portare a termine questa pulizia e, soprattutto, per promulgare e finalmente avviare la tanto attesa riforma. Dio salvi Francesco!

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