Romania: il terribile gennaio di 30 anni fa

di: Francesco Strazzari
Romania

Bucarest, Francesco Strazzari sosta in preghiera alla tomba del patriarca Teoctist

Il patriarca della Chiesa ortodossa romena, sua beatitudine Teoctist, eletto il 9 novembre 1986, alle ore 11 del 18 gennaio del 1990, rassegnava le dimissioni davanti al Santo Sinodo.

In sintesi, le tappe e i momenti che portarono alla storica decisione. Il 29 dicembre 1989, la stampa romena, in pieno clima di manifestazioni contro la dittatura di Ceaucescu (1918-1989), faceva conoscere il telegramma di congratulazioni inviato dal Santo Sinodo il 17 dicembre al tiranno per la sua rielezione a segretario generale del partito comunista avvenuta il 27 novembre. Un gesto protocollare, che non intendeva avallare la politica del tiranno. La promulgazione tardiva fu voluta dalle autorità romene per mettere in evidenza la solidarietà e l’appoggio della gerarchia ortodossa.

Il 22 dicembre 1989 cadeva Ceaucescu.

Dopo la caduta del dittatore

Il Santo Sinodo, giorni dopo, espresse con un messaggio la sua adesione al Fronte della rivoluzione e condannò la repressione del dittatore.

Il patriarca Teoctist lanciò un appello alla popolazione ribadendo che la Chiesa ortodossa era a fianco del Fronte. Con una lettera pastorale, il patriarca Teoctist ricordò ai fedeli che la Chiesa ortodossa già dal 22 dicembre si era schierata dalla parte degli insorti e descrisse l’epoca Ceaucescu come la più infamante della storia del popolo romeno.

Nei primi giorni del gennaio 1990, lo scrittore Alexandru Paleologu attaccò il patriarca Teoctist e propose le sue dimissioni. La televisione se ne fece portavoce. Ci si chiedeva chi fosse dietro l’intervento dello scrittore. Sorsero i primi sospetti: qualcuno del Fronte voleva la testa del patriarca.

Dietro ad alcuni scrittori, che ne chiedevano la testa, serpeggiava il sospetto che ci fosse l’abile manovra del monaco Anania, molto noto. Si apprese che la sera del 9 gennaio si era costituito un “Gruppo di riflessione per il rinnovamento della Chiesa”, composto dall’archimandrita Bartolomeu Anania, dal teologo Dumitru Staniloae, che non prese mai parte agli incontri, da Daniel Ciobotea, attuale patriarca e altri.

Il 10 gennaio il gruppo fu ricevuto da Dumitru Mazilu, il primo vicepresidente del consiglio del Fronte e si parlò dell’intento di sviluppare il dialogo all’interno della Chiesa e dei rapporti corretti della Chiesa con la società.

Nel pomeriggio il gruppo si incontrò con il patriarca Teoctist e i metropoliti membri del Sinodo permanente. Il Sinodo accolse la richiesta del gruppo di fare cambiamenti e rinnovamenti senza indugio, a tutti ilivelli, nel rispetto delle norme canoniche.

Il 10 gennaio, su Romania libera, il giornalista Petre Mihai Bacanu tornò a chiedere le dimissioni del patriarca e avanzò proposte per la successione. Chiese pure le dimissioni del Santo Sinodo in blocco.

Il 12 gennaio la Romania pianse i morti dell’insurrezione. La celebrazione non fu presieduta dal patriarca, ma dal monaco Anania, sempre più combattivo. Erano presenti il presidente del consiglio del Fronte, Ion Iliescu, e il primo ministro Roman. Alla gente non sfuggì che Anania fosse il “quasi patriarca”.

Una “nota” volutamente ignorata

La sera del 12 gennaio, la cancelleria del patriarcato fece conoscere una “nota” di protesta. I giornali la ignorarono. Il 13 gennaio il patriarca decise di farla circolare. Né radio né televisione la fecero conoscere. Ai metropoliti venne proibito l’accesso alla televisione. La “nota” era un appello a tutti i cristiani ortodossi romeni.

La “nota” attaccava coloro che si intromettevano nella vita della Chiesa. «Vogliamo spiegare in modo onesto e corretto – diceva – la situazione di inimmaginabile persecuzione contro l’ortodossia romena, principale vittima dell’ateismo politico di Stato al tempo della dittatura comunista in 45 anni».

La sera del 15 gennaio 1990 il patriarca Teoctist mi ricevette con la consueta cordialità e modestia. Era visibilmente scosso. Netto il suo giudizio sull’operato di Ceaucescu: «Da sempre sapevo che era un paranoico, un dittatore, un tiranno. Nel mio intimo ne ero profondamente convinto».

– E perché non l’ha detto con coraggio?

«Ero obbligato a non parlarne male. Mi era stato imposto. Avevo paura della persecuzione contro monasteri, chiese, fedeli. Sarebbe stato peggio per noi».

– Era a conoscenza dei crimini del dittatore?

«Sì, ne ero a conoscenza, come del resto tutto il popolo, e li ho sempre condannati. Vivevo nella stessa paura di qualsiasi altro del popolo. Sono patriarca dal novembre 1986 e non ho mai visto Ceaucescu in persona. Non sono mai stato ricevuto come patriarca. Mai».

Le dimissioni

Il 16 gennaio una decina di studenti entrò nel palazzo patriarcale e si incontrò con il patriarca. Uno studente lesse una dichiarazione chiedendo le sue dimissioni. Il contenuto era di una violenza inaudita.

Verso le 19 gli studenti lasciarono il palazzo patriarcale. Teoctist mi si avvicinò: «Mi sono liberato di un peso».

Il 17 gennaio, verso le 18, si riunì il Sinodo. Verso le 20 il patriarca comunicò la decisione presa il 16 gennaio e resa nota agli studenti la sera. Si stabilì la luogotenenza formata da cinque persone nominate dal Santo Sinodo.

Il 18 gennaio si aprì la seduta straordinaria del Santo Sinodo alla presenza del ministro dei culti, Nicolae Stoicescu. Davanti al palazzo patriarcale, una piccola folla, composta per lo più da preti venuti dalla periferia di Bucarest e da Alba Iulia, cantava, pregava, chiedeva le dimissioni del patriarca.

Nel corso dei lavori del Santo Sinodo, Teoctist chiese di dimettersi a motivo del suo stato di salute e della sua età avanzata. Il Sinodo ne prese atto e decise la costituzione di una luogotenenza composta da tre metropoliti, che doveva rimanere in carica fino all’elezione del nuovo patriarca. Il ministro dei culti e il teologo Galeriu annunciarono alla folla le dimissioni del patriarca.

I lavori del Santo Sinodo ripresero alle 17. Alle 19,55 un gruppo di studenti di teologia chiese di incontrare il patriarca, che si presentò poco dopo senza gli abiti patriarcali, semplicemente vestito di nero. Mi passò accanto e mi abbracciò. Disse: «Mi sono dato da fare molto perché voi studenti aveste una casa, un istituto per studiare. Ora io non ho una casa e neppure una pietra dove posare il capo». Consegnò loro una piccola immagine con la firma e la data: 18 gennaio 1990. Il vecchio patriarca ritornò nell’aula sinodale.

Teoctist fu reintregato nella sua dignità patriarcale dal Santo Sinodo nell’aprile del 1990. Nel 2007 ha lasciato questa terra.

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