La Santa Sede, i minori e il mondo digitale

di: Pietro Parolin

Con il discorso di benvenuto di p. Hans Zollner, presidente del Centre for Child Protection, si è aperto il 3 ottobre scorso a Roma, alla Pontificia Università Gregoriana, il congresso «Child Dignity in the Digital World» (La dignità del minore nel mondo digitale). Fino al 5 ottobre, esperti, accademici, dirigenti, leader civili, politici e religiosi provenienti da tutto il mondo approfondiranno il tema della protezione dei minori in rete. I partecipanti presenteranno a papa Francesco una dichiarazione finale venerdì 6 ottobre. Riprendiamo alcuni passaggi dell’intervento di apertura del segretario di stato Pietro Parolin (dal sito web Il Sismografo).

Pietro Parolin

 

Signor presidente del Senato,
eminenze, eccellenze,
Padre generale, signori ambasciatori, Magnifico Rettore, autorità accademiche,
professori, cari amici,

Ringrazio di essere stato invitato a intervenire in occasione dell’apertura di questo importante Congresso e di poter così portare il saluto ed esprimere l’apprezzamento del santo padre e della Santa Sede per questa iniziativa, ospitata e promossa – insieme ad altre benemerite istanze – da una prestigiosa università pontificia. Saluto tutte le personalità e le istituzioni che aderiscono e partecipano all’iniziativa e mi unisco alla gratitudine per quelle che hanno contribuito concretamente ad affrontare gli impegni organizzativi ed economici che essa comporta.

Il mio apprezzamento è anzitutto per la scelta dell’argomento da affrontare: la dignità del minore nel mondo digitale.

Un impegno da proseguire

La maggioranza di voi, che lavora da lungo tempo in questo campo, è ben consapevole che gli abusi sessuali nei confronti di minori costituiscono un fenomeno immensamente vasto e diffuso. In questi ultimi decenni, tale drammatica realtà è venuta prepotentemente alla ribalta nella Chiesa cattolica e sono emersi fatti molto gravi. Si è andati progressivamente prendendo coscienza dei danni subiti dalle vittime, della loro sofferenza e della necessità di ascoltarle per poi operare in molte direzioni diverse, con una vasta gamma di interventi che vanno messi in atto per sanare le ferite, ristabilire la giustizia, prevenire i delitti, formare gli educatori e le persone che trattano con i minori, nella prospettiva di diffondere e consolidare una nuova cultura della protezione dei minori – un vero safeguarding – che garantisca efficacemente la loro crescita in ambienti sani e sicuri.

È questo un impegno che richiede profonda attenzione umana, competenza e costanza, ma l’esperienza ci dice che là dove tale impegno è coerente e continuo, i frutti che ne risultano sono positivi e incoraggianti. Lo sforzo che la Chiesa ha intrapreso in questo senso, anche quando la società in generale non ha ancora sviluppato la dovuta sensibilità, deve continuare, allargarsi e approfondirsi, con chiarezza e fermezza, perché la dignità e i diritti dei minori siano protetti e difesi con molta più attenzione ed efficacia di quanto non si sia fatto nel passato. In questa sede vogliamo che l’esperienza da noi acquisita possa essere condivisa e possa tornare utile per un bene sempre più vasto grazie alla collaborazione con tutti voi.

Il mondo in cui oggi nascono e crescono le persone umane è caratterizzato in modo sempre più profondo e pervasivo dallo sviluppo e dall’onnipresenza delle nuove tecnologie di comunicazione e dei loro strumenti di uso, dei loro terminali e handhelds che sono entrati a far parte della realtà e della vita quotidiana di un numero sempre più largo di persone, di età sempre più giovane, cosicché giustamente oggi parliamo delle nuove generazioni come «nativi digitali». E questa situazione si diffonde ormai in ogni parte del mondo, raggiungendo anche le aree dove lo sviluppo economico e sociale è ancora insufficiente e squilibrato. Il fenomeno è ormai globale e perciò parliamo di «mondo digitale».

Le minacce del mondo digitale

Ora, ci rendiamo conto con sempre maggiore evidenza che la piaga delle offese alla dignità dei minori, come molti altri problemi drammatici del mondo odierno, transita e alligna continuamente nelle nuove dimensioni del mondo digitale, si aggira e si installa nei suoi meandri e nei suoi strati nascosti e profondi. Il mondo digitale non è un’area separata del mondo: è una dimensione del nostro unico mondo reale e i minori che crescono in esso sono esposti a nuovi rischi, oppure a rischi antichi ma che si esprimono in modi nuovi, e la cultura della protezione dei minori che noi vogliamo diffondere deve essere all’altezza dei problemi di oggi.

Guardando appunto al mondo di oggi, il papa Francesco richiama continuamente la nostra attenzione sul fatto che in esso le forme di abuso e di violenza sui minori si moltiplicano e si intrecciano fra loro: il traffico dei minori e in generale delle persone umane, il fenomeno dei bambini soldato, l’assenza dell’educazione più elementare, il fatto che i piccoli sono le prime vittime della fame, della povertà estrema…

«Abbiamo bisogno di coraggio per accettare questa realtà, per alzarci e prenderla tra le mani (cf. Mt. 2,20) – scriveva papa Francesco nel giorno dedicato dalla Chiesa alla memoria dei santi bambini Innocenti –. Il coraggio di proteggerla dai nuovi Erode dei nostri giorni, che fagocitano l’innocenza dei nostri bambini. Un’innocenza spezzata sotto il peso del lavoro clandestino e schiavo, sotto il peso della prostituzione e dello sfruttamento. Innocenza distrutta dalle guerre e dall’emigrazione forzata con la perdita di tutto ciò che questo comporta. Migliaia di nostri bambini sono caduti nelle mani di banditi, di mafie, di mercanti di morte che l’unica cosa che fanno è fagocitare e sfruttare i loro bisogni» (Lettera ai vescovi, 28.12.2016). In tutte queste situazioni anche la realtà orribile dell’abuso sessuale è praticamente sempre presente, come aspetto comune e conseguenza di una violenza multiforme e diffusa, dimentica di ogni rispetto non solo del corpo, ma ancor più dell’anima, della sensibilità profonda e della dignità di ogni bambino, di ogni giovane a qualunque popolo appartenga.

Sul «metodo» del Convegno

Ci rendiamo dunque conto delle sfide, ma anche che, se abbiamo imparato tanto rispetto a questo fenomeno, rimane importante capirlo sempre meglio, e soprattutto continuare a rendere accessibili a tutti coloro che promuovono la tutela dei diritti dei minori le nostre conoscenze del fenomeno. Solo così possiamo combattere efficacemente la battaglia per la protezione dei minori nel nostro mondo digitalizzato. I fenomeni che osserviamo arrivano a livelli di gravità sconvolgente, la loro dimensione e la velocità della loro diffusione superano la nostra stessa immaginazione.

E qui viene la seconda ragione del mio apprezzamento, che riguarda il metodo con cui questo Congresso vuole procedere: chiamare a raccolta i rappresentanti dei vari campi della ricerca scientifica e dell’impegno operativo attinenti alla protezione dei minori, i rappresentanti delle imprese protagoniste degli sviluppi tecnologici e comunicativi caratteristici del mondo digitale, i responsabili del bene comune della società umana, legislatori, politici, forze dell’ordine chiamate a contrastare crimini e abusi, leader religiosi e delle organizzazioni della società civile impegnate a favore dei minori.

Come diversi altri oratori, anch’io voglio insistere sulla caratteristica di questa assemblea, che la rende nuova e forse unica, cioè realizzare il dialogo fra i molti competenti e le persone benemerite che hanno fatto propria la causa della difesa della dignità dei minori nel mondo digitale, per convogliarne le forze verso un impegno comune, che superi il senso di disorientamento e di impotenza che ci prende di fronte alla notevole difficoltà della sfida e ci permetta di intervenire con creatività. Avendo identificato questo campo strategico fondamentale, dobbiamo sforzarci di riprendere il controllo dello sviluppo del mondo digitale, perché sia al servizio della dignità dei minori e quindi dell’intera umanità di domani. Perché i minori di oggi sono l’intera umanità di domani. Alla ricerca e alla comprensione dei problemi dovrà dunque seguire l’impegno e l’azione lungimirante e coraggiosa da parte di tutti noi qui presenti, e l’appello al coinvolgimento di ogni persona responsabile, nei vari paesi e nelle varie componenti della società.

I minori delle «periferie»

Mi siano permesse ancora alcune riflessioni che propongo alla vostra considerazione.

Lo sviluppo demografico dell’umanità è particolarmente rapido in molti paesi in cui il progresso economico e sociale è ancora molto limitato o squilibrato. Centinaia di milioni di bambini e giovani stanno crescendo in un mondo digitale in un contesto tuttora sottosviluppato ed i loro genitori ed educatori non saranno perlopiù culturalmente attrezzati per accompagnarli e aiutarli a crescere in questo mondo, mentre i loro governanti spesso non sapranno da che parte cominciare per proteggerli.

Anche di questi bambini noi siamo responsabili, e le imprese che promuovono e spingono lo sviluppo del mondo digitale ne sono anch’esse responsabili. Nel suo orizzonte internazionale, globale e interdisciplinare, questo congresso deve farsi carico anche dei minori di quelle «periferie» del mondo di cui parla continuamente il papa Francesco. Periferie che sono nelle aree geografiche di maggiore povertà economica, ma che si trovano anche all’interno delle società ricche, dove c’è molta povertà umana e spirituale, solitudine e perdita del senso della vita. Non a caso spesso sono proprio i minori di tutte queste periferie ad essere oggetto preferenziale delle reti di sfruttamento e di violenza organizzata online su scala globale.

Nella società e nella Chiesa si è sempre giustamente insistito sulla responsabilità primaria della famiglia e della scuola nel garantire ai minori quella sana educazione che è parte essenziale della protezione e della promozione della dignità dei minori. Ciò continua a valere e bisogna fare ogni sforzo perché genitori ed educatori siano sempre più in grado di svolgere il loro compito anche di fronte ai rischi e alle sfide del mondo digitale. Ma non c’è dubbio che nel contesto odierno la loro capacità di incidere sulla formazione delle nuove generazioni è proporzionalmente assai minore che in passato e sovente viene vanificata e sorpassata dall’onda continua dei messaggi e delle immagini che giungono fino ai più piccoli attraverso le innumerevoli vie aperte dai nuovi media. Anche per questo la responsabilità verso le nuove generazioni dev’essere ampiamente condivisa da tutte le componenti sociali che voi rappresentate.

Non solo crimine, ma sacrilegio

Infine, noi ci troviamo qui ospitati da un’istituzione che fa capo alla Chiesa cattolica e quindi particolarmente attenta alle dimensioni morali e religiose della vita e dello sviluppo delle persone umane. Auguro che il vostro lavoro possa integrare nello sforzo comune di riflessione e di impegno anche queste prospettive e ne possa trarre giovamento, ispirazione, motivazione.

Del resto, tutti ci troviamo certamente d’accordo su quanto è affermato nel secondo principio della Dichiarazione universale dei diritti del fanciullo, cioè che egli deve trovare i mezzi «per svilupparsi in maniera sana e normale sul piano fisico, intellettuale, morale, spirituale e sociale, e in condizioni di libertà e dignità». E, come affermava Giovanni Paolo II già nel 1990, in occasione del Vertice mondiale per i bambini, costatiamo «la necessità di fare molto di più per salvaguardare il benessere dei bambini del mondo, per proclamare i diritti del bambino e per proteggere quei diritti attraverso azioni culturali e legislative permeate dal rispetto per la vita umana come valore in sé, indipendentemente dal sesso, dall’origine etnica, dallo stato sociale o culturale o dalla convinzione politica o religiosa» (Lettera a J.Pérez de Cuellar, 22.9.1990. La Santa Sede ha aderito alla Convenzione sui diritti del fanciullo dal 1990).

I minori di cui noi parliamo e la cui dignità vogliamo difendere e promuovere sono persone umane, il cui valore è unico e irripetibile. Ognuno di loro va preso sul serio e protetto in questo mondo sempre più digitalizzato, perché possa raggiungere lo scopo della sua vita, del suo destino, del suo venire al mondo. Il destino e la vita di ognuno di loro è importantissimo, prezioso, davanti agli uomini e davanti a Dio. Secondo le Scritture ogni essere umano è creato «a immagine e somiglianza» di Dio. Secondo il Nuovo Testamento il Figlio di Dio è venuto fra noi come bambino vulnerabile e in condizioni disagiate, assumendo anche la fragilità e l’attesa di futuro proprie del bambino. Disprezzare l’infanzia e abusare dei bambini è dunque per i cristiani non solo un crimine, ma anche – come ha affermato Papa Francesco – un sacrilegio, cioè una profanazione di ciò che è sacro, la presenza di Dio in ogni essere umano.

Questione decisiva

Le dinamiche che guidano lo sviluppo tecnico ed economico del mondo sembrano inarrestabili, e come sappiamo sono perlopiù guidate e spinte da interessi economici e anche politici potentissimi, da cui però non dobbiamo lasciarci dominare.

La forza del desiderio sessuale che alberga nel profondo della mente e del cuore umano è meravigliosa e grande, spinge in avanti il cammino dell’umanità, ma può anche venire corrotta e pervertita, così da diventare fonte di sofferenze e di abusi indicibili: va quindi valorizzata e orientata. Il senso della responsabilità morale davanti agli uomini e davanti a Dio, la riflessione sul retto uso della libertà nella costruzione e nell’orientamento del mondo nuovo e nell’imparare a vivere in esso sono quindi assolutamente necessari e fondamentali per il futuro comune.

Siete qui convocati per trattare una delle questioni oggi più importanti e urgenti del cammino dell’umanità. Auguro quindi che il senso vivo della bellezza e del mistero delle persone umane, della grandezza della loro vocazione alla vita, e quindi del dovere di proteggerle nella loro dignità e nella loro crescita ispirino i vostri lavori e portino frutti concreti ed operativi.

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