Sinodalità e leadership

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Tra i cattolici australiani il Concilio Plenario e i preparativi per il Sinodo di Roma sulla sinodalità hanno suscitato speranza e scetticismo. È chiaro che una Chiesa che diminuisce in numero di partecipanti alla sua vita pubblica e nelle sue risorse finanziarie, e che è scoraggiata dalla portata degli abusi sui bambini da parte dei suoi membri, deve trovare nuove strade. Ma non è scontato che i processi del Concilio e del Sinodo possano innescare nuove energie per il cambiamento.

Due libri recenti hanno delineato la dimensione della sfida indicata da papa Francesco con l’avvio di un processo sinodale globale e il tipo di leadership necessaria. Come suggerisce il titolo, Wrestling with the Church Hierarchy assume una visione critica della leadership della Chiesa cattolica. Comprende articoli e discorsi di John Warhurst, politologo e da lungo tempo editorialista di Eureka Street.

Il volume contiene descrizioni della Chiesa cattolica australiana e la sua relazione con lo Stato, corrispondenze, atti di impegno pubblico e opinioni personali.

Inizia con le scoperte della Commissione Reale sugli abusi sessuali, che ha offerto uno studio di un’organizzazione i cui valori operativi differivano nettamente dalla sua missione professata sia nell’azione di alcuni dei suoi ufficiali che nella copertura dei loro crimini. Ciò portò un gruppo di cattolici di Canberra, di cui Warhurst faceva parte, a perorare una riforma della Chiesa in risposta a questo evento, e più tardi all’annuncio del Concilio Plenario.

La fatica del cambiamento

Questo libro è contrassegnato dall’ampia partecipazione ed esperienza di Warhurst negli enti cattolici che si occupano di giustizia sociale. Nella sua collaborazione con i leader cattolici al Concilio Plenario e ai suoi processi, li ha trovati generalmente intenti ad evitare l’impegno. Il tono generale del suo scritto non è polemico ma esplicativo e persuasivo, rispettoso delle persone e positivo nel proporre le riforme necessarie.

Warhurst  è chiaramente frustrato dalla difficoltà di persuadere i leader della Chiesa a impegnarsi in modi che siano riconosciuti comunemente come forme di buon governo. Egli vede i difetti della leadership gerarchica cattolica come strutturali, che portano a una mancanza di trasparenza, responsabilità, consultazione, inclusività e umiltà, e percepisce un eccesso di clericalismo. In questo senso il tono del libro è elegiaco.

Il lavoro di Warhurst è utile nell’illustrare in grande dettaglio le difficoltà di promuovere il cambiamento necessario di fronte alla paralisi strutturale.

Guidare una Chiesa sinodale

L’altro testo, il breve libro di Anne Benjamin e Charles Burford, lo completa presentando una comprensione attraente e dettagliata della leadership nella Chiesa che potrebbe liberare l’energia necessaria per la riforma. Leadership in a Synodal Church mostra conoscenza e familiarità con le teorie contemporanee della leadership e fornisce, così, uno sfondo adeguato per comprendere il concetto di papa Francesco quando parla di una Chiesa sinodale.

La grande virtù di questo libro è il suo resoconto completo e sistematico degli elementi e dei contesti che caratterizzano le buone organizzazioni e la loro leadership. Sottolinea l’importanza della missione della Chiesa e dei valori che essa incarna, e della sua incarnazione nella cultura della Chiesa – il “così facciamo le cose” – e nella sua governance e nei processi decisionali.  Una buona leadership assicura la coerenza tra questi aspetti della Chiesa, ed è radicata nella fede.

Benjamin e Burford costruiscono la discussione sulla leadership intorno all’enfasi di papa Francesco sulla sinodalità, essa stessa basata su una chiara e stimolante comprensione della missione come diffusione del Regno di Dio seguendo la via di Gesù.

La leadership incarnerà questa missione incoraggiando relazioni che incarnano i suoi valori a tutti i livelli di pratiche e di amministrazione. Sarà caratterizzata da trasparenza, responsabilità, processo decisionale condiviso, rispetto coerente in tutte le relazioni e processi interni ed esterni, ed energia liberata per la missione. Come nello scritto di Warhurst, il polo opposto di questo modello è illustrato dalla crisi degli abusi sessuali e dal modo in cui i leader della Chiesa hanno risposto ad essa.

Gli autori mostrano cosa comporta la leadership facendo riferimento all’immagine di papa Francesco della sinodalità. Egli vede in essa un modo per rompere la paralisi inerente alle strutture di gestione gerarchica, una casta di leadership autoreferenziale, e a un processo decisionale che è arbitrario e non consultivo.

Nella sinodalità la leadership viene esercitata a tutti i livelli della Chiesa come le intuizioni acquisite nelle comunità locali nel loro impegno con coloro che sono ai margini della Chiesa che devono essere cercate e raccolte ricercate dai vescovi. Intuizioni sulle quali ci si deve soffermare per portarle all’interno di un dialogo nazionale e internazionale, e venire poi espresse nella vita della Chiesa. Le relazioni a tutti i livelli sono caratterizzate dall’ascolto e dall’incarnare i valori inerenti alla missione della Chiesa. La sinodalità presuppone nei partecipanti la conoscenza di sé e l’impegno alla sequela di Gesù.

Tra speranza e scetticismo

L’immagine attraente della leadership cristiana in questo libro, e l’immagine incoraggiante dell’intrattabilità e dell’inerzia nel resoconto di Warhurst, spingerà naturalmente i lettori a chiedersi se il progetto sinodale di papa Francesco abbia una possibilità di riuscita. Molti cattolici hanno i loro dubbi. Questi dubbi sono ragionevoli. Sono basati su giudizi circa la situazione della Chiesa cattolica e delle società occidentali contemporanee.

Una grande difficoltà, riconosciuta da Warhurst, è che i vescovi, che dovranno incoraggiare e guidare l’adesione degli australiani al processo sinodale, hanno scarse risorse in termini di persone, denaro e tempo. Hanno poco clero e stanno invecchiando, le comunità si stanno rimpicciolendo, pochi finanziamenti, e responsabilità e limitazioni crescenti secondo la legislazione del governo. Portano anche il peso della storia.

Una volta in grado di agire come signori feudali dei loro possedimenti sotto un re lontano, i vescovi sono stati poi trattati come agenti di un monarca papale che godeva del diritto divino dei re, e ora sono parte di una grande e fluida burocrazia senza potere ma con grandi responsabilità. Sono riluttanti ad agire senza l’autorizzazione romana, non hanno strutture efficaci per agire come un gruppo nazionale, portano la macchia dello scandalo degli abusi sessuali sui bambini e hanno poche risorse locali.

Inoltre, hanno una capacità limitata di attuare il cambiamento nelle loro diocesi. Hanno bisogno di lavorare attraverso il loro clero parrocchiale. Questo non è sempre facile. Contestato da un parrocchiano per essere in disaccordo con il papa infallibile, un parroco ha risposto con umorismo ma con una certa plausibilità: “ogni parroco è infallibile nella sua parrocchia”.

Questi sono alcuni dei fattori che fanno dubitare che il dialogo sinodale possa generare energia per la missione. Anche le tendenze della vita pubblica possono intensificare il dubbio. La mancanza di fiducia in un governo che viene visto come inefficace, deliberatamente opaco, egoista e distante dalla vita delle persone, si riversa su altre istituzioni, incluse le Chiese, e si esprime in apatia e risentimento.

Costruire insieme la Chiesa che verrà

Un processo come quello previsto da papa Francesco richiede da parte di tutti i suoi partecipanti una grande energia, la disponibilità a cambiare la propria opinione e di mettere da parte le proprie convinzioni appassionate all’interno di un dialogo e cammino più ampio. Coloro che vi partecipano devono essere pronti a lasciarsi persuadere da persone con le quali non sono d’accordo, in un processo che richiede più dell’opinione della maggioranza per convalidare le decisioni.

La sfida che devono affrontare i leader che raccomandano tale strategia è quella di far sì che la gente ci creda, che si tratti di presidenti, primi ministri, vescovi, amministratori centrali, sacerdoti o membri delle comunità locali. I leader devono essere in grado di toccare convinzioni e disponibilità motivazionali che sono più profonde degli interessi individuali – orientando verso l’impegno piuttosto che il distacco. Solo una fede operativa nella comunità, nella democrazia e nella solidarietà può superare il disimpegno.

Nella Chiesa cattolica tale fiducia dipende dalla convinzione operativa nel fatto che lo Spirito Santo è attivo nella vita della Chiesa per rendere vivo il Vangelo, e può fare un fuoco anche con la legna bagnata.

Papa Francesco ha chiaramente questa fiducia nel potere dello Spirito Santo – quella di superare tutti gli ostacoli e di rendere fertile la terra arida. Altri possono essere scettici. Ma cos’altro, oltre a tale fiducia, potrebbe permettere la riforma nella vita pubblica o nella Chiesa?

  • Pubblicato sulla rivista dei gesuiti australiani Eureka Street (nostra traduzione dall’inglese).
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Un commento

  1. Marco Ansalone 24 agosto 2021

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