UISG: Le donne nella Chiesa

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Non solo il diritto di voto nei sinodi dei vescovi, ma anche l’ammissione delle donne a tutti i ministeri e servizi nella Chiesa: l’hanno chiesto durante un congresso a Innsbruck, mercoledì 24 ottobre, 34 superiore maggiori dell’Unione internazionale superiore generali (UISG) di lingua tedesca di Austria, Germania, Svizzera e Lussemburgo.

L’apporto al femminile

Ciò di cui c’è bisogno – hanno affermato nella dichiarazione – è una nuova «cultura del dialogo, della partecipazione e della giustizia riguardante il genere» nella Chiesa. Un aumento significativo del numero di donne qualificate contribuirebbe alla varietà e all’arricchimento a tutti i livelli.

Nel testo si sottolinea che soprattutto le comunità religiose potrebbero offrire a questo riguardo i loro esempi «di come uomini e donne in comunione fraterna hanno agito e agiscono in maniera fruttuosa per l’umanità».

L’UISG ha dichiarato di appoggiare le Tesi di Osnabrück, pubblicate nel dicembre 2017. In quella circostanza è stato affermato che la richiesta di un’apertura ai ministeri sarebbe «un segno di ecumenismo e un passo avanti sulla via di una più sicura unità delle Chiese».

Riguardo alla crisi sugli abusi, le superiore generali hanno affermato che le strutture che li hanno favoriti dovrebbero essere chiuse.

Per il resto, le comunità religiose sono pronte a dare il loro contributo. In senso positivo, offrono l’esperienza di un modello di potere attuato attraverso la scelta dei membri, l’obbligo di dover rendere conto alle comunità e con il limite della durata degli incarichi.

L’Unione internazionale superiore generali comprende circa 2.000 rappresentanti delle congregazioni di vita apostolica con oltre 700 mila membri. Su iniziativa dell’UISG nel maggio 2016 papa Francesco ha costituito una commissione incaricata di studiare storicamente il problema del diaconato alle donne.

Durante il sinodo dei giovani, la vice-presidente dell’UISG, Sally Hogdon, ha affermato di prevedere in futuro una maggiore collaborazione delle donne nella Chiesa e si è detta sicura che andando avanti nei sinodi le donne avranno diritto di voto, anche se non nel prossimo.

Le Tesi di Osnabrück

Le Tesi di Osnabrück, a cui si riferiscono le superiore generali, sono il risultato del congresso che si è tenuto in quella città dal 6 al 9 dicembre 2017. Si è trattato di un incontro scientifico effettuato in chiave ecumenica con la partecipazione delle istituzioni di teologia delle università di Osnabrück, Oldenburg e Münster, come anche delle associazioni e istituzioni cattoliche e protestanti, sul tema “Le donne negli uffici ecclesiastici. I movimenti riformatori nell’ecumenismo”.

Con la maggioranza di oltre 120 voti sono state adottate dopo conferenze, discussioni e intense consultazioni, le seguenti tesi:

  1. L’obiettivo dichiarato del movimento ecumenico, l’unità visibile delle Chiese, non può essere raggiunto senza un accordo sulla presenza delle donne in tutti gli uffici ecclesiastici.
  2. Le donne nei ministeri della Chiesa cambiano profondamente la sua immagine esterna e quella di sé di ogni comunità credente.
  3. Non è l’accesso delle donne ai servizi e agli uffici ecclesiastici a richiedere una giustificazione, bensì la loro esclusione.
  4. La discussione se Dio ha dato una disposizione immutabile su come e per mezzo di chi egli è testimoniato mediante i ministeri della Chiesa può e deve rimanere aperta.
  5. La distinzione dei servizi specifici nella Chiesa all’interno dell’unico ufficio (sacramentale) (episcopato, presbiterato e diaconato) si è sviluppato storicamente e può continuare a svilupparsi in una prospettiva ecumenica.
  6. Le domande critiche rivolte alla dottrina della Chiesa circa l’esclusione delle donne dai servizi e dai ministeri ecclesiastici sono una prova della disponibilità delle donne ad avvertire la vocazione al servizio dell’annuncio del Vangelo in parole e opere.
  7. Lo Spirito di Gesù ci obbliga a impegnarci maniera argomentativa con le diverse concezioni teologiche sul problema dei ministeri ecclesiastici sempre con rispetto e in atteggiamento di riconciliazione.
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