Movimento e cambiamento

di: Marco Mazzotti
"Esaltiamo il movimento"

“Esaltiamo il movimento”

«Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità». Nello stesso tempo in cui Marinetti potrebbe declamare il suo Manifesto del Futurismo, un giovane d’oggi potrebbe prenotare un volo last minute con una compagnia low-cost, direzione Londra, per passare fuori il prossimo week-end. Prezzo totale: 95 euro andata e ritorno. Insomma, il poeta allora esaltava il movimento, noi oggi ci muoviamo a tutti gli effetti. I giovani, poi, trovano estremamente semplice spostarsi e tenersi in movimento e non sembrano spaventati da lingue diverse, prenotazioni varie, burocrazie, aeroporti, abitudini differenti. Al di là di ogni retorica o propaganda politica, tutto ciò è molto bello. La coscienza di essere cittadini del mondo cresce e si radica in profondità. Oggi è sempre meno forte la paura a spostarsi, a vivere la mobilità, a cambiare, a prendere la vita con dinamica elasticità. Risultano incomprensibili certe fissità o rigidità delle generazioni precedenti ed è universalmente riconosciuta l’importanza di fare esperienze: la grande maggioranza dei giovani universitari che frequento nei vari gruppi vuole fare, sta facendo, o ha fatto un periodo Erasmus all’estero, o comunque un’esperienza di scambio culturale e di studio. E tutti tornano con una visione del mondo effettivamente più larga.

Per dirla con Omero, oggi i giovani «tanto vagano e di molti uomini vedono le città e conoscono i pensieri». Dunque il mondo è pieno di nuovi Ulisse? Forse. Però c’è un rischio dietro a questa passione e questa leggerezza di movimento, quello di scordare che il movimento va da un punto ad un altro, ci cambia e ci trasforma a partire da un’identità verso un’altra identità, magari pure momentanea, ma definita. Ulisse viaggia verso la sua patria, Itaca, e fa molte soste durante il viaggio. Vive avventure che gli forniscono una seppur fuggevole identità e ha ben presente la sua meta e Penelope, che l’attende e ha bisogno di lui, per smettere di tessere a vuoto. Desiderio, meta e viaggio sono per Ulisse parole estremamente legate: il desiderio della meta lo costringe al viaggio, non viceversa. Il suo viaggio non è mai una fuga.

Sempre più dai gruppi giovani che frequento mi arriva la richiesta di trattare il tema dell’identità personale e riscontro una generale difficoltà – anche abbastanza sofferta – su questo punto: come definirsi? Muoversi e viaggiare costituiscono sicuramente esperienze valide per capire chi siamo, i nostri desideri profondi e i nostri limiti, ma il rischio è che Itaca non sia il più il nome della meta, ma della stessa nave su cui si viaggia. E allora capire quando siamo arrivati diventa sempre più difficile.

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