San Policarpo a Smirne, non solo una chiesa

di: Andrea Gagliarducci
Chiesa di S. Policarpo a Smirne

Chiesa di S. Policarpo a Smirne

C’è un volume sulla chiesa di San Policarpo a Smirne che racconta varie storie in una. Non è solo un volume sulla chiesa, e sui suoi affreschi, sui suoi mosaici. Racconta il ruolo di ponte che ha avuto la comunità cristiana a Smirne. E ha l’ambizioso obiettivo di ricostruire una memoria storica che serva per comprendere la memoria storica dell’intero Paese.

Il volume si intitola La chiesa di San Policarpo e l’autore è Rinaldo Marmara, che nella comunità cattolica turca ricopre vari incarichi, tra cui quello di direttore della Caritas, e che crede fermamente nella storia.

A presentarlo è stato l’arcivescovo Lorenzo Piretto, che guida l’arcidiocesi della città dal 2015, ma che vanta una vasta presenza in Turchia, dove è presente dal 1983. È lui a sottolineare che «i cattolici a Smirne sono pochi, ma sono molto ascoltati».

Perché la chiesa di San Policarpo è così importante? Perché è la chiesa più antica della città (Izmir in turco) dedicata al primo vescovo e martire che fu anche discepolo dell’apostolo Giovanni. Ma è una chiesa che ha anche un legame con la Francia, perché da lì partì sant’Ireneo per evangelizzare i Galli, diventando poi il vescovo di Lione.

Non a caso, la chiesa di San Policarpo è descritta come «parrocchia francese a Smirne», ed è sempre l’arcivescovo Piretto a mettere in luce l’importanza della presenza francese.

L’arcivescovo Piretto inserisce la presenza di questa comunità in una storia più grande, dato che la presenza cristiana nella regione di Izmir risale alle origini del cristianesimo. La gente arriva da tutto il mondo, sulle orme di San Paolo, alle tombe di San Giovanni a Efeso o di San Filippo a Hierapolis, e in particolare a Meryem Ana, la casa in cui la tradizione ritiene che Maria rimase con san Giovanni. Izmir è anche l’ultima delle sette Chiese dell’Apocalisse.

L’arcivescovo Piretto nota che proprio la presenza della casa di Maria simboleggia il dialogo, perché Maria «viene chiamata dai turchi “mamma Maria”, la mamma di tutti». L’arcivescovo loda, dunque, il documento per la Fratellanza Umana siglato recentemente da papa Francesco ad Abu Dhabi.

Questo legame tra Oriente e Occidente viene rimarcato dall’autore. La chiesa di Policarpo – racconta Marmara – è «una casa di miracoli, e per questo bisogna essere riconoscenti alla terra di Turchia che ha fatto crescere questa bellissima chiesa».

Marmara aggiunge poi un aneddoto. «Nel 1888, Leone XIII cercava un Paese da visitare, possibilmente un Paese neutro. Cardinale segretario di Stato era Rampolla del Tindaro. Shemal Pascià scrisse al papa, invitandolo a visitare un “Paese neutro come la Turchia”».

E ancora – ricorda Marmara – Angelo Giuseppe Roncalli «è stato delegato apostolico in Turchia per 10 anni, e da lì ha lanciato un grido di fratellanza universale».

Sono storie che Marmara raccoglie incessantemente dagli archivi vaticani, perché, «se non si possiede la storia, non si conoscono le radici».

 

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