Europa: umanesimo tradito?

di: Angelo Arrighini

Che ne è stato delle radici su cui si è cercato di costruire illusoriamente un umanesimo europeo? La risposta è venuta dagli interventi ascoltati nell’incontro promosso ad Assisi il 6 luglio dai frati conventuali, in comunione d’intenti con l’ambasciata d’Israele in Italia e la Conferenza episcopale umbra. Con il coordinamento del prof. Antonio Pieretti, dell’università di Perugia, ne hanno discusso l’arcivescovo di Perugia, card. Gualtiero Bassetti, il rabbino capo della comunità ebraica di Roma, Riccardo Di Segni, e il giurista Giovanni Maria Flick.

L’incontro – ha chiarito nel suo saluto iniziale il custode del sacro convento, Mauro Gambetti – rientra tra le iniziative poste in atto per prepararsi all’appuntamento del 30° anniversario dello “Spirito di Assisi”. Purtroppo, quello “Spirito” – secondo i relatori – è lontanissimo dallo  spirito di quell’umanesimo europeo che non si è stati capaci di realizzare. Una serie di eventi anche recenti, ha anticipato il moderatore, hanno messo in luce che l’umanesimo europeo che abbiamo costruito non è assolutamente quello che avremmo voluto.

Da Auschwitz la nuova Europa

Quale Europa ci aspettavamo? Il card. Bassetti, prendendo lo spunto da un “sogno” di papa Francesco, ha parlato di un costante cammino di umanizzazione intessuto di memoria, di coraggio, di sana e umana utopia. Se non si vuole cadere in uno astratto intellettualismo parlando di Europa, vanno recuperati quei tre verbi posti a fondamento della nuova Europa sempre da papa Francesco: integrare, dialogare, generare. Anche se il futuro non è roseo – ha precisato Bassetti – chi ha paura del futuro non ha futuro. L’umanesimo su cui fondare l’Europa è una sfida difficile ma necessaria. Determinante, nella costruzione della nuova Europa, la dimensione trascendente dell’esistenza umana.

Volendo datare l’inizio della nuova Europa – ha esordito Di Segni – bisogna risalire al 27 gennaio del 1945, con l’arrivo dell’armata rossa ai cancelli di Auschwitz. Non dimentichiamo mai che la nazione più colta dell’Europa, quella che ha dato i natali a grandi filosofi, pensatori, musicisti, di fatto è quella nazione che, ad Auschwitz, ha concepito quello che ha concepito! Non è possibile pensare ad una nuova Europa ignorando le sue radici, prescindendo dal messaggio biblico nel quale, per la verità, non troviamo la carta dei diritti dell’uomo; semmai, vi si trova la carta dei doveri da cui derivano poi tutti i diritti. Il testo sacro è sacro – ha dichiarato Di Segni – non perché dev’essere preso alla lettera, ma in quanto è fonte di ispirazione e di interpretazione. Se non c’è l’interpretazione si arriva al fondamentalismo e la religione diventa strumento micidiale di oppressione e di distruzione della liberà umana.

Nell’Europa dei secoli scorsi, le religioni non hanno dato un grande esempio di tutela della dignità umana. Se certi valori oggi sono condivisi e veicolati dalle religioni con forza (non da tutte), è perché c’è stato uno scontro micidiale con la modernità. Senza un dialogo vero tra le religioni e tra religioni e culture, non si costruisce nulla che abbia un valore permanente e non si fa un buon servizio alla dignità dell’uomo.

Sono mancati i frutti

Anche Giovanni Maria Flick, concordando con Di Segni sulla nascita dell’Europa ad Auschwitz, ha voluto ricordare una data particolare, quella della deportazione da Roma di un migliaio e più di ebrei avvenuta il 16 ottobre del 1943. Dietro quella soglia c’è la morte, c’è il silenzio di Dio, c’è un’atrocità che – come aveva già anticipato Di Segni – spiega perché la cultura non è un vaccino sufficiente che certe cose accadano. Chi dimentica il passato, è condannato a ripeterlo.

Dopo aver vissuto, soprattutto come giurista, momento per momento, le varie fasi della nascita dell’Europa, anche a Flick non rimane oggi che l’amara constatazione del fallimento, del tradimento dell’idea originaria di Europa. Per quale motivo? Non è possibile progettare il futuro senza il dovere della memoria. Purtroppo è stato fatto un cattivo uso delle radici; invece di unire, sono servite a dividere. Sono mancati i frutti attesi. Ne sono, invece, arrivati altri, quelli dell’Europa delle banche, del profitto, dell’economia finanziaria. Non è un caso se oggi si guardano molto di più i bollettini della borsa che non quelli dei morti nel Mediterraneo. Paradossalmente l’Europa ha violato, ha distrutto continenti e religioni pur possedendo un dono che nessun’altra civiltà conosce: quella di accogliere da almeno 2500 anni tutte le tradizioni, tutti i miti, tutte le religioni, tutti o quasi gli esseri umani.

Il frutto delle radici avrebbe dovuto essere quello di un umanesimo integrale. Basti pensare che la carta fondamentale (di fatto abortita) dei diritti dell’Unione Europea, si apriva nel nome della dignità, dell’uguaglianza, della giustizia, della solidarietà, della libertà, della cittadinanza. Ma purtroppo, proprio la cittadinanza che, per definizione, dovrebbe essere un concetto inclusivo, è diventato invece un concetto esclusivo. Basta entrare in un aeroporto per leggere a caratteri cubitali due ben noti cartelli: cittadini europei da una parte, cittadini non europei dall’altra.

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