FTIS: Letteratura e teologia

di: Marcello Neri
FTISD

Facoltà teologica dell’Italia settentrionale (Milano)

Al rapporto fra le molte scritture dell’umano e l’indagine teologica che si genera, sempre di nuovo, dalla Scrittura della fede la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale ha dedicato il suo Convegno annuale (23-24febbraio). Si è dato così continuità a quell’ampliamento dell’orizzonte proprio della teologia che il gruppo milanese ha messo in atto da alcuni anni con i suoi convegni. Percezione e consapevolezza che per fare teologia oggi è necessario frequentare luoghi e forme che, a prima vista, possono apparire come esteriori alla vicenda della fede. Mostrando, di volta in volta, che queste esteriorità del contemporaneo non solo rivelano una loro pertinenza per la ricerca teologica, ma la sfidano anche alla misura dell’umano che abita la quotidianità dei giorni di questo nostro tempo.

L’ipotesi con cui si sono confrontate le varie relazioni è stata l’individuazione della “letteratura come punto di una condensazione di una fenomenologia dell’umano vissuto – pensato, immaginato, interrogato – che le forme codificate del sapere teorico e delle scienze antropologiche riducono o rimuovono nell’ambito del loro interesse speculativo o empirico”. Insomma, letteratura e poesia come luoghi capaci di raccogliere e dare parola a un’eccedenza dell’umano, al peso della sua esperienza di vivere, di cui oggi il sapere che circola nelle nostre accademie e nella società occidentale non sente necessità e ragione di farsi carico. Ritenendolo da ultimo irrilevante per l’organizzazione tecnica della vita stessa. Sapienza dimenticata che si inscrive, fin dal principio, nelle pagine della Scrittura cristiana come possibilità stessa del riconoscimento e della nominazione di Dio.

Dell’urgenza di stringere un’alleanza umanistica di tipo nuovo, né rapace né funzionale, con altre discipline, la teologia più accorta pare essere sempre più consapevole. Ciò di cui sembra essere ancora in difetto, però, è la comprensione che le molte divagazioni, l’alterità dei linguaggi e delle forme espressive, che questo percorso richiede rappresentano il cuore stesso dell’intrigo di questo patto che si sta cercando di scrivere. La tendenza a dover ricorrere quasi immediatamente alla chiarezza del concetto, alla protezione della sua univocità e razionalità, rischia non solo di minare fin dai primi passi questo inedito rapporto, ma anche di mancare la qualità teologica che, proprio in quelle digressioni, si annida e chiede di essere debitamente coltivata.

Eppure la teologia, come il ministero pastorale della fede, dovrebbero sapere che di Dio talvolta si può dire solo così: parabole, poesia, lirica, narrazione. Ripresa letteraria del linguaggio di tutti i giorni, accessibile a tutti e, proprio per questo, capace di rivolgersi a tutti. Forma esemplare del linguaggio che impregna la scrittura dell’Evangelo, enigma del vissuto di una Parola che non ha scritto nessuna pagina. Grembo di una generazione di vissuti e scritture che continua a essere sorprendentemente fecondo, dopo oltre duemila anni di polvere che si sono depositati sull’immaginario di quelle parole dette come un fulmine dall’uomo di Nazareth – piantando il suo Dio irrevocabilmente in mezzo a noi.

Sul versante del ministero sembra essersi smarrita l’intuizione di una frequentazione del mondo delle lettere quale coltivazione di una dimensione dello spirituale, nella sua effettiva quotidianità, a cui per lungo tempo si era attinto per bilanciare e vitalizzare l’aridità tecnica della neoscolastica. Eppure questa assiduità con letteratura e poesia andrebbe recuperata, per intuire dell’umano con cui il ministero ha a che fare ogni giorno. Lì si troveranno parole che dicono dei vissuti di cui la fede è chiamata a prendersi cura. Parole di cui i nostri giovani sono in ricerca, affamati di un linguaggio che non riporti solo la tecnica dei loro diritti e delle loro possibilità, ma il sentire stesso del loro vivere in una complessità che abbiamo riversato su di loro senza ammaestrarli a un linguaggio che sapesse coltivare ciò che di più caro attraversa i loro cuori di donne e uomini chiamati a costruire il vivere insieme che verrà.

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