José Antonio Pagola si racconta

di: Francesco Strazzari

San Sebastian, 2 febbraio 2016

«Ho fatto i miei studi di teologia dogmatica all’università Gregoriana e Scienze bibliche all’Istituto biblico di Roma. Ho completato i miei studi biblici all’Ecole biblique et archéologique a Gerusalemme. Tuttavia, la crescita della mia fede ha avuto tre fattori che mi hanno segnato. Il primo, la fede di mia mamma: mi sono incontrato con il Vangelo nella cucina della mia casa. Poi, il Concilio Vaticano II. I miei studi a Roma hanno coinciso con la celebrazione del Concilio: ho potuto respirare da vicino il clima di rinnovamento che si risvegliò nella Chiesa; ho potuto anche ascoltare direttamente alcuni esperti: Bernard Haring, Karl Rahner, il padre Congar, Hans Kung, Edward Schillebeeckx e altri. Con loro si svegliò la mia vocazione a lavorare per un rinnovamento radicale della Chiesa. Da ultimo, la mia permanenza in Galilea, la primavera del 1966, vivendo nella casa dei francescani a Cafarnao. Passeggiando sulle sponde del lago e contemplando il sorgere del sole ogni mattina, mi sono incontrato con Gesù. Non ho dimenticato che, al tramonto, Gesù contemplava il Padre che fa sorgere il sole sia sui buoni che sui cattivi».

In effetti, José Antonio Pagola dà più importanza alla Bibbia e alla ricerca biblica che alla teologia dogmatica.

«In realtà do importanza assoluta a Gesù e vivo dedicandomi a liberare la sua Chiesa da ciò che ci devia dal suo Vangelo o ci impedisce di tornare a lui. Per capire la mia vita di oggi e il mio messaggio questo è ciò che più mi sta a cuore ed è importante: voglio   contribuire con tutte le mie forze a tornare a Gesù. Per me, questo è ciò che è più decisivo che possa succedere nella Chiesa nei prossimi anni. Voglio lavorare in maniera umile ma ferma, perché nella Chiesa viviamo ponendo al centro con più verità e fedeltà la persona di Gesù, il suo messaggio e il suo progetto di aprire strade al regno di Dio . Questo significa tornare a chi è fonte e l’origine della Chiesa, l’unico che giustifica la sua presenza nel mondo e nella storia; l’unica verità che a noi cristiani è concesso di vivere. Significa, soprattutto, lasciare a Dio incarnato in Gesù che sia l’unico Dio della Chiesa, l’Abba, il Dio della misericordia, il Dio amico della vita, il Padre difensore dei poveri».

Si ha l’impressione, leggendo i libri di Pagola, che colloqui con la gente di ogni giorno, la gente che desidera saperne di più della persona di Gesù di Nazareth. Ha la capacità, purtroppo ancora rara, di fare con le persone la strada che porta alla scoperta del progetto di Gesù: aprire vie al regno di Dio.

«Effettivamente sono convinto che il futuro della fede nei paesi occidentali si deciderà, soprattutto, nelle parrocchie e nelle comunità cristiane. Papa Francesco potrà rinnovare le istanze centrali del Vaticano, però la Chiesa reale è molto di più del Vaticano. Il papa non può fare quello che è il nostro compito. Ora, nelle nostre diocesi la fede ristagna o si sta perdendo, o incomincia a rinnovarsi. Il rinnovamento delle nostre parrocchie e comunità cristiane non si produrrà con decreti firmati a Roma, né come frutto di piani pastorali elaborati nelle curie diocesane. È troppo tardi. Solo faremo passi fino al rinnovamento di cui abbiamo bisogno sulle strade aperte dallo Spirito di Gesù.

Non scrivo per sviluppare dottrina, né per illustrare la fede cristiana, né per fare proposte pastorali teoriche. Scrivo accanto alla gente delle nostre parrocchie, che vive la sua fede in maniera semplice, che prega, soffre e sta in silenzio, preoccupato del futuro incerto della Chiesa. Lo stesso che nei tempi di Gesù: questo popolo semplice non ha problemi per accogliere la Buona Novella del Vangelo. Nel popolo cristiano si può dare inizio alla reazione e dare impulso alla conversione a Gesù Cristo nei prossimi anni. Se questo popolo di oggi conosce Gesù in tutta la sua freschezza e si sintonizza con il Vangelo, ci trascinerà tutti. Solo voglio accompagnare e animare questo movimento popolare verso Gesù. Solo Gesù salverà la sua Chiesa. Questo è quello che sento dentro quando scrivo».

L’avventura di Pagola, per la verità, ha avuto qualche opposizione da parte di certi vescovi e teologi spagnoli, soprattutto con il libro su Gesù, che avuto un enorme successo. Migliaia e migliaia di copie e traduzioni in diverse lingue. Anche in russo, giapponese e cinese. Si è arrivati persino a toglierlo dalle librerie. Pagola ne ha sofferto moltissimo perché, quando scrive, ci mette anima e corpo.

«Sì. Mai avevo pensato che avrei avuto una reazione così forte e dura nei confronti dei miei sforzi per avvicinarci con più fedeltà alla persona di Gesù. Non immaginavo che ci fosse nella Chiesa tanta paura di Gesù. Ciò che ho vissuto nella mia propria carne mi sta aiutando ora a capire la forte resistenza di alcuni gerarchi nei confronti di papa Francesco. La paura per Gesù è esistita sempre nella Chiesa. E’ spiegabile. Gesù fa le persone più libere; attira alla misericordia non al diritto canonico; chiama i suoi seguaci a collaborare al progetto del regno di Dio, non a difendere il potere mondano della Chiesa; ci ricorda che gli ultimi devono essere sempre i primi, anche nella Chiesa e in Vaticano; conduce i suoi seguaci all’essenziale del Vangelo, non a qualsiasi pratica religiosa. Niente vi è di più pericoloso per una Chiesa che cerca potere, sicurezza e prestigio di un papa umile, libero e coraggioso che cerca di recuperare nel centro stesso della Chiesa lo spirito, il fuoco e la passione di Gesù per il regno di Dio.

Con queste premesse, mi sento ora più tranquillo. Ora vedo che quanto ho passato è stato un bene. E’ bene soffrire qualche volta un poco per Gesù. Mi ha obbligato a identificarmi con lui con più verità. Se non mi identificassi con lui, la mia vita e il mio lavoro in questi momenti non avrebbero nessun senso. Inoltre, non sono capace di portare risentimenti contro nessuno .Non è uno sforzo ascetico. E’ un regalo che mi ha fatto Dio tramite la mia mamma. Lei era così».

Negli anni passati, quando dovevo scrivere sugli avvenimenti tragici del Paese Basco, andavo a parlare con il vescovo di san Sebastian, mons. José Maria Setién, ora emerito, e con il suo vicario generale, che era mons. José Antonio Pagola. Le loro informazioni facevano resto. Nei suoi scritti Pagola parla molto di “compassione” nei confronti di coloro che soffrono, percorrono strade magari sbagliate per avere giustizia e dignità. Credo che l’esperienza in una terra martoriata gli abbia fatto scuola.

«Non direi solo di compassione. Sono stati anni convulsi e dolorosi nei quali ho imparato a seguire Gesù in una situazione complessa e difficile che ci stava disumanizzando tutti. L’orrore del terrorismo mi ha obbligato a difendere i valori più essenziali del Vangelo: ho scritto contro la manipolazione della verità; ho insistito più volte che non è cristiano alimentare l’odio nelle persone, che non è possibile costruire una società umana sui morti; che sempre dobbiamo aiutare le vittime senza escludere né discriminare nessuno. Non è stato facile. Ho scritto un articolo difendendo l’amore per il nemico come una peculiarità di chi segue Gesù e sono stato accusato di fare apologia del terrorismo. Porto dentro di me una grande sofferenza: non siamo stati capaci di fermare il terrorismo. Però ho imparato per sempre qualcosa di importante: se nei nostri paesi si dimenticasse un giorno la memoria di Gesù, correremmo il rischio di disumanizzarci».

Una riflessione sull’anno della misericordia: un giubileo d’ importanza storica, sul quale Pagola ha le idee chiare.

«Prima di tutto, devo dire che papa Francesco è un regalo. Sono rimasto sorpreso quando, pochi mesi dopo la sua elezione, ha pronunciato queste parole. Le so a memoria: “La Chiesa deve portare a Gesù: questo è il centro della Chiesa. Se qualche volta succedesse che non porta a Gesù, sarebbe una Chiesa morta”. Io pure ho pensato così molte volte, ma non avevo osato dirlo. Il papa non parla di “aggiornamento” o adattamento della Chiesa ai tempi di oggi. Non si ferma neppure a recuperare le linee di forza del Concilio Vaticano II. Ci dice che dobbiamo tornare a Gesù Cristo “che può rompere gli schemi stantii dentro i quali pretendiamo di rinchiuderlo”. Dice pure che “dobbiamo tornare alla fonte e recuperare la freschezza originale del Vangelo” .

Con l’anno della misericordia Francesco intende recuperare la misericordia come il primo principio del comportamento della Chiesa. Mi sembra il suo apporto principale. La misericordia non è una legge in più nella fede cristiana. E’ la grande eredità di Gesù lasciata all’umanità. Tutto quello che impedisce, oscura o rende difficile cogliere il mistero di Dio come offerta della sua misericordia gratuita e immeritata a tutti deve sparire dalla disciplina e dalla predicazione della Chiesa perché non contiene in sé la Buona Novella proclamata da Gesù. I settori dei farisei, vedendo che Gesù accoglieva tutti alla sua tavola, anche peccatori, pubblicani e prostitute, lo accusarono di essere «amico di peccatori». Gesù non si difese mai da questa accusa. Né la smentì perché si sentiva ed era amico di peccatori. Provo tristezza al vedere che, dopo venti secoli di cristianesimo, prendono forza nella Chiesa correnti di resistenza al papa, nel cui sottofondo soggiace la stessa preoccupazione dei farisei, perché, in definitiva, stanno chiedendo a Francesco che non cada nella tentazione di essere “troppo amico di peccatori”: divorziati risposati che desiderano ricevere Cristo nell’eucaristia. Non riesco a capire lo scandalo. Penso che solo la misericordia può rendere la Chiesa di oggi più umana e credibile».

I « Gruppi di Gesù» stanno avendo una forte diffusione non solo in Spagna, ma anche in America latina, come ho potuto constatare di persona. Ovviamente, questo rende soddisfatto e contento Pagola, anche perché non so quante volte nel suo libro lui parli di allegria del Vangelo, di gioia della Buona Novella, che questi gruppi si propongono di diffondere. È senza dubbio un progetto suggestivo.

«Provo una grande gioia al vedere l’accoglienza che stanno avendo un po’ dappertutto. I « Gruppi di Gesù» sono una proposta di evangelizzazione alla quale andavo pensando da molti anni. Il loro obiettivo principale è vivere insieme un processo di conversione individuale e di gruppo a Gesù Cristo, approfondendo in maniera semplice l’essenziale del Vangelo. La mia idea è semplice. Non sappiamo quali papi ci saranno dopo Francesco. Non sappiamo neppure come saranno i futuri vescovi delle nostre diocesi. Però non possiamo restare passivi in tempi così decisivi per il futuro della fede tra noi. E’ possibile avviare già da ora un movimento nel quale laici, religiosi e religiose, presbiteri promuovano la conversione a Gesù Cristo nelle nostre comunità. Questi « Gruppi di Gesù», unitamente ad altre esperienze e iniziative, possono far circolare all’interno di una Chiesa in crisi e nel mezzo di una società secolarizzata la forza rinnovatrice di Gesù e del suo Vangelo. Oggi è possibile. Fra alcuni anni può essere tardi».

Se non si ritorna a Gesù – è l’idea fissa di Pagola – a nulla valgono le riforme in Vaticano, nelle curie diocesane, nelle parrocchie, nelle comunità religiose, nei seminari…

«Il sintomo più grave della crisi religiosa è l’allontanarsi dei cristiani che abbandonano le nostre parrocchie. Si possono analizzare i diversi fattori che sono alla radice di questo fatto. Però una cosa è chiara: la Chiesa sta perdendo il suo potere di attrazione. E non ha la forza di trattenere quelli che da anni ne stavano dentro. Questo dato ci obbliga a farci una domanda decisiva: « Che cosa dobbiamo fare in questi momenti? Continuiamo a fare come sempre introducendo piccole riforme nella liturgia o nel lavoro pastorale, ma naturalmente partendo da una Chiesa che va perdendo attrazione e credibilità, o recuperiamo quanto prima il Vangelo e mettiamo al centro delle nostre parrocchie e comunità cristiane la persona di Gesù come la forza decisiva, capace di attirare gli uomini e le donne di oggi e capace di generare una fede n uova nei loro cuori. Sono convinto che è possibile “rifondare” le nostre parrocchie e comunità a partire da una esperienza nuova più diretta e viva di Gesù e della sua Buona Novella. Non vedo altra strada più incoraggiante. Gesù salverà la sua Chiesa».

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Un commento

  1. Xavier 18 agosto 2016

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