F. Jullien: il cristianesimo come «risorsa»

di: Giordano Cavallari

François Jullien è uno dei più noti filosofi francesi. Ha lavorato sul pensiero europeo e su quello orientale, specialmente cinese. Recentemente è apparso il suo volume Risorse del cristianesimo, ma senza passare per la via della fede (Ponte alle Grazie, Milano 2019) che merita un confronto introduttivo.

Jullien ritiene che l’Europa sia in difficoltà perché non ha fatto del cristianesimo la risorsa propria di pensiero, cercando piuttosto di sbarazzarsi di una evidente eredità nella contrapposizione tra fede e ragione, tra credere e non-credere. Per l’autore, tale contrapposizione non ha oggi più alcun senso. Personalmente non vuole stare né dentro né fuori il cristianesimo. Vuole stare e invitare a stare «sulla soglia» delle sue risorse.

cristianesimo come risorsaStare sulla soglia significa considerare il cristianesimo una «risorsa». Stare dentro o fuori genera inevitabilmente contrapposizioni. Mentre le risorse da sé non contrappongono. Anzi. Sono disponibili a tutti.

Risorsa è dunque un termine chiave nell’opera. Un termine aperto. La risorsa non esclude mai. Si può trarre il massimo dalle risorse del cristianesimo senza necessariamente passare, appunto, «per la via della fede». Ovviamente senza escluderla.

Il cristianesimo è un insieme (plurale) di risorse a partire dai suoi testi fondamentali: i vangeli. Quattro vangeli anziché uno solo.

Si tratta per Jullien di quattro diversi tentativi di fare un percorso umano nell’inaudito della vita e della storia, verso l’evento nuovo sempre assolutamente possibile.

Il vangelo di Giovanni

Giovanni offre in tal senso il percorso più interessante per l’autore. Il testo di Giovanni non si propone di convertire, diversamente da Paolo. Nell’intento di convertire c’è desiderio di forzare, di imporre. Pensa Jullien. Giovanni non cerca la conversione degli uditori. Giovanni apre a una nuova possibilità esistenziale. Per ciò il suo pensiero può interessare ogni pensiero e soprattutto ogni vita.

Giovanni dice che cosa vuol dire essere vivi, cioè viventi e non semplicemente essere in vita. Propone due termini: psyché, ossia la vita in quanto l’umano è in vita e non ancora morto; e zoé, cioè la vita umana in quanto sorgente di vita piena e sovrabbondante. Ognuno può capire, secondo Jullien, la differenza, sia nella vita individuale che collettiva, specie in Europa, oggi.

Ciò è essenziale col prevalere del pensiero contemporaneo volto al ripiegamento e alla chiusura. Si tratta proprio di capire oggi che cosa vuol dire essere pienamente in vita e dare compimento alla vita umana.

L’altro

Da Giovanni, Jullien trae due concetti «risorsa»: de-coincidenza e intimità. Per de-coincidenza intende la caratteristica della vita che sta fuori dal mondo, pur restando dentro il mondo, quale contraddizione feconda dell’umano. Per intimità intende la caratteristica della vita che si tiene fuori dalla chiusura del mondo per stare nell’altro, in intimità con l’altro. Stare fuori dal mondo, fuori di sé, è la condizione per stare nell’altro e con l’altro: nel prossimo (e, se si crede, in Dio).

Nel più profondo della vita di sé c’è la scoperta dell’altro. Sono grandi risorse del cristianesimo che vanno evidentemente al di là del cristianesimo stesso.

La vita umana non può essere compresa che in questo modo: nell’incontro con l’altro. Incontro che è tuttavia paradosso e contraddizione. Perché l’incontro sconvolge, ma apre continuamente al nuovo evento possibile.

La verità

Da Giovanni («Io sono via, verità e vita») Jullien prende pure la risorsa della verità del cristianesimo. Una verità legata alla vita piuttosto che a una conoscenza con sguardo esterno alla vita stessa. Questo sposta il pensiero dal concetto di verità spiegata e dimostrata alla originale verità della esistenza dell’umano. Una verità dunque testimoniata dalla vita stessa.

Il Cristo

Senza chiaramente pronunciarsi sulla divina umanità di Cristo, Jullien vede nella sua figura l’avventura sempre possibile del nuovo nell’umano: tanto del pensiero quanto della vita. L’incoraggiamento di Cristo o del cristianesimo – insieme di risorse – è dunque a non restare nella chiusura, a sfondare il pensiero chiuso (ideologico) e ad aprire nella vita, individuale e collettiva, continuamente delle brecce.

Cristo nel vangelo di Giovanni – quindi il cristianesimo – contiene le risorse di pensiero che consentono appunto di rompere ciò che ottura, paralizza, imprigiona. Un potenziale di pensiero e di coscienza che dà agli umani capacità di vivere da esseri viventi e non semplicemente da esseri in vita semplicemente perché non ancora morti.

Il valore della cultura cristiana per l’Europa

Questo, per Jullien, ha grande valore oggi per l’Europa e per la politica in Europa: una politica che ha bisogno di de-coincidere, di uscire da qualcosa di chiuso che si sta ostinatamente cercando di salvaguardare, morendo così lentamente, per aprirsi a un nuovo diverso e possibile.

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Un commento

  1. Giovanni Ruggeri 24 settembre 2019

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