Monaci metropolitani

di: Daniela Dalmeri

Esistono i monaci metropolitani? Mi piace pensare di sì e pensare che nelle nostre piccole e grandi città ci sono gruppi più o meno grandi di uomini e di donne che, nel silenzio delle loro abitazioni, tessono una fitta trama di preghiera a beneficio di tutti quanti noi. Qualche volta è possibile riconoscerli, alla fermata dell’autobus, in treno, nella sala d’aspetto di un medico, per il libro che leggono, per il modo di salutare, di rispondere con garbo e tenerezza a qualche domanda. A volte non si distinguono, ma ci sono.

Sono convinta di averne incontrati quattro, molto originali, in un luogo altrettanto insolito: il palcoscenico dell’auditorium Santa Chiara di Trento. Si chiamano The Sun e sono una rock band veneta che da qualche anno, prima in sordina e ora sempre più conosciuta e ammirata, riempie i luoghi in cui suona di giovani prevalentemente provenienti dagli ambienti giovanili parrocchiali, ma anche di insegnanti, genitori, educatori e seminaristi, oltre che di giovani “in ricerca”.

Che cosa c’entra con la premessa iniziale? Cercherò di spiegarlo. La storia di questo gruppo parte nel 1997 quando quattro amici di Thiene (Vicenza) fondano una band e cominciano a suonare. Il front-man compone testi e musiche in inglese, la bravura del gruppo cresce e arriva il successo. Nel giro di una decina d’anni incidono album, aprono concerti di band internazionali e suonano in Italia, in Europa e anche in Giappone. Si chiamano Sun Eats Hours, che fa tanto internazionale ma è la traduzione del detto veneto: “Il sole mangia le ore”, che sta per “non perdere tempo”.

Il successo è grande e questi quattro giovani si immergono completamente nel mondo che lo circonda. Ritmi di vita forsennati, sempre in viaggio, interviste, fans si accompagnano presto alle prime esperienze di sballo: sesso e droga, ma anche il semplice alcool, sono il leit motiv che caratterizza le loro giornate. Una vita fatta di eccessi che inizia a minare alla base il rapporto di amicizia tra i componenti del gruppo.

All’apice del successo il gruppo si sfalda. Riccardo, il batterista, viene allontanato; il leader del gruppo è in piena crisi creativa. Quel lavoro che coincideva con la sua passione più grande, la musica, era sempre più difficile. Francesco ricorda inoltre che in un mondo, quello musicale, in cui spesso si parla e si canta di libertà, fraternità, sogni da realizzare, queste erano le cose che concretamente non esistevano.

C’erano solo disagio, vuoto interiore, falsità e tanta, tanta tristezza; si disgregano i legami di amicizia che fino a quel momento erano stati la ragione di esistere della band e della vita di ciascuno di loro. Anche i rapporti con i familiari e la vita sentimentale vanno in pezzi. Scrive Francesco: «E infine la domanda che più mi assillava, seppure non fosse la più complessa: “Perché, pur avendo la vita che ho sempre sognato e che la gran parte dei miei coetanei vorrebbe vivere, non sono felice?”».

***

Il 10 dicembre 2007, la svolta: inaspettata, improvvisa, totale. Un impegno che salta, la serata improvvisamente libera. La madre gli propone qualcosa di decisamente insolito. «Sai, Francesco, questa sera in una parrocchia qui vicino, a San Sebastiano, fanno un incontro che potrebbe fare al caso tuo!». Il volantino recita: Corso di evangelizzazione Giovanni “Alla sequela di Gesù, vieni e vedi”. Francesco ricorda la perplessità di fronte alla proposta: non solo da tempo si era allontanato dalla vita cristiana ma anche la sua famiglia, pur avendo una sensibilità di fondo per gli aspetti genericamente spirituali dell’esistenza, non era di convinti praticanti. Però, di fronte al nulla di una serata vuota e con mille dubbi e pregiudizi, decide di andare: in fondo non aveva nulla da perdere.

All’entrata del locale in cui si svolgeva il corso viene calorosamente accolto da una bella ragazza e la serata inizia. Per chi scrive, non più così giovane come il protagonista, ma invece abituata da una vita a frequentare ambienti parrocchiali di varia pezzatura, le parole di Francesco sono una mazzata: per questo le trascrivo integralmente.

«Ero convinto che avrei dovuto sorbirmi il sermone di uno zelante prete e per questo mi ero preparato esortando me stesso a tenere duro per almeno venti minuti. Invece era ben peggio del previsto: gli animatori presenti dettero il via a dei canti, con annesso invito a partecipare mediante movimenti e mimiche coreografiche. Per chiarire il mio stato d’animo di quel preciso momento non mi è consentito riportare per iscritto i primi trenta secondi dei miei pensieri, però confesso che la circostanza dei bans (balli animati) è tra quelle che più si avvicina alla mia idea di inferno».

Dopo questi attimi di pura follia e una breve introduzione del parroco, un gruppo di laici mette in scena la storia di Gesù attraverso gli occhi del discepolo Giovanni e lo fa con gioia autentica, con la luce negli occhi, con semplicità e autenticità. Francesco ne resta colpito; rimane fino alla fine dell’incontro e, sempre più perplesso, una volta a casa prende in mano un piccolo vangelo verde e comincia a leggere l’inizio del vangelo di Giovanni. Ne esce completamente cambiato. Rimette in discussione tutti i pregiudizi su Dio, Chiesa, preti e quant’altro, frequenta regolarmente l’intero corso per tutta la settimana e prende parte alla messa conclusiva.

«Fu come se fosse stata la prima volta: l’Eucarestia ebbe finalmente un senso per me. Quel giorno piansi di gratitudine perché vidi con gli occhi del cuore un disegno meraviglioso espandersi lungo tutta la mia vita, ben oltre la mia comprensione».

Nella vita di ciascuno di noi si intrecciano incontri significativi, anche quelli con la morte. Il 18 dicembre muore la nonna di Riccardo, il batterista del gruppo. Dopo il funerale il parroco parla con i due giovani e fa loro una proposta ancora più insolita e bizzarra.

«Che ne dite di iniziare a fare un’ora di Adorazione Eucaristica settimanale qui nella Cappellina dell’Adorazione?… E quando sarebbe? È una delle ore più significative: dall’una alle due di notte, tra il martedì e il mercoledì di ogni settimana».

Impulsivamente i due accettano senza sapere dove andranno a finire e, di fatto, all’appuntamento stabilito per il febbraio successivo, si presenta solo Francesco, che nel frattempo continuava a meditare per conto suo e a scoprire, oltre alla messa domenicale, inizio e fine di ogni settimana, la novità della preghiera confidenziale quotidiana. Inizia così, di botto, la sua nuova “carriera” di adoratore di Gesù Eucarestia, al quale presenta la sua vita con il suo passato contorto e il suo futuro incerto. Di fatto però il cambiamento è stato così veloce e strabiliante che il musicista tiene per sé quanto è successo, per capire meglio, per “abituarsi” un po’ e forse anche perché, conoscendo gli amici, sa che per parlarne con loro bisogna maturare una convinzione un po’ più profonda.

***

Dal punto di vista musicale in questo periodo si concretizza provvidenzialmente il sogno della “Casa della Creatività” di Francesco e di Matteo (“Lemma”), bassista del gruppo. Trovano una casa in campagna dove trasferirsi ad abitare e dove potersi dedicare totalmente alla musica, per comporre, suonare, registrare e incontrare amici. Francesco conosce sempre più profondamente altre persone, preti e laici, che lo accompagnano nel suo cammino di rinascita spirituale. Torna a comporre canzoni, questa volta in italiano. Si rende conto che ciò che scrive non solo è totalmente diverso da ciò che scriveva prima ma soprattutto che ora nella musica e nei testi che scrive c’è davvero se stesso e ciò lo rende felice. Passano le settimane e i mesi in un’alternanza di creatività nascosta e di costante preoccupazione per il lavoro: album, tournée, casa discografica…

Francesco decide di confidare a Matteo il motivo del suo cambiamento artistico. Matteo, faticosamente, lo accoglie riconoscendosi anche lui nella verità e nella bellezza delle nuove canzoni, dando una svolta nuova e più profonda all’amicizia di una vita. Poi tocca a Riccardo, sempre più triste e solo nella sua dipendenza dall’alcool, che viene portato quasi recalcitrante a un incontro di evangelizzazione dal quale esce positivamente scosso. Infine Gianluca (“Boston”), quarto componente della band e alla vigilia della laurea, viene coinvolto da Francesco con il racconto di quanto gli è accaduto e si riavvicina non solo agli amici ma anche al nuovo tipo di canzoni, seppure con molte perplessità.

Il cambiamento è compiuto e, di comune accordo, decidono di chiamarsi The Sun, in onore di quel Sole che con la sua luce infinita ed eterna aveva davvero definitivamente illuminato le loro esistenze. Passano ad autoprodurre un album con le nuove canzoni.

Trascorrono i mesi e si succedono quelle che Francesco definisce “Dio-incidenze”: la novità di ciò che stava sperimentando tutta la band, riflessa nel nuovo modo di vivere e di suonare, comincia a trapelare nel mondo dei discografici. Così nel dicembre 2009 i The Sun firmano un contratto con la Sony Music, che è interessata a seguirli e crede nella musica che propongono. Le ispirazioni per altre canzoni continuano ad arrivare insieme a interviste, video, articoli sui giornali. Nonostante i quattro amici tornino ad avvicinarsi a quel mondo che solo due anni prima aveva seriamente minacciato di travolgerli e schiacciarli (come gruppo musicale, ma soprattutto come uomini), questa volta l’amicizia, nutrita da un continuo e costante intenso cammino di fede e di preghiera, supera la prova: Riccardo, dopo l’ennesima caduta nell’alcool, inizia un serio percorso di disintossicazione che non ha più avuto ripensamenti.

Giugno 2010: esce l’album Spiriti del Sole e inizia il tour promozionale. Progressivamente, attraverso il passaparola, il disco si fa notare e al gruppo comincia ad essere data l’etichetta di rock band cristiana, in alcuni casi con molto affetto, in altri come arma di critica.

Il 19 novembre 2010, il passaparola raggiunge… Betlemme! Un giovane prete italiano che vive accanto ai cristiani di Terrasanta invita il gruppo per un concerto di solidarietà. I ragazzi accolgono con gioia e come dono del Cielo questa occasione e il 24 febbraio 2011 partono per la nuova avventura. Il viaggio è ricco di esperienze indimenticabili e di incontri significativi con diverse realtà di sofferenza e di solidarietà che resistono in quella terra martoriata. Non solo l’emozione di visitare i luoghi di Gesù ma anche la perplessità e la rabbia per la situazione umana che il muro eretto a partire dal 2002 dallo Stato di Israele ha prodotto: divisione, odio, sospetto e difficoltà quotidiane di ogni genere che la popolazione locale è costretta a subire. Una situazione che coinvolge anche i giovani soldati israeliani ai posti di blocco. A questo proposito memorabile è il racconto di un’esibizione improvvisata e imposta in piena notte ai militari israeliani di un checkpoint. Ecco come lo descrive Francesco.

«Sulle note di San Salvador (neanche a farlo apposta), questi militari, maschi e femmine, iniziano a ballare, ridere, muoversi, saltare. Mentre canto, una giovane ragazza finge di avere una chitarra al posto del mitra e ‘suona’ la sua arma come se fosse uno strumento: è stupendo! Ecco il miracolo! Non è necessario cercare nel soprannaturale: i miracoli sono qui, di fronte ai nostri occhi. Una militare che dimentica il posto in cui è e che per alcuni minuti riesce a immaginare una chitarra al posto del mitra è un miracolo! Dopo la suonata i soldati sembrano solo dei ragazzi con dei vestiti di carnevale addosso. Ci chiedono di fare foto, scambiamo delle battute e poi, dopo esserci abbracciati, ci salutiamo».

Molte settimane, riflessioni ed esperienze dopo portano alla pubblicazione del secondo album Luce, nel giugno 2012. Il gruppo è ormai lanciatissimo e riflette seriamente sulla propria vocazione perché sono sempre più frequenti e numerose le persone, i gruppi, gli educatori che vogliono conoscere la loro storia e farla conoscere ai giovani. Il loro non è più un semplice lavoro, è una vera e propria missione e i concerti diventano sempre di più dei concerti-testimonianza. Monsignor Gianfranco Ravasi li invita alla LUMSA nel febbraio 2013 per parlare di culture giovanili di fronte a vescovi, cardinali, scrittori, intellettuali ed artisti. Successivamente incontrano sia papa Benedetto che papa Francesco, suonano alla Giornata Mondiale della Gioventù e girano instancabili il mondo per cantare e raccontare la loro storia di redenzione.

***

E i monaci metropolitani? A maggio 2014 è uscito il libro La strada del Sole (Rizzoli), con la prefazione del cardinal Ravasi, nel quale Francesco Lorenzi racconta con semplicità e sincerità la storia umana e spirituale sua e dei suoi amici. Da quelle pagine, che ho letto d’un fiato in pochi giorni, ho tratto le citazioni presenti in questo articolo. Al di là dei fatti salienti che ho cercato di esporre mi ha colpito la dimensione spirituale del fenomeno The Sun, che vive e si nutre di preghiera comunitaria, Messa e adorazione eucaristica, sia a “casa” che dovunque si trovino a viaggiare.

Come donna e mamma che non ha dimenticato i giorni in cui da giovane cercava “luce” per capire quale fosse la propria vocazione non ho potuto fare a meno di notare come le donne siano progressivamente e pacificamente uscite dalla vita di questi giovani. L’autore racconta di alcune sue esperienze sentimentali, prima e dopo la conversione, iniziate con tutto l’entusiasmo e l’impegno possibili e poi terminate. Sembra di capire che la riscoperta della fede e l’urgenza del comunicarla agli altri, a tanti altri, non possa convivere se non con coloro che hanno fatto e continuano a fare la stessa esperienza. Leggendo pensavo e speravo di trovare una conclusione secondo la quale uno, due o tutti i componenti del gruppo avessero trovato una compagna con la quale condividere tutto questo e nella quale trovare quel sostegno per continuare a crescere. Pare invece di no. È come se le due esperienze fossero incompatibili.

Come non pensare allora a tutte le classiche (e anche un po’ retoriche) immagini secondo le quali, pur affermando la bellezza e l’importanza della vita matrimoniale, si presenta quella sacerdotale o religiosa come un “di più” da tutti i punti di vista? Un amore più grande, più difficile, più impegnativo, più bello, più gratuito, più universale, più disinteressato… “più”. Forse è davvero così? L’immagine che mi sono fatta leggendo è proprio quella di una piccola comunità monastica. Questi quattro giovani vivono insieme nella “Casa della Creatività”, qualcuno stabilmente qualcuno a periodi, pregano ripetutamente insieme, lavorano con il canto e la musica, condividono, ospitano, incontrano e poi escono per annunciare il Vangelo di Gesù con lo stile contemporaneo che li contraddistingue: ecco i nuovi monaci.

Con il concerto cui ho partecipato ho fatto un’esperienza decisamente fuori dal comune. Il racconto sincero della propria vita fatto a cuore aperto da questi bravi musicisti si può definire una vera e propria catechesi, e una catechesi davvero incisiva, che colpisce e rimane in mente. Non è infatti comune sentire giovani che parlano apertamente di questi temi e che confidano le loro convinzioni senza vergogna. Ma soprattutto ho sentito parlare di vita da non sprecare, di morte che arriverà per tutti, di vita eterna, di risurrezione (i novissimi!). Da tempo non sento a messa una predica su questi temi, fatta con la semplicità dell’ovvio: è così, ricordiamocelo!

Anche per questo, grazie ai The Sun, lunga vita a voi e al vostro “esperimento monastico”: continuate a regalarci questi attimi di eternità, a ricordarci il nostro destino di figli infinitamente amati dal Padre celeste, salvati dal sacrificio di Gesù e guidati dal suo Spirito sulle strade della vita.

Prima pubblicazione su “Il Margine” (n. 9/2014).

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