Sanremo 2017: vincenti e… religiose?

di: Andrea Franzoni
Francesco Gabbani

Francesco Gabbani, vincitore di Sanremo 2017

Come ha scritto Alberto Fabio Ambrosio sull’Osservatore Romano in merito alle tre canzoni finaliste all’ultima edizione del festival di Sanremo 2017 – Vietato morire di Ermal Meta; Sia benedetta di Fiorella Mannoia e la vincitrice Occidentali’s Karma di Francesco Gabbani –: «Si avverte come la sensazione che la giuria avesse un inconsapevole programma da premiare».[1] Le tre canzoni sul podio, infatti, contengono numerosi ed espliciti riferimenti religiosi non solo cristiani. Pertanto viene spontaneo chiedersi, come fa lo stesso Ambrosio, se queste canzoni e le loro parole «non siano un lontano o vicino ricordo di pagine del Vangelo».[2]

Dibattito aperto

Sanremo è l’evento mediatico per eccellenza in Italia e il fatto che il podio di questa 67ª edizione sia stato occupato da canzoni dal così forte contenuto religioso ha infiammato il dibattito anche negli ambienti cattolici. E se sui social impazza il dibattito tra chi ritiene la vincitrice Occidentali’s Karma un’accozzaglia di riferimenti alla spiritualità orientale, e chi la considera invece un’orchestrazione ragionata di citazioni colte. Il vescovo della diocesi di Matera-Irsina, monsignor Antonio Giuseppe Caiazzo, non si è lasciato scappare l’occasione e ha scritto una lettera ai giovani della sua diocesi riprendendo le più significative espressioni contenute nei testi delle canzoni finaliste, partendo proprio dai versi iniziali del brano vincitore.[3]

Se nella sua Vietato morire Ermal Meta parla della forza trascendentale dell’amore («ricorda che l’amore non colpisce in faccia mai, figlio mio ricorda, l’uomo che tu diventerai non sarà mai più grande dell’amore che dai»), è con Che sia benedetta, la canzone seconda classificata cantata da Fiorella Mannoia, che compaiono le tracce più evidenti di riferimenti teologici. «Che sia benedetta, per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta, per quanto sembri incoerente e testarda, se cadi ti aspetta»; «siamo figli della nostra verità e se è vero che c’è un Dio e non ci abbandona che sia fatta adesso la sua volontà». In questo caso siamo di fronte a un inno alla vita laico: il riferimento a Dio è presentato come un’ipotesi, una possibilità.

La vita è perfetta così com’è e ti aspetta, canta Mannoia, ma nel cristianesimo la vita non è perfetta in sé; meritevole di essere vissuta nella sua imperfezione, essa è in attesa di un compimento futuro che coinvolge l’uomo e il suo mondo. Interessante anche il video che accompagna la canzone, in cui vediamo un veloce frame che sovrappone Shiva e la Madonna in una sorta di sincretismo politicamente corretto.

Una provocazione

Diverso è invece il caso della canzone vincitrice di Gabbani. Con una base electro-funk che ammicca in più di un passaggio a Africa dei ToTo, Occidentali’s Karma è solo in apparenza un brano superficiale. Piena di «citazioni esca», come le definisce lo stesso Gabbani, dall’«oppio dei popoli» di Marx al «panta rei» di Eraclito, alla «scimmia nuda» del’antropologo Desmod Morris, la canzone di Gabbani ci propone un’analisi del nostro atteggiamento quando ci accostiamo alle pratiche orientali, alla ricerca di pace interiore. Pratiche che finiamo inevitabilmente per occidentalizzare e quindi privare della loro forza spirituale originale. Come ha dichiarato il cantante a TV Sorrisi e Canzoni, il suo pezzo «ironizza, in modo provocatorio, sul nostro goffo tentativo di scimmiottare le abitudini dell’Oriente per trovare serenità. La verità è che nelle culture altrui saremo sempre turisti. (…) Ho giocato sul fatto che dietro al nostro modo di essere intellettuali in realtà siamo tutti delle scimmie con dei vestiti».

Occidentali's Karma

Immagine dal videoclip di Occidentali’s Karma

Ma che Gabbani fosse un artista a suo agio con il sacro lo avevamo già capito alla scorsa edizione di Sanremo, in cui partecipava nella sezione giovani, vinta con il brano Amen. Pur sempre leggera, Amen si presentava però meno scanzonata di Occidentali’s Karma e tentava di esprimere la situazione di un occidente post-cristiano ormai al tramonto, stretto nella paura di una nuova invasione barbarica. «La messa è finita andate in pace (…), elaboriamo il lutto con un amen, dimentichiamo tutto con un amen». Seppur ironiche queste canzoni di Gabbani riflettono lo stato d’animo di una società tutt’altro che serena e in pace con se stessa.

Cattolici: il problema dell’arte

Affermare che queste canzoni sono richiami consapevoli o meno al Vangelo è forse troppo; di certo rappresentano il disagio di una società in cerca di forme, sopratutto estetiche, entro le quali abitare e darsi un senso. Da questo punto di vista la religione rimane ancora una narrazione forte e suggestiva. D’altra parte, non è più sufficiente limitarsi a osservare questi fenomeni come l’ulteriore e rassicurante conferma delle radici cristiane della nostra cultura: queste canzoni, come altre manifestazioni della cultura di massa, ci obbligano a pensare a tutto il contesto creativo del XXI secolo in un’altra prospettiva.

A questo proposito, in un recente articolo apparso su Vino nuovo, Sergio di Benedetto afferma che c’è un problema nell’universo artistico di ispirazione cattolica. «Negli ultimi anni libri, film, fiction che riescono a porre il tema della fede in modo nuovo, originale, e che riescono anche a inquietare (in modo salutare) provengono dal mondo laico, o distante dalla fede, o “diversamente credente”».[4] Dove sono – continua di Benedetto – «i cattolici che hanno il coraggio di prendere di petto il tema del credere, della sua bellezza, fascino, difficoltà?».

Fatto ancor più importante, l’autore si chiede infine se la crisi degli artisti cattolici non sia anche una crisi di profezia, «non essendoci più oggi (anche qui con poche eccezioni, e penso soprattutto al papa) profeti che denuncino e indichino la via nel nome di Dio?».


[1]    A.F. Ambrosio, «Non solo canzonette. A Sanremo», in L’Osservatore Romano http://www.osservatoreromano.va/it/news/non-solo-canzonette, 13.02.2017.
[2]    Ibidem.
[3]    È possibile leggera la lettera a questo indirizzo http://www.trmtv.it/home/cultura/2017_02_14/132398.html.
[4]    S. Di Benedetto, «Artisti cattolici: abbiamo un problema», http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=2557, 20.01.2017.

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