Sola natura

di: Marco Bernardoni

Con il termine “naturalismo” in filosofia si è fatto riferimento a un gran numero di concezioni difficili da accomunare, al di là di un generico riferimento all’ambito del “naturale” quale oggetto d’indagine. Oggi, il naturalismo filosofico indica, in modo tutto sommato più uniforme, l’esplicitazione di un legame ritenuto costitutivo tra la filosofia e le scienze (naturali), tanto che si possono rilevare dei tratti comuni nelle principali concezioni alle quali viene applicato.

L’idea non è nuova. Si esprime dicendo che non c’è bisogno di un altro mondo rispetto a quello (naturale) che ci ospita e in cui viviamo. Per questo, si dice ancora, è inutile (se non “dannoso”) introdurre nelle nostre spiegazioni del mondo e della comune esperienza umana entità astratte (metafisiche), o concetti problematici (come anima, mente ecc.). Se la “natura” viene considerata come la totalità di ciò che è (ovvero se tutta la realtà è natura), non si devono ammettere per la spiegazione del reale cause al di là del “naturale” (soprannaturali).

La scienza, misura di tutte le cose…

L’affermazione apre questioni importanti. La posta in gioco, è evidente, riguarda ciò che in questo modo si esclude dalla realtà. Infatti, l’estensione del “soprannaturale” dipende da come si definisce – e da chi definisce – la complementare categoria del “naturale”, che è la questione al cuore del dibattito.

Natura e naturalismo

«Solo una corretta comprensione dell’idea di natura (spesso implicita e indefinita) permette di evidenziare i limiti del naturalismo»

E qui i naturalismi si dividono. Vi è una forma molto dura, quasi aggressiva (almeno in alcuni suoi esponenti) di naturalismo “scientifico”, che è oggi la più comune. I naturalisti “scientifici” sostengono non solo che la filosofia debba evitare ogni appello a entità, proprietà, eventi o spiegazioni soprannaturali, ma che di fronte a concetti delicati come quelli relativi ai valori, alla coscienza, al libero arbitrio ecc. non vi sia altra alternativa che tentare di ridurli a idee “scientificamente accettabili”, o eliminarli del tutto dal vocabolario filosofico (come questioni futili). Altre forme di naturalismo, più aperte e inclusive, sostengono, con minore estremismo ontologico, che l’ambito naturalisticamente accettabile è più vasto dell’ambito di studio delle scienze della natura.

La rilevanza del dibattito è oggi legata al tentativo, attinente in particolare il mondo delle neuroscienze e delle scienze cognitive, di “naturalizzare” l’essere umano e la sua esperienza, ovvero di spiegare con cause esclusivamente naturali forme simboliche e dimensioni finora considerate trascendenti e peculiari dell’esistenza umana, come la morale e la religione. Le conseguenze sono comprensibilmente decisive. Se la scienza definisce interamente l’ambito di ciò che può essere descritto e spiegato, la filosofia (per non divenire mero flatus vocis) non può che occuparsi dello stesso ambito della scienza. Si deve dunque abbandonare il sogno di una “filosofia prima” concepita come “prioritaria rispetto alla scienza”. La filosofia, nella conoscenza del reale, non godrebbe di alcun punto di vista esterno privilegiato. «La realtà deve essere identificata e descritta nell’ambito della scienza stessa e non in una presunta filosofia prioritaria» (Quine). O ancora più chiaramente: «Per quanto riguarda la descrizione e la spiegazione del mondo, la scienza è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono, in quanto non sono» (Sellars).

Non è difficile riconoscere qui, in veste rinnovata dai progressi della scienza, istanze già del positivismo ottocentesco. Il naturalismo scientifico è poi alla base del “nuovo ateismo”, una corrente (promossa da autori come Richard Dawkins) che non si accontenta di negare Dio, ma intende minare i fondamenti stessi del fenomeno religioso, affermando (in tono polemico e aggressivo) che l’idea di trascendenza e tutto il discorso religioso non sono più plausibili.

Il convegno in Gregoriana

Natura e naturalismo

La natura e il naturalismo. Convegno internazionale in Gregoriana

Le tante questioni aperte e la posta in gioco in alcune forme di naturalismo spiegano perché la Facoltà di filosofia della Pontificia università Gregoriana abbia dedicato al tema un convegno internazionale («La natura e il naturalismo», 18-19 aprile 2016). Gli studiosi convocati a Roma – provenienti per la maggior parte dal mondo della filosofia analitica di lingua inglese – si sono applicati a una critica delle diverse forme di naturalismo e del modo in cui esse dipendono dall’idea di fondo di natura. Sono state presentate forme più aperte e inclusive, alternative al naturalismo scientifico (liberalizzato, espanso, quasi-naturalismo). Non sono mancate incursioni nello schema concettuale della ricerca scientifica, una rilettura della “sovrannaturale” vita della grazia nell’etica di Tommaso d’Aquino e la sottolineatura dei limiti del linguaggio, che necessita di un continuo esercizio di esplicitazione critica dei presupposti. Il convegno, oltre a fare il punto sullo stato di un dibattito apparso piuttosto vivace, ha mostrato la fondatezza della convinzione che animava gli organizzatori: solo una corretta comprensione dell’idea di natura (spesso implicita e indefinita) permette di evidenziare i limiti del naturalismo e «rende possibile l’articolazione della fede».

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