True detective: il tempo e il vuoto

di: Andrea Franzoni

Season 3

Cosa sarebbe stato il mondo della serialità televisiva degli ultimi cinque anni senza True detective, serie antologica scritta da Nic Pizzolatto e andata in onda per la prima volta nel 2014 per HBO? L’opera di Pizzolatto ha segnato indubbiamente un punto di svolta nel mondo delle serie tv non solo americane, innalzando notevolmente il livello qualitativo di questo genere di produzioni, sia dal punto di vista narrativo sia da quello tecnico-visivo.

Dopo quattro anni di silenzio dovuti principalmente all’insuccesso di una seconda stagione non all’altezza della prima, True detective torna con una terza stagione in onda su HBO e in Italia sul canale Sky Atlantic dal 21 gennaio. Le aspettative per questa nuova incarnazione della serie erano molto alte e Pizzolatto – stando ai primi due episodi andati in onda il 13 gennaio scorso –  sembra aver soddisfatto le aspettative, ricollegandosi sotto molti punti di vista alla prima indimenticabile stagione.

True detective è una serie antologica, ovvero ogni stagione vede di volta in volta nuovi personaggi e una nuova storia, pur mantenendo un taglio narrativo definito, in questo caso quello investigativo. La prima stagione dello show raccontava le indagini dei due detective della polizia statale della Louisiana Martin Hart (Woody Harrelson) e Rustin Cohle (Matthew McConaughey), condotte sull’omicidio rituale di una giovane prostituta, Dora Lange, nel 1995.

La storia si sviluppava su diversi piani temporali e l’andamento delle indagini veniva raccontato dagli stessi protagonisti, richiamati da una nuova squadra omicidi nel 2012 per ricostruire il caso da loro solo in parte risolto negli anni ’90.I salti temporali della narrazione mostravano, al di là dello sviluppo del caso, soprattutto l’evoluzione esistenziale dei due protagonisti.

L’omicidio di Dora Lange rappresentava, infatti, l’avvio per un’indagine più profonda: quella sull’identità psicologica e spirituale dei due detective, così che la risoluzione dell’indagine coincideva con la possibilità della loro redenzione personale: la via d’uscita da un limbo di mediocrità, degrado e violenza, che teneva le vite dei protagonisti imprigionate nel circolo vizioso di un eterno ritorno di fallimenti e insuccessi.

Tempo NietzscheQuello che ci aveva colpito di True detective era la sua forte componente filosofico-teologica, che si concentrava in particolare su due temi tra loro strettamente connessi. Il primo è il desiderio dei personaggi di essere salvati da un’esperienza circolare del tempo che impedisce loro ogni possibilità di redenzione.«Il tempo è un cerchio piatto, tutto si ripete» – dirà uno dei protagonisti, così che nessun caso potrà mai esser veramente risolto e nessuna vittima veramente salvata. Il secondo riguarda invece la consapevolezza del male e della sua azione nel mondo; ma il male nella serie aveva anche una funzione catartica che permetteva infine di rivelare il suo contrario, la presenza tangibile dell’amore divino.

In questo senso la nuova stagione richiama esplicitamente la prima. Siamo nel 1980 quando il detective Wayne Hays (Mahershala Ali) e il suo partner Roland West (Stephen Dorff) vengono incaricati di condurre le indagini su due fratelli scomparsi nell’altopiano di Ozark, nel cuore dell’Arkansas rurale. Ad essere coinvolta nel caso è anche l’insegnante e scrittrice Amelia Reardon (Carmen Ejogo). La componente temporale sembra essere la grande protagonista del nuovo impianto narrativo di Pizzollato; il caso viene ricostruito, infatti, dallo stesso detective Hays in tre tempi diversi: 1980, 1990 e 2015. L’ultima prospettiva temporale è anche la più interessante, perché nel 2015 Wayne è chiaramente affetto da demenza senile e la sua ricostruzione getta una luce inquietante su tutto il racconto, poiché non capiamo cosa sia realmente accaduto e cosa, invece, sia frutto di una memoria confusa e altalenante.

Wayne Hays

Nel racconto di Wayne Hays, attraverso continui flashback, riviviamo il caso che ha sconvolto la vita dei protagonisti e che dopo trentacinque anni continua a tormentarli. Anche questa volta, inoltre, non mancano gli elementi esoterico-sovrannaturali, che riconnettono l’universo narrativo di questa stagione con la prima. Non manca anche una forte critica alle strutture di potere, in questo caso polizia e FBI, che come nelle precedenti stagioni dello show si dimostrano luoghi di corruzione morale attraverso i quali i potenti possono perpetrare indisturbati i loro crimini contro la società. In particolare è interessante come quest’ultimo elemento venga sviluppato attraverso i tre piani temporali della storia e l’evoluzione del personaggio del detective Wayne.

È troppo presto per dire se  True detective 3 saprà affascinare e suscitare domande come la prima stagione, certamente però il nuovo prodotto di HBO si riconferma come un ambizioso progetto dal grande impatto simbolico, capace di trasformare un semplice plot investigativo in un’indagine ben più profonda e oscura sulla natura umana.

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