Anche a Vercelli le “comunità pastorali”

di: Bruno Scapin

«È giunto il momento di mettere insieme le energie per rilanciare la missione pastorale sul territorio». Così si esprimeva il vescovo di Vercelli, Marco Arnolfo in un’intervista rilasciata sabato 29 luglio al settimanale diocesano Corriere Eusebiano. Questa riorganizzazione pastorale sul territorio sarà affidata a 21 “comunità pastorali”.

Anche se il progetto prenderà concreto avvio in autunno, il vescovo lo ha illustrato a grandi linee in 3 agosto scorso, in occasione del pellegrinaggio diocesano a Oropa.

Viene dato atto che, finora, sono state le parrocchie a trasformare in servizi ministeriali e pastorali per i fedeli (e non solo) i progetti della Chiesa universale e di quella diocesana. «È attraverso le parrocchie – ha dichiarato mons. Arnolfo – che abbiamo reso visibile, nel corso dei secoli, il messaggio del vangelo in mezzo alla gente».

Oggi, però, le risorse umane sono sempre più limitate. Non solo diminuiscono i preti, ma spesso anche le forme associative e le aggregazioni laicali segnano il passo. Occorre una nuova strategia pastorale. Essa è stata individuata – come, da tempo, in molte Chiese locali – nella costituzione di “entità sovraparrocchiali” che hanno preso il nome di “unità pastorali”, “unioni pastorali”, “comunità pastorali”…

Vercelli – spiega il vescovo – ha scelto di chiamarle “comunità pastorali”, perché questa definizione «rende meglio il senso della condivisione che deve essere l’atteggiamento di fondo in grado di guidare la nostra azione pratica». Esse sono state pensate aggregando le realtà parrocchiali limitrofe sino a raggiungere una dimensione demografica compresa fra i 5.000 e i 10.000 abitanti.

Ormai – è inutile nasconderlo – alcune attività pastorali possono essere affrontate con maggiori probabilità di successo al livello interparrocchiale.

Concretamente, l’avvio delle “comunità pastorali” osserverà questo calendario: il 12 novembre prossimo verrà presentato all’assemblea diocesana l’intero progetto; seguiranno tre convocazioni (dicembre, febbraio e aprile) che si terranno contemporaneamente in ciascuna delle 21 “comunità pastorali”. «L’idea di convocare tutti nelle stesse giornate, sia pure in luoghi differenti, con un canovaccio comune – annota il vescovo –, vuole rafforzare quel senso di condivisione che sta alla base del progetto».

Inoltre, le visite pastorali che prenderanno il via subito dopo l’assemblea diocesana del 12 novembre, saranno rivolte non alle singole parrocchie, bensì alle 21 “comunità pastorali”, e dureranno una settimana, in modo da consentire al vescovo di prendere atto da vicino delle esigenze presenti in ogni zona. «Per me – dice mons. Arnolfo – sarà un’occasione importante per aiutare le comunità che visiterò ad entrare nella dimensione nuova che vogliamo dare alla nostra Chiesa locale».

Con quali speranze si parte? Il vescovo non si nasconde che è una “scommessa”. Si dice però fiducioso, perché laddove si è lavorato in questa direzione (e porta come esempio una “comunità pastorale”  già funzionante in diocesi) i risultati sono incoraggianti.

Si agirà con pazienza e saggezza. Mons. Arnolfo parla di «procedere con la necessaria gradualità, senza traumi», nella consapevolezza che comunque le parrocchie rimangono per ora «un punto di riferimento essenziale» per le persone che vi fanno parte.

Comunque, la decisione è presa. La data da segnare sull’agenda è il 12 novembre. Il vescovo si aspetta per quell’occasione una risposta corale di tutte le componenti ecclesiali. Per partire insieme verso un modo nuovo di essere Chiesa.

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