Aosta: bilancio sociale 2015

di: Bruno Scapin

Il 30 maggio scorso, il direttore della Caritas di Aosta, Andrea Gatto, ha presentato all’Assemblea dei volontari di Diaconia, il consuntivo di quanto la Caritas, le Opere Caritas e l’Associazione Diaconia hanno realizzato nel 2015.

Franco Lovignana, vescovo di Aosta, intervenuto alla presentazione, ha manifestato la sua gratitudine a quanti operano nel sociale, ricordando che il loro servizio quotidiano è anche un po’ «il volto della Chiesa». Egli ha paragonato queste associazioni a un lievito «che deve far lievitare tutta la massa che è la comunità cristiana», esortandole a rimanere ancorate alla motivazione di fondo che le spinge a operare, cioè a quell’amore gratuito che – come quello di Gesù – non si aspetta di essere ricambiato. Egli non ha negato che «ci possano essere delle motivazioni umane nobilissime, che possono muovere anche chi crede diversamente o non crede», perché «la filantropia è nel cuore di tante persone oneste e buone», ma il cristiano dovrebbe far trasparire che a muoverlo è l’amore di Dio. Chi riceve da noi un beneficio – ha concluso il vescovo – dovrebbe poter intravedere «nel nostro sguardo e nel nostro agire un riflesso dell’amore di Dio».

I Centri di ascolto hanno incontrato 415 persone di 40 nazionalità diverse per un totale di 1.437 colloqui. La prima, sorprendente motivazione addotta da quanti hanno usufruito di questo servizio è stato proprio l’ascolto, seguita dalla richiesta di denaro, di vestiti, di poter telefonare, di aver un consiglio su come orientarsi…

Hanno funzionato anche i ricoveri per la notte, l’accoglienza di persone richiedenti protezione internazionale, il servizio docce.

La mensa “Tavola amica” ha distribuito circa 20.000 pasti. Sono stati raccolti 3.080 quintali di indumenti e vi sono stati oltre 200 ritiri di mobili da abitazioni private.

La Caritas accoglie anche alcuni ragazzi provenienti da paesi diversi permettendo loro di compiere un percorso di studi nella convinzione che l’istruzione possa diventare uno strumento decisivo per uscire dalla povertà.

Sono stati attivati tirocini formativi retribuiti per avvicinare 16 persone al lavoro, sostenendole con un reddito dignitoso. Come misura alternativa a pene detentive o a sanzioni pecuniarie, 32 persone hanno svolto lavori di pubblica utilità per 4.619 ore.

Il totale delle uscite ammonta a 874.779 euro.

La Caritas diocesana ha dato vita a 43 incontri/confronti con le parrocchie e le Caritas parrocchiali e interparrocchiali, promuovendo la nascita di nuove realtà all’interno delle comunità.

Significativo in proposito quanto affermato dal direttore della Caritas diocesana all’ultima lezione del corso per volontari. Titolo dell’incontro: “Prendersi cura dell’altro, insieme: piste possibili per un lavoro condiviso”.

Egli ha insistito sull’avverbio “insieme”, senza nascondere la fatica che questo richiede. Lavorare insieme, infatti, comporta dedicare tempo, cedere ad altri un po’ della propria idea, del proprio potere, della propria decisione, fidarsi, mettere in discussione il proprio punto di vista. Ma lavorare insieme ha anche aspetti positivi, come moltiplicare il tempo, riuscendo a fare un maggior numero di cose, accedere a nuove possibilità, ricevere fiducia e scoprire punti di vista diversi dai propri.

Senza dimenticare quanto scritto da papa Benedetto XVI nella Deus caritas est, che, per operare nel sociale sono necessari «competenza professionale e attenzione del cuore».

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