Bolzano-Bressanone: una Chiesa “in uscita”

di: Maria Teresa Pontara Pederiva

L’uscita era stata annunciata il 10 giugno e ora gli Atti del Sinodo della diocesi di Bolzano-Bressanone sono una realtà: un corposo volume (576 pagine) di documenti che sancisce la conclusione effettiva del processo sinodale e apre, di fatto, la complessa fase della sua attuazione.

«Sulla Tua Parola… con gioia e speranza», pubblicato dalla maggior casa editrice suditirolese, l’Athesia Tappeiner, contiene tutti i testi approvati dal Sinodo e firmati dal vescovo Ivo Muser (11 documenti programmatici e ben 196 provvedimenti organizzati in 8 ambiti di azione), insieme a tutti i messaggi e le omelie del pastore diocesano durante il periodo sinodale e un’ampia documentazione fotografica per “raccontare”, anche attraverso le immagini, un evento che ha segnato la vita dell’intera comunità.

Ma esistono anche 2 significative novità: tutti i testi vengono presentati sia in lingua italiana che tedesca e molti di essi anche in lingua ladina, a rimarcare la realtà del trilinguismo di questa zona di confine, e nel testo una sezione viene dedicata al dibattito sui cosiddetti «temi sovradiocesani», quelli sui quali il Sinodo non aveva competenza decisionale, ma portati ugualmente, per volontà del vescovo, fino a delle votazioni-sondaggio.

«È una speranza che si avvera» ha dichiarato mons. Muser alla presentazione del 20 giugno al Centro pastorale di Bolzano, aggiungendo che con il Sinodo «è stato possibile affrontare insieme questioni importanti per la nostra Chiesa locale e trovare approcci condivisi e decisioni concrete». Una valutazione condivisa dal moderatore generale, mons. Eugen Runggaldier, vicario generale unico per i 3 gruppi linguistici designato (prenderà servizio il prossimo 1° settembre): «Ci siamo conosciuti, abbiamo tessuto reti, abbiamo considerato nuovi punti di vista, abbiamo nuovamente imparato a stare insieme in cammino e in dialogo».

È stata infatti la partecipazione uno degli obiettivi raggiunti dal Sinodo: sono circa 5 mila le persone coinvolte tra le risposte online nel periodo pre-sinodale, gli open-space per dibattere su quali temi fossero più sentiti e attesi, le riunioni effettive dei padri e madri sinodali, in maggioranza laici.

Le priorità sudtirolesi

«L’accompagnamento di coppie e famiglie, prima e durante il matrimonio e particolarmente nelle difficili situazioni di crisi e fallimento, riveste una chiara priorità»: mons. Muser l’ha affermato con chiarezza rinviando all’Amoris laetitia, e questo rende già l’idea che i temi centrali non sono stati quelli “interni” alla struttura e all’organizzazione ecclesiale – pure dibattuti e organizzati anche per la drastica riduzione del clero locale – bensì i problemi “in uscita”, quelli che riguardano essenzialmente la vita reale delle persone, e non solo praticanti.

Accanto alla situazione delle famiglie, ampio spazio è poi dedicato, in una zona di montagna a forte vocazione di accoglienza e ospitalità, alla salvaguardia del creato (parrocchie e attività diocesane a «impatto zero») e alle questioni sociali, in particolare l’accoglienza ai profughi e migranti, e, com’è tradizione insita nella stessa natura dell’intera zona, alla convivenza pacifica fra i 3 gruppi linguistici («La diversità, che distingue in modo particolare la nostra Diocesi, non è soltanto una sfida e una fatica, ma soprattutto la ricchezza e la vocazione particolare della diocesi di Bolzano-Bressanone» scrive Muser), con la decisione condivisa di giungere, per la prima volta ad un unico vicario generale e lo stesso per uffici e consigli pastorali.

A livello pastorale la parola chiave emersa dal Sinodo è la “corresponsabilità”: tutte le vocazioni sono chiamate ad esprimersi e assumersi responsabilità nella vita delle comunità ecclesiali. All’insegna del «sacerdozio comune di tutti i battezzati, fondamento di ogni servizio e ministero nella Chiesa», il Sinodo sancisce che «per il futuro della diocesi è imprescindibile un riordinamento delle parrocchie», anche se, per continuare ad esistere, dovrà essere individuato un numero sufficiente di diaconi e laici (dignitosamente retribuiti, perché più spesso con famiglia a carico) e incaricati dal vescovo, previo accordo con il Consiglio pastorale, disposti a guidarle.

Ma, proprio l’esperienza del cammino sinodale, aperto al contributo di tutti, al di là dei praticanti, porta la diocesi suditirolese a proiettarsi come Chiesa “in uscita” sulla scia di papa Francesco, a partire dall’annuncio e dalla nuova evangelizzazione: la prospettiva è un nuovo concetto comunicativo che offra una presenza qualificata e professionale in Rete, valorizzando, e potenziando, contemporaneamente, da una parte, i media diocesani esistenti (accanto alla creazione dei Bibel Café, luoghi d’incontro e dialogo ecumenici) e, dall’altra, avviandosi verso la sperimentazione di vie nuove, come il progetto delle «piccole comunità cristiane» (la versione europea delle Comunità di base attive in Africa, Asia e America Latina).

«Anche in Alto Adige, così come in tante altre parti d’Italia, la domenica le chiese non fanno sold out e, anche quando si arriva in ritardo, si può stare tranquilli che si trova sempre posto a sedere. La numerosa partecipazione agli open space ci ha dimostrato che, se la gente non va più in chiesa la domenica, questo non significa che non abbia più “desiderio di Dio” », scrive Irene Argentiero, direttrice del settimanale diocesano in lingua italiana, Il Segno.

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