“Città e cattedrali” funziona

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Nasceva nel 2005 il progetto “Città e cattedrali”, per iniziativa della Fondazione CRT con la collaborazione, il sostegno e la partecipazione delle diocesi del Piemonte (17) e della Valle d’Aosta (1) e delle sovrintendenze competenti, allo scopo di valorizzare il patrimonio storico-artistico presente sul territorio.

Gli interventi, riguardanti il consolidamento delle strutture, il restauro e il recupero degli apparati decorativi, l’adeguamento impiantistico e l’allestimento la riqualificazione degli spazi, hanno comportato otto anni di lavoro e un investimento di oltre 20 milioni di euro.

Ora il progetto “Città e cattedrali” ha anche un suo portale attraverso il quale è possibile visitare oltre 400.000 beni artistici, 10.000 edifici e 300 luoghi di storia e arte sacra.

Il vescovo di Pinerolo, Piergiorgio Debernardi, in riferimento alla messa online di questo immenso patrimonio ecclesiastico, diceva: «Ci auguriamo che, attraverso questo lavoro, le nostre città e le nostre parrocchie abbiano un sussulto di orgoglio e di responsabilità per custodire e difendere,oltreché promuovere, il patrimonio che ci è giunto dal passato». Il progetto “Città e cattedrali” rappresenta uno straordinario esempio di come la piena collaborazione tra diverse istituzioni porti ad un’efficace valorizzazione del territorio.

Di recente, il settimanale diocesano di Vercelli, Corriere eusebiano (n. 30, 23 luglio 2016), ha pubblicato due pagine centrali nelle quali sono ospitate due interviste, una a don Gianluca Popolla, da poco chiamato a coordinare tutti i progetti di valorizzazione che nascono e si sviluppano in Piemonte e Valle d’Aosta, e una all’architetto Daniele De Luca, responsabile dell’Ufficio beni culturali della diocesi di Vercelli e coordinatore del quadrante Nord-est.

Dopo aver ricordato che la Consulta dei beni ecclesiastici da lui coordinata è composta da due preti e da sette donne, don Giancarlo ha affermato: «I beni e i luoghi culturali non sono oggetti: parlano e raccontano di un modo di concepire l’esistenza, la storia, i rapporti umani, la speranza davanti al dolore, il senso dell’eternità e della felicità». Questi codici interpretativi della realtà vanno recuperati perché aiutano ad affrontare la complessità del mondo contemporaneo.

Spiegando il perché del massiccio impegno per i restauri e la salvaguardia delle chiese cattedrali (e non solo), don Popolla ha ricordato che «le chiese sono un giacimento culturale e artistico costruito in centinaia d’anni a testimonianza di un’umanità che si è presa cura di sé e ha fatto fronte alle crisi, alle guerre…Le chiese narrano di tutte le fatiche umane e le opere in esse custodite hanno un grande valore sociale, anche rispetto alle trasformazioni che investono il nostro tempo».

Il progetto “Città e cattedrali” intende coinvolgere le comunità locali, permettendo così «al patrimonio culturale ecclesiastico di tornare ad essere un incubatore di creatività e innovazione sociale».

Grande apprezzamento – secondo don Popolla – va riservato alle opere consegnateci dalle confraternite, le quali utilizzavano l’arte e i riti per trasmettere il loro messaggio di solidarietà e di impegno sociale.

Il discorso specifico del volontariato (si parla di circa 1.250 volontari) lo affronta l’architetto De Luca. Si tratta – dice – di «persone fortemente interessate al patrimonio artistico ecclesiale, che si rendono disponibili per la custodia, il monitoraggio e il servizio informativo nelle chiese, alle mostre, per consentirne l’apertura vigilata e fornire spiegazioni utili ai visitatori».

La formazione dei volontari – ricorda l’architetto – è curata da storici dell’arte, architetti, docenti universitari e della scuola superiore, sacerdoti, professionisti del settore, «per offrire una panoramica a 360° sulla realtà culturale del nostro territorio».

Uno sforzo che vale la pena compiere, dal momento che, in tal modo, «l’arte, la storia e la cultura diventano “pastorale diocesana”» e molti sono i giovani che si avvicinano all’Ufficio beni culturali.

Il progetto “Città e cattedrali” merita di essere segnalato, perché tutti coloro che vi collaborano e concorrono a vario titolo dimostrano di avere capito il valore ecclesiale, economico e sociale dell’immenso patrimonio che la fede e la storia ci hanno consegnato.

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