New Mexico: a Natale il vescovo contro la “food tax”

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L’hanno già rinominata «la tassa sulla tortilla» perché l’imposta che nel New Mexico andrebbe a gravare sugli alimenti di uso più comune finirebbe per indebolire ancor di più i redditi delle famiglie a rischio povertà della zona, in particolare i numerosi immigrati ispanici.

Ma alla proposta di legge presentata al parlamento dello Stato dal repubblicano e ingegnere chimico John Carl Harper – per il ripristino della “food tax” (abolita nel 2004) – ha già dichiarato la sua ferma opposizione l’arcivescovo di Santa Fe, John C. Wester.

In New Mexico molti poveri

Con un 47% di ispanici il New Mexico è lo Stato americano con la più alta percentuale di immigrati, ma l’arcivescovo, citando papa Francesco, in questi giorni sta pensando soprattutto alle giovani generazioni, quanti cioè, varcato il confine con la propria famiglia o addirittura nati già cittadini USA, a suo avviso avrebbero diritto a un futuro più dignitoso. «Quello che rende ancora più deprecabile questa proposta – ha spiegato il 20 dicembre in un incontro pubblico nella capitale Albuquerque (che dal 1967 è anche la sede vescovile della diocesi di Santa Fe) – è che il New Mexico è il secondo Stato d’America per il numero di bambini che soffrono la fame, e il primo per quanti di loro vivono in condizioni di povertà».

Nella conferenza stampa, mons. Wester non dà nessun credito alle dichiarazioni del parlamentare circa le sue intenzioni di compensazione della tassa con deroghe per i poveri e riduzioni sui servizi: in realtà tutto sembra rientrare in un ambizioso disegno di legge di riforma fiscale per rilanciare l’occupazione, ma in un’ottica tutta repubblicana (che ha ripreso vigore dopo l’elezione del nuovo presidente Trump).

“food tax”

John C. Wester, arcivescovo di Santa Fe (New Mexico, USA)

Nato nel 1950 a San Francisco, padre svedese e madre irlandese, già presidente di una scuola cattolica, parroco nella centrale Saint Stephen Parish e poi vescovo ausiliare dal 1998, Wester era vicario generale (in prima fila nel denunciare gli abusi sessuali da parte del clero) prima di essere nominato nel 2007 alla guida della diocesi di Salt Lake City nello Utah. Dallo scorso anno è approdato a quella di Santa Fe in New Mexico, una terra dove la Chiesa cattolica, fin dall’arrivo dei primi frati francescani nel 1539, è stata sempre coinvolta nella storia della popolazione più disagiata. Al suo arrivo a Salt Lake City mons. Wester aveva trovato una diocesi composta da circa 300 mila cattolici per l’80% ispanici: per prima cosa decise di mettersi a studiare la lingua spagnola, così da poter incontrare le persone del suo gregge e celebrare per loro. Ma soprattutto ha iniziato a prestare la propria voce ai fedeli della sua diocesi e a tutti gli altri ispanici, senza distinzione: incontri col presidente Obama per discutere dei problemi degli immigrati, delle proposte di legge di riforma delle norme sull’immigrazione e, per quanto poteva fare in prima persona, ha assicurato il concreto sostegno della Chiesa cattolica alle famiglie immigrate, spesso prive di alcun sussidio. Nella stessa logica ha introdotto lo studio della lingua spagnola in seminario per far sì che ogni prete potesse incontrare tutti.

Un vescovo “scomodo”

Per qualcuno è un vescovo “scomodo”: troppo impegnato politicamente (parla troppo a favore di poveri e immigrati e contro l’intervento americano in Iraq che definisce «la causa di tutto il disastro in Medio Oriente»), ma Wester, anche se non può definirsi in senso stretto un vescovo di Bergoglio – perché nominato da Giovanni Paolo II –  lo è di fatto come dimostra quotidianamente con le sue scelte (ha creato una app per tenersi informati sulle notizie ecclesiali e su tutto quanto dice o fa papa Francesco).

Nel Messaggio di Natale parla del potere: quello militare delle nazioni, quello dei partiti politici e quello dei candidati che «usano il potere del denaro per farsi eleggere alla carica politica di turno». E poi ancora delle aziende che usano il denaro e il prestigio del nome per influenzare l’opinione pubblica e alzare i profitti, ma anche del potere più spicciolo – in casa, al parco giochi, sui luoghi di lavoro – evidenziato dai fenomeni di violenza domestica e di bullismo. «Il nostro mondo è costantemente coinvolto in lotte di potere che lasciano il segno sui volti di innumerevoli milioni di persone e sulla faccia stessa del pianeta». Contro tutto questo il vero potere, conclude Wester, è solo quello della condizione di un Bambino povero figlio di una famiglia poi costretta a fuggire dalla propria terra.

In più occasioni ha mostrato il suo vivo apprezzamento per la decisione dell’arcivescovo Robert Sanchez, (a Santa Fe dal 1974 al 1993, primo prete ispanico a diventare vescovo negli Stati Uniti), che nel 1992 decise di ribattezzare la statua della Vergine Maria cui la diocesi è consacrata e venerata in tutto il New Mexico, da «La Conquistadora» a «Nostra Maria della pace».

Alla conferenza stampa del 20 dicembre citava papa Francesco che invita a pensare ai poveri proprio pensando all’imminente Natale, nascita di un Bambino povero.

«Cari amici, i nostri vicini di casa sono affamati!» ha esclamato invitando tutti i cittadini del New Mexico ad opporsi fermamente alla reintroduzione della “food tax”. «Carissimi, quando in occasione delle prossime festività ci siederemo a tavola per le nostre cene, rendiamoci consapevoli che i figli dei nostri vicini conoscono la fame. Diciamo “no” a quanti vorrebbero rubare loro il cibo dal carrello della spesa!».

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