Tre diocesi, un unico Issr

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Non è caduta nel vuoto la direttiva CEI e della Congregazione per l’educazione cattolica che chiedeva un riordino (e una drastica diminuzione) degli Istituti superiori di scienze religiose (cf. l’articolo di Lorenzo Prezzi su Settimananews 3 febbraio 2017, dal titolo “Scienze religiose: diplomi e teologia”). Gorizia, Udine e Trieste hanno deciso che, da quest’anno, Udine sarà l’unico polo didattico.

Perché?

A spiegarne la ragione è lo stesso vescovo di Udine, Andrea Bruno Mazzocato: in ottemperanza alle direttive dei vescovi italiani e della Congregazione vaticana per l’educazione cattolica che chiedevano una seria verifica delle condizioni base per l’esistenza di un Issr.

Perché Udine? A questo interrogativo risponde don Giovanni Del Missier, direttore uscente di quel’Issr: perché questo Istituto ha alle spalle trent’anni di attività, un buon livello accademico, locali all’altezza della didattica multimiediale e una biblioteca specializzata.

Nel mettere insieme i tre Issr non manca una motivazione di ordine pratico. La espone il vescovo di Udine: «la sua ottima sostenibilità economica».

Il nuovo Issr è intitolato ai santi Ermagora e Fortunato. Qui è evidente il riferimento comune delle tre diocesi alla Chiesa madre di Aquileia.

Da sottolineare un aspetto interessante: il Seminario San Cromazio di Castellerio (Udine), affiliato alla Facoltà teologica del Triveneto, è il seminario che accoglie gli studenti teologi delle tre diocesi. Con l’accorpamento dei tre Issr in uno nasce una scuola di teologia speculare al seminario interdiocesano. Ciò favorirà – sono parole di mons. Mazzocato – «un approfondimento della riflessione teologica comune unitamente allo scambio di competenze fra i due istituti».

Dare alla fede un fondamento culturale

Don Federico Grosso, prete udinese, 47 anni, docente di teologia fondamentale, catechetica e filosofia, sarà il prossimo direttore dell’Issr.

«Sogno un Istituto di scienze religiose che, in questo presente complesso e impegnativo, sia sempre più inserito nel dibattito pubblico e riconosciuto quale risorsa preziosa per la società». Queste le sue parole nell’intervista rilasciata al settimanale diocesano Voce isontina (29 luglio 2017).

Non è vero – sostiene don Federico – che l’unico luogo in cui si fa pastorale sia la parrocchia, perché «l’insegnamento della teologia è innanzitutto un servizio alla Chiesa», soprattutto nel nostro tempo in cui «c’è estremo bisogno di un cristianesimo consapevole, che sappia indagare sulle ragioni della fede, che faccia domande».

È vero – prosegue don Federico – che gli Issr sono conosciuti perché forniscono l’abilitazione all’insegnamento della religione nelle scuole, ma il loro ruolo «è anche mostrare la rilevanza della teologia in ambito pubblico, civile, sociale… Lo studio della teologia ci aiuta ad avere meno paura. A usare la testa oltre che il cuore, a pensare una fede che sia propositiva».

È ricorrente nelle parole di tanti protagonisti la visione dell’Issr come di un luogo in cui il cristiano può prendere maggiore consapevolezza della propria fede.

«Le persone – dice don Giovanni Del Missier – vengono sollecitate a ripensare la propria fede, a crescere verso un’adesione adulta alla dimensione della fede».

Secondo don Franco Gismano, prete goriziano, docente di teologia e di filosofia, «un Istituto superiore di scienze religiose, insegnando teologia, assolve innanzitutto a questa finalità critica: rendere la comunità cristiana consapevole della fede in Gesù e comunicarla agli uomini di oggi».

Per don Stefano Romanello, docente e direttore del Seminario interdiocesano di Castellerio, la nascita dell’Issr interdiocesano «è un’opportunità formativa dalla valenza eccezionale», in vista della formazione di «un laicato protagonista nella vita civile, ove il cristiano è chiamato ad essere presente con competenze professionali necessarie, ma altresì con non meno urgenti competenze sull’umano nella sua dimensione più ampia». Per non parlare dell’importanza, per i presbiteri, di potersi avvalere «di laici culturalmente attrezzati per affrontare le nuove sfide pastorali».

Sr Marzia Ceschia, docente all’Issr di antropologia teologica e di lingue antiche, si dice convinta che «chi frequenta l’Istituto si pone delle domande significative ma comincia anche a trovare risposte per dare ragione di quello che crede prima di tutto a se stesso e poi anche agli altri… Un percorso personale, spirituale e culturale, che diventa testimonianza di vita… Chi sceglie l’Istituto ha una motivazione forte: il desiderio di crescere nella propria fede».

Voci dall’aula

Infine, una carrellata di pareri degli studenti che hanno frequentato l’Issr.

Scrive Joan: «Sono stati anni carichi di passione e di impegno… Ho scelto di approfondire le materie di indirizzo teologico, in quanto mi ritengo da sempre alla ricerca di risposte personali e profonde circa il senso e il significato della vita». Gli fa eco Elisa: «Ritengo che questo percorso di studi abbia contribuito in maniera integrale alla mia formazione umana e cristiana, oltre che professionale, permettendomi di arricchire le mie conoscenze ma, soprattutto, la mia fede». E Lisa: «È un percorso lungo, ma ne vale senz’altro la pena per l’arricchimento culturale e di fede che è in grado di darti». Chiudiamo con la testimonianza di sr Ilaria, secondo la quale, a convocare in un’unica aula persone tanto diverse per storia, provenienza, appartenenza e vocazione, è stato «il desiderio di approfondire la propria fede e di assumere in maniera critica e fondata i contenuti della fede, del magistero e delle istanze culturali e religiose del nostro tempo».

Da quest’anno, anziché andare a Udine, a Trieste e a Gorizia, si andrà tutti a Udine. Un segno di unità e di collaborazione tra Chiese.

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