Aborto: gli USA dopo la fine di Roe

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Il 24 giugno, con una storica sentenza di sei voti a favore e tre contrari, la Corte Suprema ha confermato una legge del Mississippi che limita l’aborto dopo 15 settimane di gestazione. I cinque giudici che hanno condiviso l’opinione della maggioranza nella causa “Dobbs v. Jackson Women’s Health” hanno affermato che “la Costituzione non conferisce un diritto all’aborto”.

Questa decisione ribalta i precedenti della Corte sia nella causa “Roe contro Wade”, decisa quasi 50 anni fa, sia nella causa “Planned Parenthood contro Casey”, decisa 30 anni fa.

Come facciamo da tempo, i redattori di America continuano a sostenere che, come questione costituzionale, la regolamentazione dell’aborto è principalmente una questione di competenza delle legislature statali; come questione morale, la vita umana non ancora nata ha una dignità sacra e merita una protezione legale; infine, come questione politica, le complicate e divisive questioni che circondano l’aborto non possono essere affrontate efficacemente quando l’unica vera sede per la questione è la Corte Suprema.

I redattori di America sostengono il rovesciamento odierno di Roe e Casey, ma riconoscono anche che la vita non nata non può essere difesa solo limitando legalmente la disponibilità dell’aborto.

Continuiamo quindi a chiedere un maggiore sostegno alle politiche di aiuto alle donne incinte e alle famiglie con bambini, soprattutto da parte del movimento pro-life, per ridurre l’incidenza dell’aborto.

  • Pubblicato sulla rivista dei gesuiti statunitensi America.
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