Ha fatto un bambino da sola!

di: Hugues Derycke

Per informare i lettori italiani sugli orientamenti della legge di bioetica presentata in parlamento e che fa discutere nella società francese e nella Chiesa, mi sono rifatto al titolo di una canzone del 1987 di Jean-Jacques Goldman (“Elle a fait un bébé toute soule”).

A quel tempo, quelle che si chiamavano “ragazze madri” divennero le “famiglie monoparentali” e furono sovvenzionate dalla rete di solidarietà nazionale della previdenza sociale. Fortunatamente, questo progresso continua e ha impedito l’abbandono dei bambini. Si tratta di ambienti molto modesti e di situazioni di grande precarietà. Si verificano situazioni con vari compagni e molti bambini, e poi, il più delle volte, si traducono in situazioni di estrema povertà.

Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita

Uno degli emblematici “progressi” della legge è quello di autorizzare il ricorso alla PMA (procreazione medicalmente assistita) sia per le donne single sia per le coppie etero o omosessuali.

La Chiesa di Francia ha reagito a questa legge con una dimostrazione di quasi 100.000 persone la domenica 6 ottobre, incoraggiata dal presidente della conferenza episcopale che ha invitato i cattolici a “farsi avanti” e quindi di riprendere il cammino della mobilitazione contro il matrimonio per tutti.

L’arcivescovo di Parigi, da parte sua, aveva segnalato, in un editoriale di Le Figaro del 4 ottobre, tra le altre cose, la principale deriva antropologica della cancellazione della figura strutturante del padre.

La segreteria della conferenza episcopale aveva sottolineato diversi progressi nel testo che non erano incompatibili con le posizioni della gerarchia, semplicemente per notificare i punti di accordo, senza nascondere effetti paradossali inattesi.

Li riassumo brevemente:

– Dare uno status giuridico all’embrione ha avuto un effetto positivo, dato che il suo status rimaneva incerto, ma i teologi hanno sottolineato anche il pericolo di arrivare a creare delle “chimere”, capaci di unire l’animale e il materiale umano per fornire organi di “ricambio”.

– Abbandonare l’anonimato delle donazioni di sperma per consentire ai bambini, nati con la procreazione assistita, di conoscere il loro vero genitore. Tuttavia, questo punto offende le coppie eterosessuali che usano la PMA con un donatore esterno alla coppia e che desiderano continuare a mantenere la comunicazione biologica con i loro figli. Inoltre, la perdita dell’anonimato dei donatori di sperma solleva le delicate questioni della distruzione o del susseguente stoccaggio delle scorte attuali e della disponibilità di nuovi donatori.

– Per inciso, notiamo anche che il dibattito interno alla Chiesa si è placato di fronte al rifiuto del magistero dell’uso della PMA con donatori interni alla coppia. Il documento Donum vitae (1987), rifiutando quella che dovrebbe essere chiamata una FIVET (fecondazione in vitro) omologa, aveva urtato le coppie cattoliche che volevano accedere alla paternità, condannandole all’uso della PMA. Diversi vescovi avevano fatto valere allora la libertà di coscienza come era stata riconosciuta dal concilio Vaticano II.

– La legge consente non il riconoscimento della GPA (Gestion pour autrui – in italiano: fecondazione eterologa), che rimane proibita, posizione riaffermata dal governo, ma la legge facilita l’accesso allo status civile della famiglia affidataria dei bambini concepiti con la GPA nei paesi in cui essa è legale. I teologi accolgono con favore questo diritto riconosciuto al bambino così concepito, che è coerente con la tradizione della Chiesa che fa del rispetto di questo diritto una priorità.

Punti problematici

Tuttavia, molte aree del dibattito rimangono incerte. La principale è l’apertura della PMA a tutte le donne e quindi anche alle donne single. Da qui il titolo della canzone di Jean-Jacques Goldman che illustra questo articolo.

Questa apertura, che è concomitante con l’assunzione della PMA da parte della previdenza sociale, indica un “diritto di avere figli”. Il desiderio di avere un figlio permette ormai di partorirli senza un padre. In 50 anni la società è passata dalla liberalizzazione della contraccezione – una sessualità senza figli – alla procreazione senza sessualità. Il desiderio di un figlio consente in tal modo di allontanare la figura paterna o, addirittura, di rimuoverla?

Il problema ora non è più l’aiuto necessario alle famiglie monoparentali, in difficoltà sociali e a rischio di abbandono, ma la creazione di nuove cellule familiari esclusivamente femminili, cioè volontariamente ed esplicitamente isolate e senza padre. Si dice che questa forma isolata di una madre single toccherà strati sociali più ampi e soprattutto che fa parte di una forma estrema della teoria del genere.

In nome della parità di genere nel possibile accesso al desiderio di un figlio, si può anticipare la pressione per reclamare la GPA per le coppie omosessuali e per gli uomini single!

L’attuale dibattito ha escluso la conservazione e l’uso dello sperma del defunto dopo la sua morte, ma autorizza la conservazione degli ovociti oltre la perdita della fertilità delle donne. Anche qui possiamo supporre un rischio di produzione e conservazione di spermatozoi e ovociti da parte di ragazzi o di ragazze come materiale disponibile per un periodo successivo.

Per usare un’espressione francese: questi dibattiti non hanno finito di fare “figli”, in cui la parola figlio non si riferisce a esseri umani, ma alla creazione di sempre nuovi interrogativi sulla famiglia e sulla procreazione. E non ho parlato qui di come tutte queste pratiche influenzeranno anche la prassi delle diagnostiche prenatali.

Per concludere, allo scopo di sottolineare questa diversità ma anche per far nascere una speranza, tornerò all’italiano: “alla fin fine si tratta di accogliere un bambino”.

La fede cristiana porta in se stessa, come matrice essenziale, il principio dell’incarnazione, di un Dio che diventa uomo e che nasce da una donna. Quello che celebriamo a Natale, ma anche in tutte le eucaristie, è il dono di un Figlio che ci permette di chiamare Dio “Padre” e di affermare l’orientamento verso una fratellanza universale.

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