Francia e Belgio: le scuole cattoliche inquietano

di: Hugues Derycke

Francia

In Francia le scuole non convenzionate si moltiplicano; i genitori scelgono di cercare piccole strutture educative per i figli in un ambiente vicino. Questo fenomeno molto minoritario tocca ormai parecchie migliaia di alunni, abbastanza per inquietare il Ministero dell’educazione nazionale.

La Francia vede così moltiplicarsi scuole non convenzionate, che esibiscono un’identità religiosa, più spesso musulmana, e talvolta cattolica,  sovente secondo  tradizioni classiche per non dire secondo un riferimento integrista. Questo fenomeno tocca ormai più di una decina di migliaia di alunni. Cifre da relativizzare di fronte ai 10 milioni di alunni a carico dell’educazione nazionale, di cui due milioni nell’insegnamento privato convenzionato, (il 95% nell’insegnamento cattolico ).

La regola stabilita dalla legge del 1959, che ha permesso l’assunzione con contratto a termine nell’insegnamento privato come parte del servizio pubblico di educazione, permette a istituti da più di tre anni in attività, di beneficiare della quota di salario degli insegnanti che dipendono dallo Stato.

Questo sistema unico in Francia permette, nel quadro laico dello Stato, agli istituti privati di beneficiare di un aiuto sostanziale, lo stipendio al corpo docenti e a una parte del personale educativo, ad eccezione del capo di istituto. La legge del 1959 parla di contratto di associazione che rispetta «il carattere proprio» dell’istituto. Vale a dire, la sua tradizione spirituale, più spesso cattolica. La controparte è un impegno dell’istituto a rispettare i programmi e ad essere aperto a tutti gli alunni senza discriminazione religiosa o altre discriminazioni. Questa assenza di discriminazione religiosa si estende ugualmente agli insegnanti.

Nel 1959 i cattolici hanno temuto di perdere la “loro scuola”. Con l’uso hanno scoperto che si manteneva aprendosi a insegnanti che non erano più religiosi o religiose o preti, ma laici nel senso cattolico del termine, che in più ricevevano una rimunerazione eguale a quella statale.

Il concilio Vaticano II, dilatando la missione a un dialogo necessario con la pluralità religiosa, manifestando la libertà di coscienza e pensando la fede come qualcosa da proporre e non da imporre, ha permesso ai cattolici di sentirsi a loro agio nel quadro delle scuole con contratto di associazione con lo Stato. Sono aperte a tutti per obbligo di legge (legge del 1959) e per convinzione religiosa (Concilio Vaticano II, 1962-1965).

Si è arrivati così a una situazione sorprendente e paradossale. La Francia è il paese d’Europa che ha messo in atto con più rigore il principio di laicità e che dispone di uno dei più grandi insegnamenti cattolici del mondo.

Cinquant’anni dopo il concilio e la legge del 1959, elementi nuovi sono venuti alla luce. Scuole di tradizione musulmana vengono create. Tre anni dopo la loro creazione, reclamano di beneficiare delle clausole di contratto di associazione che permettono di alleggerire il peso dello stipendio degli insegnanti… Basta che rispettino l’apertura a tutti e il progetto educativo dell’educazione nazionale.

D’altronde, cattolici, che cercano di promuovere un insegnamento più esplicitamente identitario, mettono in piedi scuole non convenzionate.

Infine, famiglie, che contestano gli orientamenti nazionali dell’educazione e certe pedagogie, scelgono di sviluppare insegnamenti familiari o scuole non convenzionate.

Certe motivazioni, religiose, identitarie o pedagogiche, possono aggiungersi le une alle altre su uno stesso progetto.

Il Segretariato generale dell’insegnamento cattolico e i vescovi si trovano allora in qualche maniera “doppiati” sulla loro convinzione religiosa cristiana e talvolta apertamente criticati per la loro debolezza in materia.

L’educazione nazionale si trova a fare i conti con la contestazione del progetto stesso di educazione nazionale che è il fondamento della coscienza libera e illuminata del cittadino francese.

Tutto si gioca allora sulle domande di contratto a termine o più direttamente sul controllo di un progetto educativo conforme alle raccomandazioni dell’educazione nazionale e particolarmente al risveglio e al rispetto della libertà di coscienza.

Il dibattito attuale incrocia tutte queste componenti e in modo particolare un’attenzione viva nei confronti del rischio dell’ascesa di un comunitarismo musulmano e l’inquietudine dei cristiani verso ciò che avvertono come la relativizzazione della tradizione cattolica da parte delle istanze della Chiesa.

Questo dibattito incrocia molti piani distinti, come quello dell’apertura alla mescolanza sociale, la libertà d’innovazione pedagogica o il necessario riconoscimento positivo della pluralità religiosa, benché queste ingiunzioni di fondo non siano che raramente ricordate, in modo esplicito.

Ecco perché si può percepire nella materia un certo imbarazzo sia da parte della gerarchia della Chiesa sia da parte dello Stato. Evitando ciascuno un attacco frontale.

(Testo raccolto da Francesco Strazzari)

Belgio

Luc Van Looy, vescovo di Gent (Belgio), ci scrive:

La situazione delle scuole in Belgio è piuttosto complessa. Abbiamo organizzato una grande giornata della scuola cattolica nelle Fiandre, con 1.700 partecipanti. Il tema fondamentale era «la scuola in dialogo». Abbiamo sviluppato negli ultimi anni un concetto di scuola cattolica che, a partire da una forte identità cattolica, lavora secondo uno stile di dialogo e apertura verso tutte le culture e religioni.

Vediamo necessaria questa apertura a partire da una chiara identità proprio perché in molte scuole cattoliche delle città gli allievi sono in maggioranza non cristiani. Allo stesso tempo si incomincia con l’insegnamento islamico negli istituti universitari dove si preparano gli insegnanti del futuro, proprio per imparare a dialogare, e anche per dare l’opportunità ai musulmani di entrare come insegnati nelle scuole cattoliche. Si è intrapreso quest’ultimo percorso in alcune istituzioni, benché non tutti lo considerino la strada giusta.

Il grande problema è che in ambito politico alcune forze vogliono sviluppare il modello di una nazione laicista, e puntano in primo luogo alla scuola cattolica, che secondo loro è troppo forte (70 % degli allievi).

Sarà una battaglia dura. L’obiettivo ultimo è di porre termine al finanziamento delle scuole e dei parroci, che sono al momento pagati dallo stato. È un movimento sottotraccia, non sempre espresso ma chiaro per l’osservatore attento. Sullo stesso tavolo sono in gioco anche la questione dell’eutanasia e dell’ aborto, sempre nell’intento di contrastare quanto la Chiesa propone.

(Testo raccolto da Francesco Strazzari)

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