Russia: un bavaglio agli accademici?

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Scienziati e accademici in Russia stanno protestando contro una proposta di modifica di legge che a loro giudizio danneggerà la libertà accademica e la libertà di parola. L’emendamento alla legge russa sull’istruzione, che i legislatori affermano essere destinato a bloccare la propaganda anti-russa, richiederebbe agli accademici e a tutti coloro che si occupano di formazione di ottenere il permesso dalle autorità statali per svolgere attività educative pubbliche, comprese quelle che coinvolgono le scienze. Una petizione contro l’emendamento – che la camera bassa del parlamento russo, la Duma, dovrebbe votare la prossima settimana – ha raccolto più di 200.000 firme e minacce di disobbedienza civile da parte dei ricercatori, di fronte alla possibilità che venga colpito l’impegno profuso da tanti per aumentare l’alfabetizzazione scientifica della società russa.

Il presidio dell’Accademia Russa delle Scienze – la principale organizzazione di ricerca di base della nazione – ha invitato i membri della Duma a respingere la proposta presentata. Gli emendamenti suggeriti vanno contro gli sforzi per modernizzare la scienza russa, sostengono i leader dell’Accademia. Alexei Khokhlov, il vicepresidente: «Le attività che divulgano le conquiste scientifiche si stanno sviluppando rapidamente in Russia e gli scienziati considerano questa una missione utile per il bene di tutti. La legge che viene proposta non sostiene queste attività, la ostacola con delle restrizioni. Qualsiasi forma di restrizione non serve allo sviluppo della società».

La modifica che è stata proposta concederebbe al governo un «controllo eccessivo» su una serie di attività pubbliche di insegnamento e di divulgazione che gli scienziati conducono al di fuori dei programmi educativi formali, afferma Sergei Popov, astronomo della Università statale Lomonosov di Mosca, il quale ha lanciato la petizione online. La modifica di legge colpirebbe gli sforzi che si stanno compiendo per aumentare l’alfabetizzazione scientifica attraverso conferenze popolari, podcast e corsi online su piattaforme come YouTube.

Collaborazioni internazionali

«Gli emendamenti proposti sono intollerabilmente repressivi», sostiene a sua volta Mikhail Gelfand, docente di biologia presso il Centro Skoltech di Scienze della Vita a Mosca e membro dell’Academia Europaea, con sede a Londra, un’istanza internazionale che si propone di far progredire la scienza e l’istruzione.

Gli scienziati sono particolarmente preoccupati perché l’emendamento richiederebbe di ottenere il permesso delle autorità federali prima di firmare accordi con partner educativi stranieri. La normativa porrebbe ostacoli inaccettabili per gli sforzi di attrarre docenti stranieri in Russia, lamenta Popov. «Dovrei implorare per avere un permesso ogni volta che voglio invitare un docente straniero a un incontro o a una scuola estiva. Questo è ridicolo e non obbedirò».

Molti scienziati e formatori potrebbero interrompere le loro attività educative pubbliche. La legge non dovrebbe invece condizionare le attività di ricerca ordinarie, le quali coinvolgono la collaborazione internazionale. Lo afferma Kirill Dmitriev, amministratore delegato del Russia Direct Investment Fund, il fondo sovrano che ha sostenuto lo sviluppo del vaccino Sputnik. «Questa legge non precluderebbe la collaborazione che fa parte del regolare lavoro scientifico e del regolare funzionamento delle scienze, quindi penso che avrà un’applicazione molto limitata».

Preoccupazioni per la libertà di parola

Il disegno di legge è stato presentato a novembre e arriva al voto in Parlamento proprio mentre le relazioni estere della Russia sono a un livello molto critico, a motivo dell’arresto recente del leader dell’opposizione Alexei Navalny. Secondo una nota supplementare sul disegno di legge, l’obiettivo che si propone l’emendamento è «contrastare la diffusione di informazioni illegali e la propaganda anti-russa in ambiente scolastico e studentesco». Il progetto di legge si riferisce dunque esplicitamente alla propaganda dell’odio etnico e religioso.

Ma i critici lo vedono piuttosto come parte dei crescenti sforzi del governo russo per sopprimere la libertà di parola. La propaganda dell’odio (hate speech) è già vietata dalle leggi russe esistenti. Per questo l’emendamento è superfluo e aggiungerà ulteriore carico burocratico alla scienza russa, che è già soffocata dalla burocrazia.

La mossa rispecchia il crescente nervosismo che si respira in Russia tra governanti e legislatori a proposito delle voci dissidenti e degli agenti stranieri. Lo afferma Sergei Guriev, economista presso lo Sciences Po di Parigi, che ha lasciato la Russia nel 2013. «Si tratta di una mossa estremamente preoccupante. La legge è certamente progettata contro gli scienziati sociali. L’economia moderna, la scienza politica, la sociologia e la storia sono molto pericolose per il regime, quindi stanno cercando di escogitare strumenti per censurare selettivamente le critiche».

Se approvate, le nuove normative violerebbero in modo palese la libertà di parola costituzionalmente garantita. «La presunzione è che diffondere la conoscenza accademica in pubblico potrebbe servire interessi “anti-russi”. Questa è un’interferenza statale con la libertà di opinione contraria agli sforzi per migliorare l’alfabetizzazione scientifica», conferma Alexandra Borissova della Russian Association of Science Communication di Mosca.

Centinaia di scienziati hanno già affermato la loro disobbedienza civile, indipendentemente dalle sanzioni che potrebbero arrivare. Non è da escludere che alcuni di essi possano mettere a rischio il proprio posto di lavoro.

  • Pubblicato su Nature online, 12 febbraio 2021.
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