Venezia: anche nel Patriarcato l’alternanza scuola-lavoro

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È stato siglato un mese fa (l’8 novembre) il protocollo di intesa tra il Patriarcato di Venezia con l’Ufficio scolastico regionale del Veneto per offrire nuove possibilità ed esperienze agli studenti delle superiori. L’accordo – il primo tra le diocesi venete – avrà durata triennale e prevede 200 ore per i liceali e 400 ore per gli allievi degli istituti tecnici.

Nel comunicato stampa emesso dal Patriarcato si chiede che questi percorsi formativi «siano ispirati da un’adeguata antropologia capace di considerare la necessaria maturazione integrale della persona». Questa esperienza dovrà aiutare lo studente «a crescere interagendo con molteplici soggetti, anticipando in tal senso le esperienze tipiche del mondo del lavoro».

Da parte sua, Daniela Beltrame, direttrice generale dell’Ufficio scolastico regionale del Veneto, ha ricordato come tale iniziativa realizzi gli obiettivi della riforma del sistema nazionale dell’istruzione e come, nello stesso tempo, essa sia «perfettamente in linea con la vocazione che spinge le azioni del Patriarcato e le azioni istituzionali» dell’Ufficio da essa presieduto.

Il ricco patrimonio storico e artistico custodito dal Patriarcato potrà fornire allo studente un forte arricchimento culturale. Ciò accadrà nella misura in cui l’allievo affronterà seriamente l’opportunità che gli viene offerta e si impegnerà «in un coinvolgimento attivo e consapevole».

Don Francesco Marchesi, direttore dell’Ufficio scuola e di quello per l’insegnamento della religione cattolica del Patriarcato, ha chiarito bene l’obiettivo dell’intesa: «Che ragazze e ragazzi possano fare un’esperienza significativa e utile». A questo scopo,  però, «non basta, per ospitarli, avere delle stanze e delle attività da fare. Non stiamo cercando – ha dichiarato don Marchesi – forza lavoro a costo zero. Il punto è che i ragazzi possano incontrare, nelle nostre realtà ecclesiali, delle persone interessanti e delle esperienze utili. Degli adulti, in particolare, che, sia pure per un breve periodo, diventino punti di riferimento educativo per i più giovani».

Tante sono le possibili aree di impegno: dal doposcuola parrocchiale all’informatizzazione di istituti di cultura, di biblioteche, di archivi parrocchiali, per non parlare del vasto ambito del sociale.

Non si vuole bruciare le tappe. Si comincerà monitorando ed elencando le realtà che si dichiarano disponibili a questa esperienza. Gli uffici diocesani fungeranno da collettore.

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