Amoris lætitia: Lettera dei vescovi belgi

di: Maria Teresa Pontara Pederiva

«Cari amici»: comincia con il consueto tono informale dei pastori del centro e Nord Europa la Lettera pastorale dei vescovi del Belgio rivolta «a tutti i preti, diaconi, animatori e animatrici pastorali». Lo scritto, che porta la data del 24 maggio scorso, ha per titolo semplicemente «Amoris lætitia», una lunghezza di sole 5 pagine e citazioni solo dallo scritto di papa Bergoglio.

Una lettera dal tono eminentemente colloquiale, quasi che i vescovi intendano idealmente sedersi attorno ad un tavolo con i loro interlocutori e scambiarsi opinioni sulla ricezione dell’esortazione apostolica all’interno delle comunità della Chiesa cattolica belga. Questo, s’intende, con l’autorità o meglio ancora l’autorevolezza e la responsabilità di pastori cui quelle comunità sono affidate. Senza dimenticare l’affetto che li lega al loro gregge e si esprime in diverse espressioni, non scontate in altri contesti.

Che si trovino in sintonia – perfetta sintonia – con papa Francesco si evince fin dalle prime battute quando definiscono l’AL «uno scritto particolarmente stimolante e impegnativo per mettere in evidenza le sfide di oggi» e riconoscono a Bergoglio «una grande capacità di sapersi mettere in gioco quando affronta il tema del matrimonio e della famiglia, della genitorialità e dell’educazione, della gioia e della fragilità e soprattutto dell’amore».

Piace molto ai vescovi quel capitolo 4 su «L’amore nel matrimonio» che prende le mosse dall’Inno alla carità di san Paolo, sul quale il papa «intende porre le basi dell’intera pastorale familiare». Piace al punto che confessano di aver chiesto esplicitamente che diventasse un testo a sé stante. Tuttavia riconoscono come, fin dal primo capitolo, il pontefice intenda evidenziare tutta la gioia e la felicità insita nell’amore umano, che non può «diventare una mera difesa di una dottrina fredda e senza vita» (AL 59).

Ma, da pastori, una domanda è d’obbligo: «Come far sì che le idee e gli impulsi di AL possano diventare fecondi per la Chiesa della nostra nazione?». È un interrogativo esplicitamente rivolto anche a tutti gli operatori pastorali nella logica di una corresponsabilità, spiegano i vescovi che sollecitano una lettura, come spiega il papa, non «affrettata» (AL 7), bensì paziente e mirata alle diverse esigenze al fine di comprendere meglio cosa viene richiesto «qui ora». Nello specifico è loro intenzione focalizzare l’attenzione su alcuni nodi pastorali: la preparazione al matrimonio, l’accompagnamento delle coppie e delle famiglie e l’atteggiamento di profondo rispetto nei confronti delle persone la cui relazione è andata in pezzi.

La preparazione al matrimonio

Concordano con il papa nell’evidenziare come il legame matrimoniale sia particolarmente bello, ma altrettanto esigente e per questo sia quanto mai necessaria una buona preparazione (cf. AL 206). «Oggi non è più di moda essere cristiani, e neppure sposarsi e a maggior ragione sposarsi in chiesa. Per questo quando una coppia manifesta l’intenzione di celebrare un matrimonio cristiano, dobbiamo accoglierla con gioia e riconoscenza» (cf AL 1). Tuttavia occorre far comprendere il significato di una tale scelta. Come esiste il catecumenato per preparare il battesimo di quanti intendono diventare cristiani, ci sarebbe bisogno di un «catecumenato per il matrimonio»: forse non si può domandare un percorso così esigente, ma «una preparazione solida e intensa è quanto mai necessaria». Un cammino di formazione che non potrà essere unico per tutte le situazioni, ma che almeno comprenda tre momenti distinti e complementari: cosa significa essere cristiani oggi, il significato del matrimonio e di una famiglia cristiani, la preparazione della liturgia del matrimonio. Momenti essenziali che, dove è possibile, sarà quanto mai opportuno ampliare e arricchire con altri contenuti e iniziative complementari.

Qualche indicazione anche circa il clima degli incontri: accompagnatori disponibili al dialogo e, in particolare, coppie di sposi testimoni del cammino che anch’essi hanno compiuto e stanno ancora percorrendo.

L’accompagnamento delle coppie e delle famiglie

Sono consapevoli, i vescovi, che «i cristiani che si sono sposati in chiesa e hanno costruito una famiglia cristiana si trovano spesso a vivere nella dispersione», in un contesto di altre famiglie che si ispirano ad altri valori che possono anche non comprendere l’impegno e la fedeltà reciproca. Per questo motivo «sono da incoraggiare tutte le iniziative all’interno delle quali le coppie e le famiglie giochino un ruolo attivo»; per fare un esempio, liturgie appositamente rivolte a famiglie aperte anche alla partecipazione dei piccolissimi come dei nonni per rinsaldare i legami familiari, e, dove è possibile, prevedere il coinvolgimento delle famiglie in occasione della richiesta dei sacramenti di iniziazione cristiana e relativa catechesi.

Viene ricordato anche il ruolo stesso della famiglia, Chiesa domestica, all’interno della quale i più piccoli vengono a conoscenza di un Vangelo incarnato nella vita quotidiana perché è nella famiglia che ci si accoglie e ci si aiuta l’un l’altro a partire dai due sposi fino ai più vulnerabili, nei momenti belli e in quelli tristi, nella salute e nella malattia.

Il matrimonio è al contempo «particolarmente bello e particolarmente fragile»: per questo è di fondamentale importanza anche l’accompagnamento delle giovani coppie, soprattutto laddove esse siano sottoposte a forti pressioni negative quali le difficoltà sul lavoro, la perdita stessa del lavoro o varie forme di pressione psicologica avverse. Preti e comunità locali sono avvisati: è compito loro prendersene cura.

Il rispetto per le persone la cui relazione si è rotta

Sono ben coscienti i vescovi che talvolta, malgrado tutta la preparazione e le migliori intenzioni del mondo, una relazione può andare in frantumi e questa è sempre «una grande pena». Tuttavia è proprio in queste occasioni che «la nostra missione è quella di sostenere e accompagnare con discrezione queste persone» e, da pastori, guardano con riconoscenza tutte quelle iniziative già in atto nelle diocesi del Belgio rivolte ai separati e divorziati.

Poi esiste anche la questione della possibilità o meno di accostarsi all’eucaristia da parte di quanti sono divorziati e risposati: su questo i vescovi vanno subito al punto e mostrano una concordanza piena con le indicazioni di AL. «L’indissolubilità del matrimonio è un tesoro fondamentale e indiscutibile della fede della Chiesa. Su questo papa Francesco non lascia trasparire dubbi di sorta», tuttavia proprio in AL il pontefice ci ricorda come «Dio non ritira mai il suo amore verso tutti gli uomini, nessuno escluso» e il «il discernimento è il concetto centrale nell’approccio a questa problematica da parte di papa Francesco». AL, quindi, ricordano i pastori belgi, non giunge ad alcuna direttiva di carattere generale, bensì chiede il necessario discernimento, per esempio sulle circostanze che hanno portato alla rottura del primo vincolo e alla nuova unione (cf. AL 300). «Non si può stabilire per decreto che tutti i divorziati risposati possano avere accesso alla comunione, ma non si può neppure stabilire che tutti ne siano di fatto esclusi». Occorre «una decisione pastorale assunta in coscienza», resa possibile previo cammino di accompagnamento di un prete, un diacono o un altro operatore formato perché «non si può escludere a priori l’aiuto alla coppia che viene fornito da un sacramento come l’eucaristia».

«Tra il lassismo e il rigorismo il papa ha scelto la via del discernimento personale e di un’attenta decisione in piena coscienza», concludono i vescovi in riferimento a quanto scritto in AL: «Credo sinceramente che Gesù vuole una Chiesa attenta al bene che lo Spirito sparge in mezzo alla fragilità: una madre che, nel momento stesso in cui esprime chiaramente il suo insegnamento obiettivo, “non rinuncia al bene possibile, benché corra il rischio di sporcarsi col fango della strada”» (AL 308).

«Cari amici», ripetono ancora una volta i pastori nella conclusione. «È vero che la situazione attuale della Chiesa non è confortante con tutte le sfide che stanno davanti a noi contemporaneamente, ma il papa ci indica un camino di speranza e fiducia. E questo non solo nei confronti del matrimonio e della situazione delle famiglie, ma a più ampio raggio nei confronti della nostra stessa presenza e della missione della Chiesa nella società e nel mondo di oggi. Il Vangelo è fonte di gioia e annunciarlo deve rappresentare la nostra gioia più grande che dobbiamo condividere con quanti incontriamo. Noi vi siamo riconoscenti per il vostro impegno e sostegno e sappiate che siete presenti tutti quanti nella nostra preghiera».

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