Il decalogo dei vescovi di Buenos Aires

di: Andrea Grillo

Il 5 settembre 2016 i vescovi di Buenos Aires hanno preparato per il loro presbiteri un testo esplicativo di Amoris titia dal titolo Criteri di base per l’applicazione del capitolo VIII di Amoris lætitia. Il testo era stato inviato al papa e, con la stessa data, cioè il medesimo giorno 5 settembre 2016, il vescovo di Roma rispondeva con una lettera nella quale scrive : «Il testo è molto buono e spiega in modo eccellente il capitolo VIII di Amoris titia. Non c’è altra interpretazione. Sono sicuro che farà molto bene».

Questo testo di approvazione da parte di papa Francesco attribuisce al decalogo dei vescovi argentini un valore di “interpretazione autentica” del cap. VIII della esortazione. In tal modo crea un importante precedente per la recezione del testo. L’esame della situazione ecclesiale e gli orientamenti che i vescovi offrono ai loro presbiteri costituiscono un’autorevole testimonianza della serietà con cui il testo dell’esortazione apostolica può essere recepito e messo in grado di incidere sulla realtà familiare ed ecclesiale. Accogliere, accompagnare, discernere e reintegrare delineano – nella prudenza e nella lucidità – una svolta nella pastorale familiare. Il criterio dello scandalo non è più il criterio sovrano: si fa spazio il discernimento e il bene possibile. Soprattutto l’autocoscienza episcopale e presbiterale  deve maturare un conversione non piccola: acquisire la esigenza di “comprendere un punto di vista diverso”. Questo significa che la “legge oggettiva” resta necessaria, ma non è più sufficiente. Se quella visione pretendesse di restare sufficiente – come poteva esserlo prima – rischierebbe di deformare irrimediabilmente il profilo del vangelo e di impedire un convincente annuncio della misericordia di Dio.

Qui di seguito si legge una traduzione del testo dei vescovi.

La traduzione è tratta dal blog di Mauro Leonardi, dove si trova anche il testo originale della risposta di papa Francesco.


Criteri di base per l’applicazione del
capitolo VIII di Amoris lætitia

Cari sacerdoti,

abbiamo ricevuto con gioia l’esortazione Amoris lætitia che ci spinge in primo luogo a far crescere l’amore degli sposi e a motivare i giovani affinché scelgano il matrimonio e la famiglia. Questi sono i grandi temi che mai dovrebbero essere trascurati né dimenticati a causa di altri problemi. Francesco ha aperto diverse porte nell’ambito della pastorale familiare e siamo chiamati ad approfittare di questo tempo di misericordia e a farlo nostro come Chiesa.

Di seguito ci soffermeremo solo sul capitolo VIII poiché fa riferimento ad “orientamenti del vescovo” (300) in ordine al discernimento sul possibile accesso ai sacramenti di qualche “divorziato che vive una nuova unione”. Pensiamo opportuno, come vescovi di una medesima regione pastorale, avere in comune alcuni criteri di massima. Senza togliere nessuna autorità ai competenti vescovi delle diocesi, che possono precisarli, completarli o adeguarli.

1) Innanzitutto vogliamo ricordare che non è opportuno parlare di “permesso” per accedere ai sacramenti, ma di un processo di discernimento accompagnati da un pastore. Questo discernimento è «personale e pastorale» (300).

2) In questo percorso, il pastore deve porre l’accento sull’annuncio fondamentale, il kerygma, che stimoli all’ incontro personale con Gesù Cristo vivo o a rinnovare tale incontro (cfr. 58).

3) L’accompagnamento pastorale è un esercizio dalla «via caritatis». È un invito a seguire «la via di Gesù, che è quella della misericordia e dell’integrazione» (296). Questo itinerario appella alla carità pastorale del sacerdote che accoglie il penitente, lo ascolta attentamente e gli mostra il volto materno della Chiesa, mentre, contemporaneamente, accetta la sua retta intenzione e il suo buon proposito di leggere la propria vita alla luce del Vangelo e di praticare la carità (cfr. 306).

4) Questo cammino non finisce necessariamente nell’accesso ai sacramenti, ma può anche orientarsi ad altre forme di integrazione proprie della vita della Chiesa: una maggior presenza nella comunità, la partecipazione a gruppi di preghiera o di meditazione, l’impegno in qualche servizio ecclesiale, etc. (cfr. 299)

5) Quando le circostanze concrete di una coppia lo rendono fattibile, in particolare quando entrambi sono cristiani con un cammino di fede, si può proporre l’impegno di vivere la continenza sessuale. Amoris lætitia non ignora le difficoltà di questa scelta (cfr. nota 329) e lascia aperta la possibilità di accedere al sacramento della Riconciliazione quando non si riesca a mantenere questo proposito (cfr. nota 364, secondo gli insegnamenti di san Giovanni Paolo II al card. W. Baum, del 22/03/1996).

6) In altre circostanze più complesse, e quando non si è potuta ottenere la dichiarazione di nullità, l’opzione appena menzionata può di fatto non essere percorribile. Ciò nonostante, è ugualmente possibile una percorso di discernimento. Se si giunge a riconoscere che, in un determinato caso, ci sono dei limiti personali che attenuano la responsabilità e la colpevolezza (cfr. 301-302), particolarmente quando una persona consideri che cadrebbe in ulteriori mancanze danneggiando i figli della nuova unione, Amoris lætitia apre la possibilità dell’ accesso ai sacramenti della riconciliazione e dell’eucarestia (cfr. nota 336 y 351). Questi, a loro volta, disporranno la persona a continuare il processo di maturazione e a crescere con la forza della grazia.

7) Ma bisogna evitare di capire questa possibilità come un semplice accesso “allargato” ai sacramenti, o come se qualsiasi situazione giustificasse questo accesso. Quello che viene proposto è un discernimento che distingua adeguatamente caso per caso. Per esempio, speciale attenzione richiede «una nuova unione che viene da un recente divorzio» o «la situazione di chi è ripetutamente venuto meno ai propri impegni familiari» (298). O, ancora, quando c’è una sorta di apologia o di ostentazione della propria situazione «come se facesse parte dell’ ideale cristiano» (297). In questi casi più difficili, i pastori devono accompagnare le persone con pazienza cercando qualche cammino di integrazione (cfr. 297, 299).

8) È sempre importante orientare le persone a mettersi in coscienza davanti a Dio, e a questo fine è utile l’«esame di coscienza» che propone Amoris lætitia (cfr. 300), specialmente per ciò che si riferisce a «come ci si è comportati con i figli» o con il coniuge abbandonato. Quando ci sono state ingiustizie non risolte, l’accesso ai sacramenti risulta di particolare scandalo.

9) Può essere opportuno che un eventuale accesso ai sacramenti si realizzi in modo riservato, soprattutto quando si possano ipotizzare situazioni di disaccordo. Ma allo stesso tempo non bisogna smettere di accompagnare la comunità per aiutarla a crescere in spirito di comprensione e di accoglienza, badando bene a non creare confusioni a proposito dell’insegnamento della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio. La comunità è strumento di una misericordia che è «immeritata, incondizionata e gratuita» (297).

10) Il discernimento non si conclude, perché «è dinamico e deve rimanere sempre aperto a nuove tappe di crescita e a nuove decisioni che permettano di realizzare l’ideale in modo più pieno» (303), secondo la «legge della gradualità» (295) e confidando sull’aiuto della grazia.

Siamo innanzitutto pastori. Per questo vogliamo fare nostre queste parole del papa: «Invito i pastori ad ascoltare con affetto e serenità, con il desiderio sincero di entrare nel cuore del dramma delle persone e di comprendere il loro punto di vista, per aiutarle a vivere meglio e a riconoscere il loro proprio posto nella Chiesa» (312).

Con affetto in Cristo.

I vescovi della Regione

5 settembre 2016

Pubblicato il 18 ottobre 2016 nel blog: Come se non.

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