Cosa è successo alla politica inglese?

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«Come ha fatto la più grande risorsa del partito conservatore, il suo leader Boris Johnson, a trasformarsi nella sua peggiore debolezza dopo solo due anni?». Lo storico settimanale cattolico britannico The Tablet dedica l’editoriale di uno dei suoi numeri recenti (5 febbraio 2022) a una riflessione sullo stato della politica inglese e sulla figura del primo ministro Boris Johnson, divenuto un tema decisamente imbarazzante per il suo partito e per la Regina.

Nel dicembre 2019, Johnson aveva vinto le elezioni con la schiacciante maggioranza di 80 seggi alla Camera dei Comuni, e in un’elezione suppletiva a Hartlepool, a maggio 2021, aveva ottenuto un’altra vittoria sorprendente, spostando il 16% dei voti dai Labour ai Tories. «Oggi è la figura meno popolare del suo governo, ed è in lotta per non affogare in un diluvio di scandali di cui è quasi interamente responsabile», si legge nell’editoriale.

Questione di carattere (morale)

«Cosa dire di Boris; e cosa dire della politica britannica che è arrivata a questo punto? Le due questioni sono legate». Il Tablet riconosce la fragilità del partito Tory e l’eterogeneità di interessi «a malapena compatibili» che erano tenuti insieme dal «carisma personale» di Johnson e dalla sua capacità di affascinare e coinvolgere la gente comune. Ma la «scomparsa di questo effetto unificante» − a motivo del fatto che Johnson resta in carica, ma fortemente danneggiato dagli scandali, oppure perché verrà «spedito» − potrebbe ora condurre al crollo del partito. L’editoriale  afferma lapidario l’insufficienza: «il carisma non basta. Il carattere è la chiave».

Un passo del politico e filosofo settecentesco Edmund Burke viene citato per sostenere la tesi che «l’elemento più importante nella formazione di un politico è possedere un insieme di principi e di valori, e la capacità di coerenza rispetto agli stessi. In breve, il suo carattere morale». Uno dei fattori principali nella vittoria di Johnson nel 2019 «è stata la sfiducia della gente verso il partito laburista di Jeremy Corbyn. È stato un giudizio sul carattere». Così come «è stata una valutazione di carattere che ha portato Johnson al potere. Certo, i suoi difetti erano noti. Aveva una vita privata caotica e una reputazione, professionale e personale, di uomo non particolarmente devoto alla verità. Ma era utile agli scopi dei Tories in quel momento: sconfiggere Corbyn e portare a termine la Brexit».

Ma una volta raggiunti i risultati, «i difetti di carattere di Johnson» sono inevitabilmente emersi, ed egli è passato nel giudizio complessivo da «amabile canaglia» a «persona francamente ridicola». Anche se l’editoriale riconosce i buoni risultati che si possono ascrivere al primo ministro, il giudizio resta severo: Jonshon «non è un thatcheriano né altro; è un pragmatico il cui unico obiettivo è di ottenere il potere e poi mantenerlo. E goderselo».

Un Cavalier

Nella divisione profonda della società inglese, e di conseguenza del carattere inglese, incarnata dalle due anime che combatterono la guerra civile a metà del XVII secolo, Johnson viene accostato dal Tablet a un Cavalier, che nel linguaggio comune qualifica un’attitudine sprezzante, arrogante. «Essere un Cavalier nei confronti della verità e nelle sue relazioni private è l’essenza del carattere di Johnson». Come dimostra il recente tentativo poco elegante di diffamare il suo avversario politico, Keir Starmer, «tipico esempio del suo imprevedibile nonsenso».

Viene giudicato grave anche l’imbarazzo recato alla regina Elisabetta e l’insensibilità mostrata in occasione della morte del principe Filippo. «Il contrasto non è mai stato tanto eloquente e struggente come quando la Regina, dopo la morte dell’amato marito il Duca di Edimburgo, è stata vista seduta completamente sola, vestita a lutto, durante le esequie nella cappella di San Giorgio a Windsor. La sera prima si era svolto al 10 di Downing Street uno dei tanti “eventi” contro le regole (antiCovid – ndr), che può soltanto essere definito un party, dal momento che era inondato di alcol. La polizia sta indagando, ma il pubblico sa già di che cosa si tratta: una vergognosa disgrazia».

La Regina si accinge dunque a celebrare il settantesimo anniversario del suo «illustre e glorioso regno». E in questo momento, chiosa amaramente il Tablet, si ritrova «un primo ministro indegno di lei».

Capace di vergogna?

«Ma Boris si vergogna? Ne è capace?», si domanda ancora il settimanale britannico, per il quale «serve vero carattere per provare vera vergogna, che sarebbe poi l’inizio di un pentimento sincero». Dopo i recenti scandali, Johnson ha dichiarato di «avere capito e che sistemerà la cosa». «Il che significa semplicemente che riorganizzerà lo staff e scriverà un nuovo regolamento per il 10 di Downing Street». Ma cosa succederebbe – si chiede l’editoriale – se la «cosa» da sistemare alla fine fosse proprio «lui»? «Ce la farà a sistemare se stesso?».

Un passo di una lettera del 1982 ai genitori di Johnson da parte del suo professore di studi classici a Eton chiude l’editoriale lasciando al lettore la risposta: «Boris ha assunto disgraziatamente un atteggiamento Cavalier nei confronti dei suoi studi classici (…). A volte sembra offeso quando lo si critica per cose che sono un’evidente mancanza di responsabilità (e al contempo si meraviglia di non essere stato nominato Capitano della scuola per la seconda parte). Credo che egli onestamente ritenga stupido da parte nostra non considerarlo un’eccezione».

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