Dugin e la civiltà russa

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Bisogna ammettere che Alexander Gelevic Dugin ha sempre avuto le idee molto chiare nei confronti dell’Ucraina e degli ucraini. Già nel 2008, ancora prima che scoppiasse la crisi tra Russia e Georgia (conclusasi con l’occupazione russa dell’Abkhazia e dell’Ossezia del sud), Dugin vaticinava che le truppe russe avrebbero occupato “la capitale georgiana Tbilisi, l’intero paese e forse anche l’Ucraina e la penisola di Crimea, che comunque storicamente fa parte della Russia”.

Queste dichiarazioni sono riportate in un articolo di Vice del 28 aprile 2014, nel quale il filosofo-politologo russo affermava pure: “avremo una nuova Guerra Fredda, ma forse questa volta non sarà così fredda”.

Nel 2014, le truppe di Mosca hanno invaso la Crimea, contestualmente all’inizio della guerra civile nel Donbass. Dugin non ha mancato di soffiare sul fuoco, al punto che i suoi appelli incendiari hanno disgustato i suoi colleghi docenti dell’Università Statale di Mosca, che hanno lanciato, allora, una petizione per escluderlo dall’insegnamento con oltre ottomila adesioni in pochi giorni.

Evidentemente, i tempi non erano ancora maturi, Putin non ha inteso spingersi troppo oltre e il risultato è che Dugin è stato escluso dall’insegnamento e, soprattutto, dai programmi televisivi in prima serata. Il “filosofo” non ha apprezzato la linea prudente del Cremlino affermando che “Tutti [i ribelli] contavano sull’arrivo delle truppe russe prima o poi. Se Putin non li aiuterà sarà finito”.

Dugin su Mediaset

Concetto ribadito anche l’anno successivo, il 6 luglio 2015, nel corso della sua relazione all’Hotel dei Cavalieri di Milano, in occasione del convegno sull’Eurasia promosso dall’associazione Lombardia-Russia di Giancarlo Savoini, all’epoca braccio destro del leader leghista Matteo Salvini. In quell’occasione, rispetto alla situazione in Ucraina, Dugin ha tenuto a far sapere di aver detto “in tutte le emittenti russe e lo ribadisco anche qui: c’è un’unica via d’uscita, l’intervento militare russo”.

Non c’è da stupirsi, quindi, dell’impegno che il politologo russo sta mettendo dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, da lui, ovviamente, sostenuta a spada tratta. È molto probabile che tutti coloro che non leggono la pubblicistica di destra, non seguono abitualmente le reti Mediaset e non abbiano grande dimestichezza con i social, ignorino che Dugin imperversa su questi canali dal 24 febbraio.

È stato intervistato praticamente da tutti i quotidiani orientati a destra e invitato in moltissime trasmissioni televisive, ove ha instancabilmente ripetuto i concetti che formano il suo pensiero, di fatto coincidente con quello del Patriarca moscovita Kirill e – cosa assai più preoccupante – con quello di Vladimir Putin.

Occidente: il demoniaco

I lettori di questa rivista hanno già avuto modo di conoscere, sia pure sinteticamente, i fondamenti dell’ideologia di Dugin (SettimanaNews, qui), ispirata dall’idea-forza della rivoluzione conservatrice immaginata da Julius Evola: un mix fra tradizionalismo religioso ortodosso e antiglobalismo, che porta alla demonizzazione di tutto ciò che sa di Occidente, a partire dai valori della Rivoluzione Francese, dell’Illuminismo e anche del Cattolicesimo sociale, per non parlare del Marxismo.

Del resto, anche se il suo percorso politico appare piuttosto erratico, stiamo parlando dello stesso Dugin che scriveva nel 1997 un breve saggio, intitolato “Fascismo immenso e rosso”, che ai nostri occhi non può che apparire come un’esaltazione del fascismo sansepolcrista, un testo dove compaiono affermazioni quali “Il fascista detesta gli intellettuali”. Vede in loro borghesi mascherati, borghesi pretenziosi, chiacchieroni e fifoni irresponsabili. Il fascista ama simultaneamente il feroce, il sovrumano e l’angelico.

Ama il freddo e la tragedia, non ama il calore e il conforto.  In altre parole, il fascismo non ama niente di tutto ciò che fa l’essenza del nazional-capitalismo. Esso lotta per il dominio dell’idealismo nazionale (e non del capitale nazionale), e contro la borghesia e gli intellettuali (e non per quella e con questi). La frase celebre di Mussolini definisce esattamente il pathos fascista: Viva l’Italia fascista e proletaria!”.

Ancora: “Le partitocrazie con i loro intellettuali di servizio, avendo trasformato la democrazia in una farsa, si sono probabilmente riuniti per infangare con decisione ed avvelenare il nazionalismo nascente nella società. L’essenza del fascismo è una nuova gerarchia, una nuova aristocrazia. La novità consiste nel fatto che la gerarchia è costruita su principi chiari, naturali, organici: il beneficio, l’onore, il coraggio, l’eroismo”.

Per concludere: “Davanti alla morte, lo scrittore fascista francese Robert Brasillach pronunciò questa strana profezia: Vedo che ad Est, in Russia, il fascismo rimonta, il fascismo immenso e rosso. Ricordate: (s’affermerà) non il capitalismo appassito, rosa-bruno, ma l’alba abbagliante della nuova Rivoluzione Russa, il fascismo immenso, come le nostre terre, e rosso, come il nostro sangue”.

Queste frasi – che potrebbero a buon diritto apparire come farneticazioni da ubriaco – aiutano a comprendere il sostrato irrazionale del pensiero di Dugin e, a maggior ragione, dovrebbero indurre chiunque a preoccuparsi del fatto che gli ultimi accadimenti mostrino la sintonia fra quello che Dugin dice e quello che Putin fa, pur senza mai citarlo apertamente.

Sulla guerra contro l’Ucraina

E cosa ha detto Dugin dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina? Il 4 marzo ha dichiarato all’Agenzia Stampa Italia che “la Russia ha stabilito un percorso per costruire il suo mondo, la sua civiltà. E ora il primo passo è stato fatto. Ma sovrano di fronte al globalismo può essere solo un grande spazio, un continente-stato, una civiltà-stato. (…) Scrivo quasi sempre cose che poi si avverano. Anche questo si avvererà (…) L’Occidente moderno, dove trionfano i Rothschild, Soros, Schwab, Bill Gates e Zuckerberg, è la cosa più disgustosa della storia del mondo. Non è più l’Occidente della cultura mediterranea greco-romana, né il Medioevo cristiano, e nemmeno il ventesimo secolo violento e contraddittorio. È un cimitero di rifiuti tossici della civiltà, è anti-civilizzazione. E quanto prima e più completamente la Russia se ne stacca, tanto prima ritorna alle sue radici”.

Un mese dopo, il 3 maggio, all’ADN Kronos Dugin chiarisce ulteriormente che “O la Russia stabilisce il controllo su tutto il territorio dell’Ucraina, raggiungendo così i suoi obiettivi, il programma massimo, oppure le forze russe e le unità alleate della Repubblica Popolare di Donetsk e della Repubblica Popolare di Lugansk riprendono e liberano il territorio della Novorossiya da Kharkov a Odessa, con il programma minimo”.

Dunque, per Dugin la liberazione non solo del bacino del Don, ma dell’intera Ucraina orientale e meridionale, comprese le metropoli Kharkiv e Odessa, è il “programma minimo”. Visto come stanno andando le cose, con molta probabilità, lo è anche per Putin.

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4 Commenti

  1. Marco Ansalone 22 giugno 2022
    • anima errante 23 giugno 2022
  2. patrizia 22 giugno 2022
  3. Anima errante 22 giugno 2022

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