Francia: predicatori islamici nel mirino

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Il 28 luglio un decreto di espulsione ha colpito in Francia un predicatore vicino ai Fratelli musulmani, Hassan Iquioussen. Pochi giorni prima, il 12 luglio è stato rinviato a giudizio il celebre islamologo Tariq Ramadan.

Hassan Iquioussen

Hassan Iquioussen, 58 anni, padre di cinque figli e con 15 nipoti, si è visto respingere la domanda di rinnovo del permesso di soggiorno decennale. Nato in Francia e di nazionalità francese ha rinunciato alla cittadinanza da giovane, anche se poi ha cercato invano di riaverla.

Imam della moschea di Escaudain si è imposto all’attenzione delle comunità islamiche come predicatore. Su YouTube ha 172.000 abbonati e 42.000 su Facebook. Nel decreto di espulsione si parla di «atti di provocazione esplicita e deliberata a favore della discriminazione, dell’odio e della violenza contro un gruppo di persone». Lo si indica come portatore di una visione dell’islam contraria ai valori della repubblica francese, violentemente antisemita, favorevole al separatismo delle comunità islamiche rispetto alla vita civile e oppositore della laicità. Oltre che contrario alla parità fra uomini e donne.

In un rapporto dell’Istituto Montaigne è indicato appartenente «alla tendenza più dura e più virulenta dei Fratelli musulmani in Francia su temi come lo statuto delle donne e i rapporti con l’ebraismo».

In una conferenza del 2003 ha indicato lo stato di Israele come frutto di un complotto fra sionisti e Hitler e dieci anni dopo ha accusato gli ebrei francesi di alimentare l’odio ai musulmani. Riguardo agli attentati alle torri gemelle di New York li ha definiti «pseudo-attentati», anche se ha preso distanze dagli attentati avvenuti successivamente in Francia.

L’interessato ha protestato la propria innocenza e la piena adesione ai valori repubblicani. Il suo avvocato ha fatto notare che il decreto è giustificato dalla legge sul separatismo del 2021, si sostiene con manipolazioni retoriche su affermazioni tolte dal contesto e si configura come strumentalizzazione politico-mediatica del diritto. A suo favore sono intervenute 26 moschee del Nord della Francia e la Lega dei diritti dell’uomo.

Tariq Ramadan

A metà luglio è stata confermata l’interdizione di soggiorno in Francia a Tariq Ramadan e il 12 luglio il tribunale di Parigi lo ha rinviato a giudizio in base a quattro denunce di donne che l’hanno accusato di abusi sessuali su di loro.

La vicenda di Ramadan ha interessato l’intero islam europeo (ne abbiamo parlato qui su Settimana News). Figura poliedrica, nato in Svizzera nel 1962, nipote di Hasan al-Banna, fondatore dei Fratelli musulmani, formato a Ginevra, al-Azhar (Cairo) e Friburgo, insegnante in molte università occidentali e medio-orientali era considerato il pensatore musulmano europeo più influente e originale.

La sua posizione potrebbe essere definita come neo-egemonia musulmana, in opposizione alla predominante tradizione teologica-giuridica e alla minoritaria posizione storico-critica di altri pensatori. Non si tratta di modernizzare l’islam, ma di islamizzare il moderno.

Le accuse hanno frantumato l’immagine della sua coerenza ai dettati dell’islam nei comportamenti personali. Prima ha negato tutto, poi ha detto che le interessate erano consenzienti. Il tribunale ha confermato il consenso, ma ha fatto notare una non accettabile relazione dominante-dominato su donne fragili e sotto plagio.

Il giudice istruttore poterebbe ancora impedire il processo che, se venisse celebrato, vedrebbe un acceso dibattito sui fatti, ma anche sugli orientamenti dell’islam in Europa.

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