Il sogno di Erdogan

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Anche se Santa Sofia a Istanbul è stata ripristinata come moschea, la Turchia di Erdogan soffre di sfiducia e di un calo di frequenza religiosa.

Entrando nella basilica di santa Sofia per l’inaugurazione nel 537, Giustiniano aveva esclamato: «Salomone, ti ho superato!». Cosi anche il presidente Erdogan ha avuto la sua frase storica: «Ho realizzato un sogno che avevo fin da bambino!».

Cosa c’è veramente nella testa del presidente? Vedendolo cantare una Sura del Corano nella nuova Moschea Benedetta di Hagia Sophia (in turco: Ayasofya-i Kebir Camii), la domanda ritorna. Aveva presente la preghiera fatta il 29 maggio 1453 nella basilica di Santa Sofia da Mehmet II Fatih, al momento della conquista di Costantinopoli? Il 24 luglio 2020 si è sentito lui il nuovo conquistatore? Ha realizzato in quel momento il grande sogno che aveva fin da bambino?

Qualche giorno prima della trasformazione di Santa Sofia in moschea è stato diffuso un video con una canzone quasi sacra nelle differenti lingue di quello che era l’antico impero ottomano. Un altro grande sogno, forse? Ricostituire l’impero ottomano, in cui il sultano era anche califfo, cioè supremo capo religioso?

Il direttore degli Affari religiosi, Ali Erbaş, Gran Müfti della Turchia (Diyanet), ha pronunciato la sua predica nella solenne preghiera del 24 luglio, davanti a Erdogan e all’assemblea, impugnando la spada, come simbolo della presa di possesso. Subito dopo la preghiera, Erdogan è andato alla tomba di Mehmet II, il conquistatore, accompagnato da Ali Erbaş.

La maggior parte dei commentatori parla di una mossa politica, dato che, negli ultimi tempi, Erdogan aveva visto diminuire i suoi consensi e il suo partito aveva perso le più importanti città della Turchia: Istanbul, Ankara, Smirne, Antalya.

Data la presenza molto vicina della grande moschea Sultan Ahmet (Moschea Blu), non vi era là bisogno di un nuovo luogo di culto. Molti capi religiosi islamici in Turchia si lamentano poi della grande diminuzione di partecipanti alla preghiera, soprattutto dei giovani. Qualche anno fa Erdogan, in un grande meeting con i suoi sostenitori, a chi chiedeva l’apertura a moschea di Santa Sofia aveva detto: «Prima riempite la moschea di Sultan Ahmet, poi vedremo».

Certamente l’avvenimento del 24 luglio, che – ricordiamo – è anche l’anniversario della data del Trattato di Losanna, ha creato in molti una forte emozione ed è stato seguito da un grande pubblico, soprattutto dentro e fuori Santa Sofia.

In molte città, considerate la crisi economica, la mancanza di lavoro e la pandemia del coronavirus, tutto è stato vissuto con molto meno entusiasmo, spesso con indifferenza. Forse Erdogan non avrà la risposta politica in termini di consensi che si aspetta.

Quanto alla “moschea” di Santa Sofia, per ora le immagini hanno mostrato soltato la copertura con tendaggi del grande mosaico di Maria con il Bambino, che domina la grande cupola dell’abside. Dietro le tre tende discendenti dall’alto si può immaginare Maria, Madre di Dio e Sede della Sapienza, che continua ad accogliere anche i fedeli musulmani. I turchi infatti chiamano Maria «Meryem Ana» («Maria Mamma»).

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