Il Coronavirus in Turchia

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In Turchia è stato annunciato il 13 marzo il primo caso positivo di coronavirus. Poi sono iniziate le varie chiusure: il 16 marzo scuole e università e, gradualmente, fabbriche, centri commerciali, ristoranti, magazzini e negozi, attività varie, come i barbieri. Aperti solo i supermercati e le farmacie.

Il 22 marzo vi è stata l’interdizione a uscire di casa per le persone sotto i 20 anni e sopra i 65 anni.

Inoltre, per tutti, proibizione a uscire di casa il sabato e la domenica. Proibizione delle preghiere pubbliche nelle moschee e nei luoghi di culto e ogni tipo di riunione per concerti, teatro e feste varie, come i matrimoni e i funerali.

Alcuni dati. Il 6 maggio il comunicato ufficiale parlava di 132.000 contagiati, 78.202 guariti, 1.278 in terapia intensiva, 3.584 decessi.

Purtroppo il contagio e il numero dei morti continuano ad aumentare. A Istanbul si stanno approntando tre grandi ospedali per contrastare la pandemia. Uno sarà pronto alla fine di questo mese nell’area del vecchio aeroporto ora chiuso, e un altro alla fine dell’anno. Il terzo è la ristrutturazione ad hoc di un ospedale già esistente.

Ora sono state annunciate aperture graduali dall’11 maggio: fabbriche, centri commerciali, negozi, barbieri.

Rimanendo ancora la disposizione del divieto per tutti di uscire di casa il sabato e la domenica, sono state concesse alcune agevolazioni per chi aveva l’obbligo di rimanere sempre in casa. È permessa una passeggiatina dalle ore 11 alle ore 15: la domenica per gli ultrasessantacinquenni; il mercoledì per le persone sotto i quattordici anni; il venerdì per le persone dai quindici ai venti anni.

Tutti i luoghi di culto sono chiusi dal 16 marzo.

«Nelle chiese cattoliche di rito latino, armeno, caldeo e siriaco – dice una fonte di Chiesa a Settimananews – vi è stato un grande impegno per la trasmissione in streaming delle funzioni. Tutte le domeniche e in particolare nella Settimana Santa vi sono state dirette streaming in molte chiese: Istanbul, Smirne, Trabzon (Trebisonda). Le funzioni si svolgono nelle lingue più praticate: turco, italiano, francese, inglese, armeno, aramaico, siriaco e arabo. In alcune chiese di Istanbul, Smirne e Trabzon, vi è la trasmissione quotidiana del rosario e della messa. Si è notato un notevole seguito delle trasmissioni religiose. Anzi si è rilevato come vi siano più persone rispetto alla frequenza abituale della domenica e dei giorni feriali. Questo sembra essere l’aspetto positivo causato dalla pandemia del coronavirus: una riscoperta dell’importanza di Dio e dei valori umani e spirituali che fondano la vita personale, familiare e sociale dell’uomo».

A Istanbul tra i sacerdoti, i religiosi e le religiose vi sono stati alcuni casi di contagiati, ma non vi sono stati decessi. Non risultano, per ora, persone contagiate nella diocesi di Smirne e nel Vicariato di Anatolia.

Anche le altre comunità cristiane non cattoliche (ortodosse e armene) si sono impegnate a trasmettere in streaming le funzioni religiose, soprattutto in occasione delle celebrazioni pasquali.

Fino ad oggi non si parla di apertura dei luoghi di culto. Il 24 maggio inizieranno le feste a conclusione del mese di digiuno (Ramadan). Probabilmente le autorità aspettano la fine delle feste per annunciare altre eventuali aperture, temendo un maggior incremento o ritorno del contagio.

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