La situazione in Burkina Faso

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Come quasi tutti i paesi del mondo, siamo stati raggiunti dal coronavirus. È trascorso circa un mese dalla manifestazione dei primi casi. I contagi progrediscono in città a un ritmo di una ventina al giorno in questo periodo pre-pasquale. Considerando le persone che nel tempo guariscono e alcune che, purtroppo, non ce la fanno, la situazione per il momento non sembra precipitare in un baratro senza fine.

Sono stati pure allestiti reparti speciali di cura e luoghi dove effettuare il test. Sono state emanate misure preventive, tra le quali il divieto di assembramento, la sospensione del culto pubblico (chiese, moschee) e il coprifuoco dalle 19.00 alle 5.00 (per evitare la frequentazione di locali pubblici serali e notturni). La gente, inizialmente un po’ spaventata e rallentata dalle notizie provenienti dal resto del mondo, ora sembra aver abbassato la guardia, mentre è proprio questo che le autorità temono, benché si siano prodigate con tutti i mezzi di informazione a ribadire l’importanza di rispettare le misure preventive.

Il fatto è che – per chi non ha un “conto in banca” – non è facile rimanere vari giorni a casa senza lavorare. La maggior parte del lavoro consiste qui di piccolo commercio e di artigianato che si svolge per lo più sulla strada: più la strada quindi è frequentata e meglio è, perché vuol dire avere più clienti. L’altra ragione che senz’altro non facilita la permanenza nelle abitazioni è la “semplice” mancanza del frigorifero. Dunque: senza frigorifero, né somme a disposizione, non è certamente facile pensare che la gente possa stare a casa e possa uscire una sola volta alla settimana per fare la spesa…come in occidente.

Un aspetto politico di carattere positivo è che, per far fronte all’emergenza, si siano ripristinate certe attività da tempo chiuse. Ad esempio, una fabbrica di medicinali che produceva paracetamolo e clorochina chiusa dal ’96, a causa della concorrenza internazionale, ha ora ripristinato la produzione locale di tali farmaci, ben conosciuti per il loro impiego nel trattamento della malaria e che ora pare abbiano pure una certa efficacia contro il Covid-19.

Dal punto di vista della pratica di fede, i cristiani soffrono molto il fatto di aver vissuto la Quaresima senza messe, né vie crucis comunitarie. Come pastori del popolo, a partire dalle conferenze episcopali sino alle singole parrocchie, ci siamo interrogati, via via, su come affrontare questa situazione.

Oltre all’invito rivolto a ciascuno a pregare nella propria famiglia, abbiamo moltiplicato le proposte attraverso i mezzi di comunicazione: la trasmissione delle funzioni sulle reti nazionali, i messaggi ai gruppi che hanno accesso a internet, le telefonate alle persone ritenute in maggiore difficoltà. Come papa Francesco ci ha esplicitamente richiesto, non vogliamo trascurare soprattutto i più poveri che non hanno neppure gli strumenti e una voce per chiedere aiuto.

Grazie a Dio gli attacchi terroristici sono diminuiti di molto in questo periodo. Non sappiamo se ciò sia legato alla pandemia minacciante o meno.

Anche qui ci troviamo a celebrare il triduo pasquale nella chiesa parrocchiale a porte chiuse e senza fedeli. Così ci uniamo a voi in Italia e a tutto il mondo che si trova in apprensione e dolore.

Nonostante tutto, sono giorni santi: Buona Pasqua!

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