Ortodossia serba–Montenegro: firma del concordato

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Al mattino del 3 agosto, in una residenza riservata dell’amministrazione statale (villa Gorica, Podgorica, Montenegro) e senza alcuna comunicazione pubblica è stato firmato il concordato fra la Chiesa ortodossa serba, la comunità religiosa maggioritaria nel paese (450.000 persone su 630.000 abitanti), e il governo montenegrino. Le firme sono quelle del presidente del consiglio Dritan Abazović e del patriarca di Belgrado, Porfirio.

Dopo aver regolato i rapporti con cattolici, ebrei e musulmani negli anni passati il governo è arrivato, dopo un decennio di tentativi e di scontri, a chiudere il patto fondamentale con la Chiesa locale che appartiene all’obbedienza serba.

Il patriarca ha espresso la sua gratitudine per quelli che hanno permesso l’accordo e anche per quelli che l’hanno criticato. Noi serbi «vogliamo rispettare e obbedire alla costituzione e alle leggi del paese. Pertanto penso che sia molto importante che il governo, in fedeltà alla costituzione e alle leggi del Montenegro, e noi, rispettando la costituzione e le leggi del Montenegro, non desiderassimo nulla di più di qualsiasi cittadino del Montenegro, né avessimo ambizioni di ottenere qualcosa di più rispetto a qualsiasi altra comunità religiosa qui in Montenegro».

Il quadro giuridico «è per noi solo spazio e possibilità di aiutare e contribuire, sulla base del Vangelo e sul suo sistema di valori, non solo alla società democratica, ma più in generale alla società umana» dove tutti si riconoscono fratelli.

Governo in forse

Fra i principi riconosciuti dall’accordo: la separazione fra Chiesa e stato; il riconoscimento di entità legale alla Chiesa; il rispetto dei luoghi religiosi (la polizia entra solo dopo l’approvazione dell’autorità ecclesiastica); poteri giuridici pubblici per la Chiesa; rispetto e inviolabilità dei beni; introduzione dell’educazione religiosa nella scuola. Il testo sarà reso pubblico solo dopo la firma.

Violente discussioni si sono susseguite in questi decenni sui 650 edifici sacri (chiese, monasteri, fabbricati ecc.) e una serie di terreni il cui valore catastale viene stimato nell’ordine del miliardo di euro. Per alcuni giuristi i privilegi accordati sono una rinuncia dell’autorità dello stato e l’espressione di subalternità del paese alla confinante Serbia che non ha mai nascosto il suo patrocinio sul terzo della popolazione di ceppo serbo.

Poche ore dopo la firma si è registrato un duro scontro dentro il governo. Il ministro degli esteri, Ranko Krivokapić ha denunciato l’accordo come una «frode storica» che «attenta ai fondamenti costituzionali del Montenegro» e ha dato appuntamento al 19 di agosto quando il parlamento dovrà votare una mozione di sfiducia al governo di Dritan Abazović, presentata dopo l’espressa volontà del presidente del consiglio di chiudere l’accordo l’8 luglio scorso.

Potrebbe succedere il rovesciamento delle alleanze politiche: abbandono del sostegno esterno da parte del partito democratico al governo e nuova alleanza con i partiti di destra e, in particolare, il partito filo-serbo che finora aveva bloccato tutte le nomine dei quadri centrali dell’amministrazione della giustizia.

Chiesa ed egemonia serba

Dal punto di vista della Chiesa serba la conclusione dell’accordo è un grande risultato. È il primo «concordato» che un paese firma con una Chiesa ortodossa il cui centro amministrativo e cultuale sia fuori del paese. Si dovrebbe chiudere una tensione fra Chiesa ortodossa locale di obbedienza serba con il governo che dura dal riconoscimento dell’indipendenza del paese nel 2006 e risolversi un contenzioso con una Chiesa autocefala montenegrina locale, definitivamente emarginata.

Un sistema di relazioni e di egemonia molto gradito alla Chiesa ortodossa russa a cui la Chiesa serba è legata. In parallelo alla vicinanza del potere politico serbo di Alexsandar Vucić con Vladimir Putin. La protezione della Serbia alla minoranza serba della Bosnia-Erzegovina che minaccia la scissione dal paese e le recenti tensioni anche militari sui confini del Kosovo indicano una tendenza espansionistica serba che aspetta la conclusione della guerra russa in Ucraina per definire i propri obiettivi. E questo nonostante la sua appartenenza all’Unione Europea.

Dopo la conclusione dello scisma con la Macedonia del Nord e il riconoscimento della sua autocefalia, l’attenzione della Chiesa serba si concentrerà ora sulle aree monastiche del Kosovo, considerate il cuore storico della Chiesa serba, per ora sotto protezione internazionale, ma contese fra governo kosovaro e minoranza serba.

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