Russi

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guerra ucraina

Quella sensazione del braccio, sollevato per distruggere, che affonda debolmente verso il basso. Non solo il comandante supremo ebbe improvvisamente questa misteriosa sensazione. Anche l’intera armata d’invasione, fino allora così superiore e inarrestabile, la provò. Perché? Difficile dirlo. Non avevano né vinto né perso la battaglia. Erano ancora in avanzata. Stavano per occupare la capitale del paese invaso. Eppure avevano già perso. Il loro destino era già segnato, il loro e quello del loro impero – sul quale a Borodino, per la prima volta, si era posata la mano di un avversario moralmente più forte (Lev N. Tolstoy, Guerra e pace).

È un libro russo che racconta questa storia. Avevo dodici anni quando l’ho letto per la prima volta e non ho capito una sola parola. Mio nonno, russo, si aspettava invece che lo capissi: ero abbastanza grande, potevo leggere dopo tutto, quindi cosa avrei dovuto leggere se non questo libro dei libri? Così l’ho letto, nella traduzione tedesca.

Mio nonno russo aveva 16 anni quando era fuggito dall’Armata Rossa, tutto solo, attraverso la Siberia e la Cina, verso l’Europa, e aveva poca pazienza con l’idea che io potessi essere troppo giovane per questo tipo di lettura. Un vecchio con un panciotto, una cravatta e un orologio da taschino, che ha insistito sulla sua russità per tutto il suo esilio bavarese con la malinconica cordialità dell’emigrante, che cantava a noi bambini strane canzoni chizhik pizhik e ci benediceva con il segno della croce sulla fronte quando ci separavamo – noi non lo capivamo, ma lo amavamo molto.

È un libro europeo, un libro universale. Nella società che descrive, ci sono francesi, tedeschi, baltici, russi, che corrono e commettono malizie e sciocchezze e, dal più umile alfiere fino all’imperatore Napoleone, non hanno la più pallida idea di cosa stia succedendo. Ma una parte ha invaso l’altra e l’altra si difende.

E questo è ciò che dà all’intero turbinio la sua direzione e il suo slancio, intrecciandolo in un’enorme narrazione – e alla fine un impero cade e un altro trova forza e gloria, e si scrive la storia. Almeno è così che viene raccontata, in retrospettiva, mezzo secolo dopo i fatti. È un libro degli anni ’60 del XIX secolo, in questo senso esso stesso storia.

Non abbiamo alcuna distanza temporale dalla guerra in Ucraina: è il presente. Eppure: la nazione ucraina, così in disaccordo con se stessa fino a poco tempo fa, non si sta forse costruendo nella lotta unificante del moralmente più forte contro l’aggressore e l’invasore? E noi, come europei, non sentiamo noi stessi un enorme aumento di forza? Tutte cose che sembrano improvvisamente concepibili e possibili? Tutti i particolarismi e i litigi e le perplessità che improvvisamente si sciolgono e una nazione europea, se non un impero, che emerge per affermarsi con forza nel gioco globale delle grandi potenze?

Molti lo vorrebbero. Io no. Temo l’idea di un impero europeo. Ho paura dell’idea di qualsiasi impero. Ma cosa ne so io. Sono solo un altro tizio che va in giro a commettere scorrettezze e sciocchezze, e per di più in un angolo molto remoto dell’azione. Eppure: una parte ha invaso l’altra e l’altra si difende. Non possiamo sapere quale storia gli storici futuri racconteranno di questo tempo. Ma sappiamo, per adattare le famose parole di Clemenceau a Versailles nel 1919 su Belgio e Germania, che non diranno affatto che l’Ucraina ha invaso la Russia.

Questa guerra non è uno Stahlgewitter e una fucina di nazioni. È un crimine terribile. Quello che sta succedendo a Kharkiv e Mariupol è un omicidio di massa con mezzi militari. La gente sta fuggendo a centinaia di migliaia dall’Ucraina e dai russi, e molti di loro a Berlino. Il criminale si chiama Vladimir Putin e, a differenza di Napoleone, minaccia bombe nucleari.

Se e in che misura il popolo russo voglia e legittimi la politica di Putin, compresa la sua minaccia di guerra nucleare, non può essere determinato, in assenza di democrazia. Ma per quanto ne sappiamo, ha abbastanza sostegno nella popolazione da poter contare sul fatto che i suoi ordini vengano rispettati. Finché è così, tutto quello che sta accadendo rimane attribuibile alla collettività.

Eppure: “i russi” sono anche un sacco di persone che corrono e commettono malizie e sciocchezze da sogno, e hanno paura e mentono e cercano di arricchirsi e di stare fuori dai guai. Oppure non fanno nulla di tutto ciò, ma resistono e protestano, correndo rischi che noi guerrieri dell’Europa occidentale non possiamo nemmeno immaginare.

Ovviamente sono troppo pochi per cambiare la direzione dell’attacco. Ma esistono. Anche la gente sta fuggendo dalla Russia in questo momento. Hanno bisogno di protezione. La troveranno da noi adesso?

Pubblicato sul sito di diritto costituzionale Verfassungsblog (nostra traduzione dall’inglese).

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