Schönborn: “L’odio non sia la risposta”

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Ha trascorso la notte raccolto in preghiera nella cappella dell’arcivescovado e, al mattino, ha rivolto un appello a tutta la popolazione austriaca duramente colpita dall’attentato del 2 novembre nel cuore della capitale: sono parole accorate e dal tono paterno quelle pronunciate in un’intervista all’emittente televisiva ORF dal card. Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna e presidente emerito della conferenza episcopale d’Austria. E sono parole che potremmo considerare anche rivolte a ciascuno di noi.

Come a ciascuno ha parlato anche il papa al termine dell’udienza generale di mercoledì 4 novembre: «Affido alla misericordia di Dio le persone tragicamente scomparse ed esprimo la mia spirituale vicinanza ai loro familiari e a tutti coloro che soffrono a causa di questi deprecabili eventi, che cercano di compromettere con la violenza e l’odio la collaborazione fraterna tra le religioni».

Panico e paura sarebbero la risposta sbagliata alla violenza, ha spiegato l’arcivescovo di Vienna: occorre invece «Continuare sulla strada della solidarietà, della comunione e della stima reciproca. Sono questi i valori che hanno plasmato l’Austria da sempre» ha detto con chiarezza il cardinale mentre, nella cattedrale di Santo Stefano, era già prevista una liturgia funebre per le vittime, con un numero ridotto di partecipanti, ma con una diretta televisiva a causa delle restrizioni indotte dalle norme AntiCovid-19.
«L’odio non deve essere la risposta a questo odio cieco che si è scatenato ieri sera», ha ribadito Schönborn dalla Stephansplatz. «L’odio finisce soltanto per suscitare nuovo odio»: un modo sbagliato di reagire ai terribili eventi della notte esattamente quanto il panico, «perché chi va nel panico rischia sempre di diffonderlo ancor di più».

Apertura, solidarietà e dialogo tra le religioni alla base della Casa comune europea

L’arcivescovo di Vienna ha anche chiesto a tutti i suoi concittadini di mantenere alti quei valori che hanno reso grande l’Austria in passato (e che sono anche alla base dell’Unione Europea): l’Austria non può diventare una società che si chiude a riccio nella paura, ma deve continuare ad aprire le sue porte e il suo cuore come ha sempre fatto.
«Anche se dobbiamo tenerci a distanza a causa della pandemia, non dobbiamo tenere a distanza i nostri cuori: il calore nella nostra società sia più forte del gelo dell’odio. Non dobbiamo scoraggiarci», ha spiegato con paterna sollecitudine.

Le chiese d’Austria, ha poi ricordato, sono rimaste sempre un punto di incontro aperto a tutti e un luogo «dove si può fare un respiro profondo e recitare una preghiera, in tutta tranquillità», ha proseguito Schönborn. Confessando di aver trascorso la notte nella cappella alla ricerca di «un po’ di pace interiore» con il pensiero alle vittime, alle forze dell’ordine e a quelle di sicurezza, ha rivolto parole di ringraziamento anche a quanti hanno scritto da tutto il mondo, migliaia e migliaia di sms, assicurando preghiere e sostegno. «Questa è la solidarietà del bene, dello stare insieme in comunità e adesso ne abbiamo tutti davvero bisogno».

«Chiediamo benedizioni e pace per i defunti e i feriti e per tutto il Paese in lutto – ha detto all’inizio della celebrazione del 3 novembre all’interno dello Stephansdom – la tradizionale unità e collaborazione delle religioni in Austria non deve andare distrutta. La pace non è mai un traguardo acquisito, bensì una rete continua di tante attenzioni personali, di comportamenti appropriati, per esempio evitando messaggi di odio o fomentando pregiudizi».

La collaborazione fra le religioni e il dialogo ecumenico hanno sempre costituito un filo rosso della pastorale dell’arcivescovo non solo all’interno della vasta diocesi viennese, ma in tutto il Paese soprattutto negli anni in cui ha guidato i vescovi austriaci collaborando con il cardinale di Monaco di Baviera, Reinhard Marx, presidente della conferenza episcopale tedesca e della Commissione dei vescovi accreditati presso la UE (Comece).

«La pace, una parola di fede riconosciuta da tutte le religioni, è un bene prezioso – ha detto nel duomo di Santo Stefano mons. Franz Lackner, arcivescovo di Salisburgo e, dal mese di giugno, anche presidente della conferenza episcopale austriaca –. Un bene che deve essere difeso, se necessario, anche dalle istituzioni e dalle forze dell’ordine. L’importante è non inchinarsi mai alla violenza».

Una corale risposta di pace

Presieduta dal cardinale Christoph Schönborn – al suo fianco il vescovo luterano Michael Chalupka, il metropolita ortodosso Arsenios Kardamakis, il presidente della comunità religiosa islamica in Austria, Ümit Vural, e il vicepresidente della comunità ebraica, Claudia Prutscher – la veglia funebre di preghiera ha visto i rappresentanti delle Chiese e delle religioni recitare insieme preghiere e accendere candele per le vittime dell’attacco terroristico.

Ma, nelle ampie navate, si è registrata anche la presenza dei rappresentanti della comunità civile, dal presidente federale Alexander Van der Bellen, il cancelliere federale Sebastian Kurz e il presidente del Consiglio nazionale Wolfgang Sobotka, e in più quasi tutti i componenti del governo federale e il sindaco di Vienna, Michael Ludwig, fianco a fianco con alcuni leader dell’opposizione e tanti fedeli.

L’Austria appartiene al cerchio più stretto degli Stati membri dell’Unione Europea, i quali si sono impegnati con vigore per dare maggior attenzione al tema della libertà religiosa anche nell’ambito della politica dei diritti umani dell’Unione Europea. La direttiva dell’Unione Europea per il sostegno e la salvaguardia della libertà di confessione e di religione è un importante risultato di questa iniziativa.

Perché la nostra Casa comune continui a fondarsi su solide basi, come testimonia la reazione composta a questo tragico evento.

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