UE: Commissione senza difesa della libertà religiosa

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EU libertà religiosa

La Commissione europea presieduta da Ursula von der Leyen ha deciso di cancellare il posto di Incaricato speciale per la promozione e la protezione della libertà religiosa o di credo al di fuori dell’Unione Europea – posizione occupata dal 2016 nella Commissione Junker dallo slovacco Jan Figel, che nel suo rapporto di fine mandato aveva sottolineato sia l’esplicita volontà deliberativa del Parlamento europeo nella creazione di questo ruolo, sia la sua precarietà strutturale all’interno della Commissione.

Il presidente della COMECE, card. J.-C. Hollerich, ha immediatamente reagito, insieme ad altri leader delle comunità religiose europee, davanti alla decisione presa dalla Commissione von der Leyen rimarcando il riconoscimento globale e l’importanza in situazioni critiche dell’operato di Figel quale rappresentante dell’Europa in questo ambito delicato e decisivo dei diritti dell’uomo. A suo avviso l’Unione Europea deve continuare nel suo impegno e nel suo ruolo guida per quanto riguarda il diritto di libertà di coscienza, espressione e religione.

La scelta appare essere quantomeno inattuale, soprattutto tenendo conto della crisi mondiale legata alla pandemia da Covid-19 nella quale le religioni possono svolgere una costruttiva opera di coesione sociale e di cura sulla dimensione spirituale dell’umano, e che ha visto al tempo stesso aumentare le discriminazioni civili ed economiche a motivo dell’appartenenza religiosa ed etnica. Proprio in questo senso andava l’appello alle religioni lanciato qualche mese addietro dal segretario generale dell’ONU A. Guterres.

La diplomazia religiosa della fraternità umana, portata avanti da papa Francesco con un occhio di particolare riguardo volto all’Unione Europea, vista come la sponda istituzionale adeguata per un’alleanza in vista della cura dei legami sociali nella loro dimensione più profondamente umana, non ha trovato adeguata corrispondenza nella strategia immaginata da von der Leyen per l’Unione che cerca di uscire dalla pandemia come soggetto in grado di attestarsi con autorevolezza nelle intemperie della nuova geopolitica globale.

135 membri del Parlamento federale tedesco, con una coalizione trasversale ai partiti, hanno promosso un’iniziativa presso il Governo federale affinché, in questo semestre che lo vede alla guida del Consiglio dell’Unione Europea, si impegni attivamente a garantire che all’interno della Commissione Europea sia data continuità alla posizione di Incaricato speciale per la promozione e la protezione della libertà religiosa o di credo al di fuori dell’Unione Europea.

Nello stesso tempo, i parlamentari del Partito popolare europeo hanno inviato una lettera alla presidente von der Leyen affinché riconsideri la decisione presa dalla sua Commissione e provveda alla nomina dell’Incaricato speciale – come previsto dalla delibera del Parlamento europeo, tenendo conto anche del fatto che con una risoluzione del 15 gennaio 2019 esso ha esplicitamente chiesto al «Consiglio e alla Commissione di supportare adeguatamente il mandato, le capacità e i compiti dell’Incaricato speciale».

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