Vescovi USA: chiuso il gruppo di lavoro “Biden”

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In due articoli pubblicati da National Catholic Reporter si annuncia la chiusura, da parte dei vertici della Conferenza episcopale statunitense, del gruppo di lavoro ad hoc formato per far fronte all’elezione del cattolico Biden a presidente – soprattutto per ciò che concerne l’aborto e le questioni di genere.

Il testo prodotto dal gruppo di lavoro in questi tre mesi di attività, sulla “coerenza eucaristica”, passa ora nelle mani della Commissione per la dottrina della fede della Conferenza episcopale. Sarà essa a elaborare un testo definitivo, qualora lo ritenga necessario, da presentare e discutere poi in sede di Assemblea plenaria. Giunti eventualmente a questo punto, trattandosi di un documento dottrinale, esso ha bisogno dell’approvazione da parte di 2/3 dell’Assemblea per poter essere congedato come documento della Conferenza episcopale stessa.

La creazione del gruppo di lavoro, la dichiarazione del presidente della Conferenza episcopale mons. Gomez rilasciata poco dopo il giuramento di insediamento di Biden e la stesura di un documento sulla “coerenza eucaristica”, sono tutti passaggi che avevano trovato grosso plauso in quel cattolicesimo americano che sembra rispecchiarsi più nell’era Trump che nella Chiesa di Francesco. Per tutti Georg Weigel che, in un articolo pubblicato su First Things, aveva definito la vittoria di Biden come un “punto di flesso” per il paese e la Chiesa cattolica. Il cattolico Biden, secondo Weigel, rappresenta “una prova senza precedenti per la coerenza sacramentale e morale della Chiesa”.

“Un nuovo documento sulla ‘coerenza eucaristica’ non è altro che una parola in codice per negare la comunione ai politici pro-choice. La frase ‘coerenza eucaristica’ non appare in nessun passaggio del documento sulla liturgia del concilio Vaticano II. Per Weigel, chiaramente, significa negare la comunione” a Biden (M.S. Winters, NCR).

Se si arriverà o meno alla pubblicazione di tale documento dipende dal fatto se, intorno a esso, il gruppo di vescovi che preme per una scomunica nazionale di Biden riuscirà a coagulare la maggioranza necessaria – cosa che non sarebbe stata necessaria se il gruppo di lavoro non fosse stato chiuso e avesse pubblicato da sé il testo.

Già in precedenza R. McElroy, vescovo di San Diego, si era espresso con preoccupazione sul tentativo di fare “dell’eucaristia un’arma politica”. L’arcivescovo di Washington, W. Gregory, ha pubblicamente affermato che non si rifiuterà di dare la comunione a Biden: “Non voglio sedermi al tavolo mettendo prima una pistola su di esso. Quello che voglio è cercare il dialogo col nuovo presidente”.

La Chiesa americana e tutto il cattolicesimo del paese avrebbero bisogno proprio di questo: concedersi spazio per iniziare a parlarsi e ascoltarsi, riconoscendo che nessuna delle posizioni contrapposte (nei termini in cui vengono presentate) appare essere in grado di generare una più grande consapevolezza su questioni etiche centrali. In primis, per gli Stati Uniti, quella dell’aborto – che sta rischiando di diventare più la bandiera di uno schieramento ideologico che un fenomeno intorno al quale tutto il paese sarebbe chiamato a riflettere.

“Certo, Biden sbaglia in materia di aborto e non riesce a essere chiaro quando cerca di spiegare la sua posizione. Ma non l’ho mai sentito tentare di confondere la gente su quello che la Chiesa insegna in materia”. Ma anche l’altra parte manca di chiarezza: “All’interno del movimento pro-life non vi è accordo su cosa dovrebbe essere un sistema legale pro-life; e poi vi è il fatto che, qualsiasi sia la soluzione politica o legale, che i guerriglieri culturali vorranno portare avanti nei prossimi anni, essa sarà rapidamente messa da parte perché non sono stati capaci di convincere la cultura che l’aborto è qualcosa di sbagliato. Facendo dell’accesso alla comunione un’arma, essi non faranno altro che alienare ancora di più persone che, come me, considerano l’aborto una grave ferita inferta alla dignità umana, ma non l’unica ferita degna di essere presa in considerazione quando entriamo nel seggio elettorale” (M.S. Winters, NCR).

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