Brexit: Contesto, caos e conversione

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Contesto

Non posso guardare alla Brexit senza pensare a Trump. Ho la sensazione che l’elezione di Trump e il voto del Regno Unito nel 2016 per lasciare l’Europa dimostrino entrambi uno spostamento a destra in politica e l’emergere di quelle che ora chiamiamo “fake-news”. I risultati effettivi su entrambe le sponde dell’Atlantico erano certamente imprevisti e hanno portato con sé conseguenze impreviste e, possiamo dire, divisive e caotiche.

Questo spostamento a destra e la torsione della verità come mezzo per giustificare i fini non si limitano al Regno Unito e agli Stati Uniti. Credo che oggi ci sia qualcosa di più globale nel nostro mondo; Brexit e Trump ne sono solo i sintomi.

Che cosa “questo” sia non so dire, ma sembra collegato a: 1) la disuguaglianza sociale ed economica globale che sta crescendo tra i popoli; 2) un irragionevole senso del diritto e 3) poteri e ordini del giorno sotterranei ed egoistici.

La posizione ufficiale del Regno Unito (Partito conservatore) è che uscirà dall’Europa il 31/10/19 – «deal or no-deal» (accordo o non accordo). “Nessun accordo” significa semplicemente che, al momento di uscire dall’Europa, non saranno stati concordati in anticipo termini (ad es. viaggi, commercio, unione doganale ecc.) tra il Regno Unito e l’Europa. Accanto a questo c’è il “back-stop”.

Il “back-stop” è effettivamente una “polizza assicurativa” precedentemente e all’unanimità concordata tra i 27 Paesi europei e il Regno Unito per impedire il ritorno in qualsiasi momento dopo la Brexit di qualsiasi tipo di confine (fisico) duro tra la Repubblica d’Irlanda (Europa) e Irlanda del Nord (Regno Unito).

Sotto la pressione dell’Irlanda del Nord e dei brexiteers, il governo britannico, sotto la guida di Boris Johnson, sta cercando di convincere l’Europa a riconsiderare le posizioni  “back-stop”, finora senza successo.

Proprio oggi (28 agosto 2019) il primo ministro ha formalmente chiesto alla regina di sospendere il parlamento per un massimo di un mese, una richiesta che la regina ha accettato. Questo atto, formalmente noto come “proroga”, sta già portando all’accusa che il governo al momento stia cercando di uscire dal Regno Unito – deal or no-deal – aggirando il parlamento.

Quali saranno le conseguenze di ciò dovrà ancora rivelarsi, ma ci sono molte persone nel governo e nell’opposizione che si oppongono a questa manovra e cercheranno, da questo momento, di vanificarla.

Caos

Sebbene la mia famiglia abbia lasciato Belfast quando ero piuttosto giovane, so dalla storia, dalla famiglia e dall’esperienza di come fossero i controlli alle frontiere (polizia / esercito) e le controversie sui confini! Sono certo che pochissime persone vorrebbero tornare a quello stile di vita.

Dall’accordo del Venerdì Santo (1999), le persone che vivono nel Nord e nel Sud hanno sperimentato l’Irlanda come un’isola nella quale sono liberi di muoversi da un capo all’altro. Probabilmente, in molti luoghi le nette distinzioni dell’identità Nord / Sud che erano presenti in epoche precedenti si sono ammorbidite… fin qui. Il ripristino di un confine duro sarebbe un deplorevole passo indietro.

In qualunque modo e per qualunque motivo la gente abbia votato per la Brexit – gli ultimi due anni sono stati e continuano ad essere contrassegnati da divisione, incertezza, speculazione e ansia – tutti i fattori stanno avendo un notevole impatto sul tessuto sociale ed economico non solo del Regno Unito ma dell’Irlanda, dell’Europa e oltre: il morale è spento, la speranza è annebbiata; frustrazione, paura e rabbia stanno dando origine a disordini politici. Basti pensare ai gilets jaunes e ai movimenti foulards rouges in Francia e ai graffiti in Belgio. Si cercano capri espiatori.

Conversione

«Facciamo di nuovo grande l’America» e il desiderio di rimettere in auge la “Gran” Bretagna mi sembra abbia a che fare con ambizioni egoistiche più che con qualsiasi altra cosa. L’argomento avanzato dai repubblicani (USA) e dai conservatori (Regno Unito) sembra essere che, se sigilliamo i nostri confini, saremo tutti più sicuri (e più ricchi). Questa non è la via del Vangelo.

Una “filosofia del cammino solitario” non fa parte del sogno divino. Internazionalità, interrelazioni, interdipendenza, interreligiosità, dialogo interreligioso, interazione sono le parole che contano oggi, non individualismo, indipendenza e isolazionismo. In questo momento di incertezza e di instabilità, speriamo e preghiamo che il Regno Unito, gli Stati Uniti e altri soggetti simili intraprendano una conversione: un cambiamento di mente e di cuore.

shift to the right in politics

Bansky on Brexit

Brexit: Context, Chaos and Conversion

Context

I cannot look at Brexit without thinking of Trump. My sense is that the 2016 election of Trump and the UK vote to leave Europe both evidence a shift to the right in politics and the emergence of what we now call “fake news”. The actual results on both sides of the Atlantic were certainly unanticipated and have brought with them unforeseen and one can say very divisive and chaotic consequences. This shift to the right and the perversion of truth as a means to justify ends are not limited to the UK and the USA. I believe there is something more global taking place in our world today. Brexit and Trump are but symptoms of this. What “it” is I cannot say but it does seem connected to: (i) the global social and economic inequality that is growing among peoples; (ii) an unreasonable sense of entitlement and (iii) self-serving hidden powers and agendas.

The official position of the UK (Conservative Party) is that it will exit Europe on 31/10/19 – «deal or no deal». “No deal” simply means that at the point of exiting Europe no terms (e.g, travel, trade, customs union, etc) will have been agreed beforehand between the UK and Europe. Alongside this is the “back-stop”. The “back-stop” effectively is an “insurance policy” that was previously and unanimously agreed between the 27 European Countries and UK to prevent the return at any time post Brexit of any kind of hard (physical) border between the Republic of Ireland (Europe) and Northern Ireland (UK). Under pressure from Northern Ireland and Brexiteers, the UK government under the leadership of Boris Johnson is trying to persuade Europe to reconsider the “back-stop” position, so far without success. Only today (28 August 2019) the Prime Minister has formally requested the Queen to suspend parliament for up to a month, a request that the Queen has agreed to. This act, formally known as ‘”prorogation” is already leading to charges that the Government of the day is trying to exit the UK – deal or no deal – by bypassing parliament. What the consequences of this will be have yet to show themselves, but there are many people in Government and in opposition who are opposed to this manoeuvre and will see to frustrate it from this point on.

Chaos

Though my family left Belfast when I was quite young, I know from history, family and experience what border controls (police/army) and border disputes were like! I would vouch to say that very few people would want to return to such a way of life. Since the Good Friday Agreement (1999), people living in the North and in the South have come to experience Ireland as one Island in which they are free to travel from one end to the other. Arguably, in many places the sharp distinctions of North/South identity that were present in earlier times had softened … until now. The erection of a hard border would be a most regrettable setback.

Whichever way and for whatever reason people voted on Brexit – these past two years have been and continue to be marked by division, uncertainty, speculation and anxiety – all of which are having an impact on the social and economic fabric not just of the United Kingdom but of Ireland, of Europe and indeed beyond: morale is dampened, hope is dimmed; frustration, fear and anger are giving rise to political unrest. One only has to think of the Yellow jackets and red scarves movements in France and the chalked messages in Belgium. Scapegoats are being sought.

Conversion

«Let’s make America great» again and the desire to put the great back into Britain appear to me to have more to do with selfish ambition than anything else. The argument put forward by Republicans (US) and Conservatives (UK) seemed to be that if we seal our borders we will all be safer (and richer). This is not the way of the Gospel. A “a go it alone philosophy” is not part of the divine dream. Internationality, interrelations, interdependence, interfaith, interreligious dialogue, interaction are the words that matter today, not individualism, independence and isolationism. In this time of uncertainty and instability, let’s hope and pray that the UK, the US and other likeminded bodies undergo a conversion – a change of mind and heart.

shift to the right in politics

Fr. Derek Laverty is based in Rome and is a member of the leadership team of the Congregation of the Sacred Hearts of Jesus and Mary (SSCC).

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