Erdoğan, i curdi e il consenso popolare

di: Francesco Strazzari (a cura)

Nella drammatica condizione della popolazione curda attaccata dalle truppe di Ankara, vittima della colpevole dismissione degli Stati Uniti di Trump e dell’impotenza dell’Unione Europea, c’è un aspetto sorprendente e doloroso: il consenso della popolazione turca all’operazione bellica. Ci è arrivata una testimonianza diretta dalla Turchia che riproponiamo. A questa segue la citazione della posizione di Commissione Giustizia e pace tedesca.

Non so se posso aiutarti in qualcosa. Nell’ultima settimana sono stato molto impegnato. Seguo gli avvenimenti sopratutto con la preghiera. Certamente si avverte che la grande maggioranza della popolazione (quella non curda) è favorevole alla guerra scatenata dal presidente della Repubblica. Tutti dicono che è necessario liberarsi dal terrorismo (quello curdo) che minaccia la sicurezza della nazione. Inoltre, continua ad aumentare il malcontento verso i rifugiati siriani, che disturbano, secondo loro, le scuole con la presenza dei loro bambini e inoltre vi sono gli adulti siriani che lavorando in nero tolgono agli altri il lavoro. Anche le autorità religiose, come quelle armene e siriane ortodosse, si sono dichiarate favorevoli alla guerra di Erdoğan, che avrebbe l’unica intenzione di portare pace e sicurezza. In ogni caso la vita quotidiana, almeno qui, continua a svolgersi come se non ci fossero problemi alla frontiera.

popolazione curda

Recep Tayyip Erdoğan

Dopo gli armeni, i curdi?

Riprendiamo parte della dichiarazione di mons. Wilmer Heiner, vescovo di Hildesheim e presidente della Commissione Giustizia e pace della Chiesa cattolica in Germania.

«L’invasione turca delle regioni nord-orientali della Siria rappresenta una chiara lesione del diritto internazionale. E anche se il governo turco si rifà a una presunta “minaccia terrorista” da parte delle milizie curde e afferma di voler stabilire una “zona di sicurezza”, questo non può ingannarci rispetto al fatto che la Turchia porta avanti una politica sistematica contro la popolazione curda.

Il richiamo al diritto di autodifesa secondo l’articolo 51 è caratterizzato da una forte debolezza argomentativa e non regge a un più attento esame dei fatti. Questa grave ferita inferta al diritto internazionale non è un piccolo atto di poco rilievo, ma mina le fondamenta dell’ordine di diritto internazionale – e, con ciò, gli stessi diritti dell’uomo. Inoltre, essa contribuisce a un escalation della situazione di crisi.

La prima conseguenza di questa invasione è un’ampia crisi umanitaria nelle regioni colpite. Ci sono circa 100.000 persone in fuga, e diventeranno sicuramente di più. Gli attacchi turchi alle città mirano sostanzialmente alla popolazione civile.

Se si considera poi la volontà turca di voler spostare nella “zona di sicurezza” i rifugiati siriani, allora si staglia all’orizzonte il tentativo di deportare la popolazione curda da queste regioni. Ne consegue la minaccia di una “pulizia etnica”. La storia, anche quella del Medio Oriente, ci ha insegnato che le “pulizie etniche” producono enorme dolore e ingiustizia, e che a lungo termine si tratta di atti abominevoli e catastrofici».

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