La rinuncia di Hollande

di: Hugues Derycke

Dopo la riuscita delle primarie della destra e del centro che ha visto, alla fine di novembre, la vittoria di François Fillon su Alain Juppé al secondo turno, e l’esclusione di Nicolas Sarkozy al primo turno, è stato il presidente attuale, François Hollande, a presentare la sua rinuncia ai primi di dicembre.

Grandi nella sconfitta e nella rinuncia

Vi è una certa saggezza in questa situazione e decisione: l’ex presidente, Nicolas Sarkozy, e l’attuale, François Hollande, non saranno candidati nel 2017. Ora l’uno e l’altro avevano annunciato questa candidatura o l’avevano presa seriamente in considerazione. Le loro presenze e istanze nella campagna già in corso da parecchi mesi hanno di conseguenza bloccato l’orizzonte democratico e hanno ipotecato l’emergere di nuovi candidati e dunque di un rinnovamento della vita politica.

Queste due uscite di scena, compiute a meno di 15 giorni di distanza, confermano un nuovo interesse dei francesi per la politica e soprattutto rafforzano il sentimento di un possibile rinnovamento democratico.

In maniera sorprendente questa saggezza della gente è passata, in un caso, attraverso la contrapposizione delle primarie e, nell’altro, attraverso la necessità di sapere ascoltare i cittadini nel loro profondo malcontento.

Si sarebbe potuto sperare che la saggezza dei governanti li portasse a ritirarsi prima da queste presidenziali. Vi è grandezza nel manifestare un’ambizione politica; vi è grandezza nel viverla come un servizio alla nazione; non vi è grandezza nell’aggrapparsi, oltre ogni ragionevolezza, a un ruolo politico. Sono stati i francesi, mobilitandosi contro le loro candidature, a riportare alla ragione i due presidenti. La saggezza della gente, in questo caso, è stata più forte delle ambizioni di rivincita o di prosecuzione. È verosimile che entrambi questi uomini siano usciti grandi dalla prova. L’uno, sapendo di dover uscire di scena; il secondo, conservando il servizio allo stato e alla nazione in un periodo elettorale reso più delicato dal rischio del terrorismo. In sostanza, il popolo ha saputo conferire una certa forma di «grandezza» ai suoi due ultimi presidenti.

Uomini nuovi

Uomini e donne nuovi possono ora entrare in scena. La candidatura di Manuel Valls è stata annunciata il 5 dicembre scorso; bisognerà stare attenti alla capacità delle primarie della sinistra di allargarsi a una vera consultazione popolare e a cercare di andare oltre gli apparati. Il gioco dei commenti e delle opposizioni mediatiche riprende; vi è una saggezza democratica che ha saputo esprimersi.

Le elezioni presidenziali in Austria, domenica 4 dicembre, hanno messo in rilievo la stessa prudenza: gli elettori hanno sconfessato i sondaggi che davano vincitore il candidato dell’estrema destra.

Così pure in Italia, la stessa domenica, sarebbe stato più saggio che quanto manifestavano i sondaggi – ovvero uno scontento popolare di fronte a un metodo giudicato troppo brutale per una pur necessaria riforma costituzionale – fosse stato meglio percepito dalla Presidenza del consiglio.

Non diciamo troppo in fretta che i tempi sono cattivi per la democrazia, se non sappiamo discernere e ascoltare: la saggezza della gente trova modo di esprimersi. A noi stare attenti a questo discernimento dei segni dei tempi.

Testo a cura di Francesco Strazzari

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