2 agosto: la Terra non ce la fa più…

di: Marco Bernardoni

sfruttamento terra

La notizia scuote la tranquillità soporosa di una calda mattina estiva. La trovo, dopo il caffè, nella casella di posta gridata dai titoli di Le Monde e di Le Figaro (mi dico che forse i cugini francesi sono più sensibili al tema… ma perché poi La Croix oggi mi segnala solo la questione delle Olimpiadi 2024, i ritardi dei treni e una vicenda di delfini?). I titoli: «2 agosto: il giorno in cui una sola Terra non basta più all’umanità» (Le Figaro). «Dal 2 agosto l’umanità vive a credito» (Le Monde).

Sarà per il tono vagamente apocalittico (che spaventa e affascina); sarà per la polemica anche di recente rinnovata tra sostenitori e negatori della responsabilità umana sui cambiamenti climatici (a conferma che nel dibattito pubblico la scienza la si porta a sostegno di posizioni opposte… povera scienza), sarà perché le vacanze lo consentono, ma decido di non cancellare subito le email per dare un’occhiata ai due articoli (e alle loro apprezzabili infografiche).

«La data fatidica è sempre più precoce. Da mercoledì 2 agosto, l’umanità vive a credito, avendo consumato – in soli 7 mesi – tutte le risorse che la Terra può produrre in un anno. Da qui alla fine del 2017, per continuare a bere, a mangiare, a riscaldarci o a spostarci dovremo sovrasfruttare gli ecosistemi e compromettere la loro capacità di rigenerazione» (Le Monde). L’anno scorso era caduto l’8 agosto… Si parla dello Earth Overshoot Day («Giorno del sovrasfruttamento della Terra»), calcolato dalla Global Footprint Network, l’organizzazione americana che ha sviluppato il concetto e che sostiene la campagna di sensibilizzazione, la quale ci informa che stiamo consumando e inquinando come se avessimo a disposizione 1,7 Terre. «I costi di questo crescente sbilanciamento ecologico stanno diventando sempre più evidenti nel mondo e li vediamo sotto forma di deforestazione, siccità, scarsità di acqua dolce, erosione del suolo, perdita di biodiversità e accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera» (dal comunicato di Global Footprint Network dello scorso 27 giugno).

Leggo ancora che «il 60% del budget annuale di risorse naturali è rappresentato dalla richiesta di natura per l’assorbimento delle emissioni di anidride carbonica»… Insomma, dal giorno del sovrasfruttamento, le risorse naturali della Terra non riescono più ad assorbire la CO2 emessa dalle attività umane. «Questo aumenta l’acidificazione degli oceani e il degrado dei terreni agricoli e delle foreste», fa notare un responsabile del WWF. E non solo questo, poiché «i gas che non vengono assorbiti aumentano la concentrazione di CO2 nell’aria contribuendo al riscaldamento del clima» (Le Figaro).

C’è di più. La produzione di cibo è responsabile di una fetta importante dei gas serra: si stima che il 24% provenga dal settore agricolo. La Fondazione Barilla ha calcolato che lo spreco di cibo produce, da solo, l’immissione in atmosfera di 24,5 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno, di cui 14,3 milioni dovuti agli sprechi domestici. Riducendo lo spreco alimentare, il consumo di proteine animali e tagliando l’eccesso di calorie nell’alimentazione, si andrebbe nella direzione di abbassare l’impronta ecologica, posticipando di conseguenza l’Overshoot Day. Niente di nuovissimo. Purtroppo.

Sarà che sono giorni di caldo insopportabile. Sarà che questo riduce la mia già fragile fiducia verso le rassicurazioni dei negatori (sono forse un inguaribile apocalittico). Sarà che ricordo di aver incrociato un tempo Il principio responsabilità di Hans Jonas (di cui non sento quasi più parlare… ricordo che davanti alla trasformazione della «natura dell’agire umano» da parte dei «nuovi poteri» della tecnica, Jonas introduceva l’idea di vulnerabilità della natura e invocava un «mutamento dell’etica» che tenesse conto anche di coloro che oggi non hanno voce, come le generazioni a venire). Sarà che non riesco a dimenticare che lo spreco alimentare, il consumo di proteine animali, l’eccesso di calorie nell’alimentazione indicano la minutissima porzione più ricca del pianeta alla quale apparteniamo, la quale sfrutta e inquina senza remore particolari il bene di tutti (lo ricordo sempre quando qualche mio conterraneo denuncia l’invasione dei migranti economici o reclama contro l’ingiustizia di Dio per quanto gli è capitato…). Sarà che sono anche un semplificatore di questioni complesse.

Sarà… ma dopo la lettura qualche domanda mi è rimasta (e non è bastato cancellare le email).

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