“Aprite parrocchie, monasteri e santuari di tutta l’Europa”

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Un invito a «parrocchie, comunità religiose, monasteri e santuari di tutta l’Europa affinché, esprimendo il Vangelo in modo concreto», accolgano «ciascuno almeno una famiglia di rifugiati». È quanto chiedono in una lettera alle Conferenze episcopali dell’Unione europea i cardinali Konrad Krajewski, elemosiniere di papa Francesco, Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della COMECE, e Michael F. Czerny, sotto-segretario del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale. La lettera, resa nota il 21 febbraio dalla COMECE, nasce dall’invito di papa Francesco a non rimanere indifferenti «al grido disperato di tanti fratelli e sorelle» e a non «passare oltre, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano». La riprendiamo dal sito della COMECE.

Eminenza/Eccellenza reverendissima,

concludendo l’Angelus del 6 settembre 2015, papa Francesco ha fatto appello a parrocchie, comunità religiose, monasteri e santuari di tutta l’Europa affinché, esprimendo il Vangelo in modo concreto, accogliessero ciascuno almeno una famiglia di rifugiati.

Nella stessa occasione il santo padre ha anche sollecitato il sostegno di tutti i vescovi del continente: «Rivolgo ai miei fratelli vescovi d’Europa, veri pastori, che nelle loro diocesi sostengano il mio appello, ricordando che la Misericordia è il secondo nome dell’Amore: «Ciò che hai fatto per il più piccolo dei miei fratelli, lo hai fatto per me» (cf. Mt 25, 46)».

Dopo il suo viaggio nell’aprile del 2016 a Lesbo, consapevole della situazione di drammatico sovraffollamento e di sofferenza nella quale si trovano oltre 20.000 profughi in quell’isola e molte altre migliaia nei diversi hot spot della Grecia, il Papa non ha mai mancato di adoperarsi in loro aiuto, cercando di aprire dei corridoi umanitari per il loro trasferimento, in piena dignità, in altri paesi europei.

Della ininterrotta sollecitudine del santo padre sono espressione le numerose missioni compiute sulle isole dell’Egeo dal cardinale Krajewski e dal cardinale Hollerich. Così, dopo il primo gruppo di 21 profughi condotti in Italia dal santo padre nel suo viaggio di ritorno da Lesbo, accolti dalla Santa Sede, altre famiglie hanno potuto in questi anni lasciare l’isola per realizzare, dopo tanta attesa e sofferenze, un felice inserimento nella società europea, ai cui margini avevano già sopravvissuto per lungo tempo. È questo il caso di due famiglie accolte nel novembre 2019 dall’arcidiocesi di Lussemburgo e di altri 33 rifugiati, cui altri 10 si aggiungeranno entro il gennaio 2020, a Roma, la cui accoglienza è presa in carico dalla Elemosineria Apostolica e dalla Comunità di Sant’Egidio, che hanno concordato con le autorità greche le modalità giuridico-amministrative del loro trasferimento.

Si è dunque aperta una via che potrebbe ridare speranza a circa 20.000 adulti e a oltre 1.100 minori non accompagnati che sono rimasti bloccati senza limiti di tempo in campi temporanei e in strutture precarie, già dentro l’Europa ma fuori la società europea.

Questa via, incoraggiata dalle parole del santo padre, diventa per tutta la Chiesa, oltre che un dovere cristiano, un invito accorato a suscitare energie nuove ed evangeliche di accoglienza in ciascuno dei Paesi membri dell’Unione Europea, nei quali le rispettive conferenze episcopali dovrebbero, in collaborazione con i singoli governi, concordare un progetto di corridoio umanitario da Lesbo e dagli altri campi di prima accoglienza della Grecia.

Le esperienze già avviate in alcuni paesi hanno dimostrato che le possibilità della buona accoglienza sono superiori a quanto si sperasse: ed infatti molti minori sono stati accolti nelle famiglie, mentre gli adulti e le famiglie sono stati ben accolti dalle comunità religiose, dalle parrocchie e dalle famiglie resesi disponibili.

Vorremmo concludere questo appello ancora con le parole di papa Francesco, pronunciate nell’incontro del 19 dicembre scorso con i rifugiati arrivati da Lesbo attraverso i corridoi umanitari: «Come possiamo non ascoltare il grido disperato di tanti fratelli e sorelle? (…) Come possiamo “passare oltre”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano, facendoci così responsabili della loro morte? La nostra ignavia è peccato!  (…) Bisogna soccorrere e salvare, perché siamo tutti responsabili della vita del nostro prossimo, e il Signore ce ne chiederà conto al momento del giudizio».

Anche noi – insieme al santo padre – ringraziamo il Signore «per tutti coloro che hanno deciso di non rimanere indifferenti» e con coraggio apriranno una nuova strada per ridare dignità e futuro a tanti nostri fratelli e sorelle.

Vaticano, 28 gennaio 2020.

s.em. Jean-Claude card. Hollerich,
Arcivescovo di Lussemburgo,
Presidente della Commissione degli Episcopati
dell’Unione Europea (COMECE)

s.em. Konrad card. Krajewski,
Elemosiniere di Sua Santità

s.em. Michael F. card. Czerny,
Sotto-Segretario del Dicastero per il Servizio
dello Sviluppo Umano Integrale

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