Custoditeci un posto nel vostro cuore

di: Timothy Radcliffe

Lo scorso 31 gennaio 2020, nel giorno dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, il padre domenicano Timothy Radcliffe, già generale dell’Ordine, ha affidato una sua lettera al quotidiano francese La Croix. La riprendiamo nella traduzione curata dal sito Fine Settimana.

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A parte Harry e Meghan, la grande questione che ha tenuto in sospeso la Gran Bretagna nel corso delle ultime settimane è la seguente: il Big Ben suonerà per segnare il momento della Brexit il 31 gennaio alle 23? Costerebbe molto, dato che la torre è in restauro ma, per milioni di persone, non ci sarebbe modo migliore per segnare l’inizio di una nuova epoca. Il grido di coloro che volevano lasciare l’Unione europea era: «Restituiteci la nostra sovranità». Come indicarlo meglio che con la grande campana del Parlamento, sede della nostra autorità sovrana? La si fa suonare ogni volta che c’è un cambiamento d’epoca, la consacrazione di un nuovo monarca, la fine di una guerra. Perché non ora, in questa nuova era che comincia con la nostra uscita dall’UE?”.

Per me, tuttavia, è un momento di tristezza. Non ho mai pensato che l’adesione all’UE diminuisse in qualche modo la nostra indipendenza. In un mondo globalizzato dove tanto potere è concentrato nelle imprese multinazionali, la nostra autonomia è rafforzata dai legami stretti con il continente.

L’idea che la Gran Bretagna sia una nazione tenacemente indipendente, che cammina da sola, è un mito oggi, come lo è sempre stato, anche durante la Seconda Guerra mondiale. Dopo la Brexit, resteremo ancora dipendenti dagli altri paesi proprio come oggi, ma avremo meno voce in capitolo nei dibattiti.

Sono triste perché la stragrande maggioranza dei giovani in Gran Bretagna non voleva lasciare l’UE. Vivono sul continente digitale mondiale. Parigi e Barcellona fanno parte del loro territorio esattamente quanto Londra, e la decisione mi è sembrata un voto contro le speranze dei giovani.

Come li aiuterà la Gran Bretagna del dopo-Brexit a mantenere in vita i loro sogni di un nuovo futuro? La nostra Chiesa deve valorizzare le loro speranze. E lo faremo solo se li ascolteremo con grande attenzione.

Per mesi ho sostenuto l’idea di un secondo referendum, sperando che la Brexit potesse essere fermata. Ma ora che il Partito conservatore ha ottenuto una maggioranza schiacciante, devo accettare che non succederà, anche se spero che un giorno torneremo sui nostri passi. Adesso dobbiamo affrontare le cause della decisione che considero sbagliata.

La Brexit ha vinto – con una debole maggioranza – perché i milioni di persone nei vecchi centri industriali della Gran Bretagna si sentivano dimenticate. Le miniere di carbone sono chiuse, la costruzione navale è spostata altrove, e le comunità che erano raccolte attorno a quelle industrie del XIX secolo non avevano alcuna speranza di futuro. Quelle persone che si sono sentite abbandonate ci ricordano un po’ i “gilet gialli” in Francia o coloro che hanno portato al potere Donald Trump.

Penso che la Brexit farà più male a loro che a chiunque altro. La maggiore sfida che deve raccogliere la Gran Bretagna del dopo-Brexit è quindi rispondere a quelle persone che vogliono essere ascoltate e viste. Se non rispondiamo, le forze cieche del populismo che si agitano ovunque nel mondo possono portarci ad una situazione orrenda.

Il primo ministro Boris Johnson, sia detto a suo merito, sembra comprendere che abbiamo bisogno di una ristrutturazione radicale del nostro paese, affinché i milioni di dimenticati sentano di contare. Lo hanno eletto, ha un debito nei loro confronti. Si tratta di spostare una gran parte del governo, compresa la Camera dei Lord, verso il nord. E qui la Chiesa ha un ruolo da svolgere, perché, quando tutti gli altri abbandonano quei luoghi colpiti da povertà e disperazione, è la Chiesa che resta.

Il pericolo maggiore della Brexit è che possa portare alla disintegrazione del Regno Unito. Il Partito nazionale scozzese esige un nuovo referendum. Sarebbe logico che l’Irlanda fosse riunificata, ma mi piace l’unione di quelle culture così diverse dell’Inghilterra, della Scozia e del Galles: i Celti e gli Anglosassoni. La vitalità del regno è venuta da questo glorioso abbraccio delle differenze. Gli algoritmi di Google ci orientano verso persone con cui siamo d’accordo. Chi osa ascoltare chi ha punti di vista diversi?

Al cuore del cattolicesimo si trova il coraggio della differenza. Quattro vangeli in un solo Nuovo Testamento; Antico e Nuovo Testamento in una sola Bibbia. Il nostro Salvatore riunisce nella sua persona la differenza più grande che si possa immaginare, divina e umana. In questo momento, dovremmo essere capaci di offrire alla società il gusto della differenza, che è fertile e vivificante.

Eppure, è strano che molti sostenitori della Brexit – Jacob Rees-Mogg, Iain Duncan Smith, Bill Cash e molti altri – siano cattolici. Noi avremmo dovuto essere al primo posto della resistenza! Forse è perché, nel corso degli ultimi secoli, i cattolici della Gran Bretagna sono stati considerati con sospetto e si sono sentiti in dovere di provare la loro lealtà verso il paese.

Una delle ragioni per cui molte persone sono state attirate dalla Brexit è che sono state loro raccontate delle menzogne sulle enormi somme di denaro che si sarebbero liberate grazie alla nostra uscita dall’UE. In tutto il paese hanno circolato degli autobus diffondendo la notizia che avremmo potuto guadagnare ogni settimana 350 milioni di sterline che avrebbero potuto essere utilizzate per i servizi della sanità e per i disoccupati. Menzogne sono state raccontate da entrambe le parti. In questo mondo di «notizie false», come può la società ritrovare una passione per la verità, senza la quale si disintegrerà? Sant’Agostino definiva l’umanità «la comunità della verità».

Come possiamo fare per ricostruire le nostre comunità onorando la verità? Se la Chiesa può servire questa società nella nebbia di affermazioni non verificate, allora la Chiesa deve imparare ad essere veritiera. Dobbiamo dire la verità sui danni immensi che abbiamo causato a giovani vulnerabili e aprire i nostri cuori affinché questo dolore sia considerato come nostro. Basta dissimulazioni!

Dobbiamo aprire cuori e menti alle verità delle persone con cui non siamo d’accordo, per avere un vero governo sinodale. Dobbiamo essere onesti nei nostri dubbi e nelle nostre domande. E potremo allora aver l’autorità necessaria per testimoniare colui che crediamo sia la Verità.

Il 31 gennaio alle 23, usciremo dall’UE, che il Big Ben suoni o no. Non sappiamo ciò che ci aspetta. Temo che i sogni di prosperità che i politici hanno promesso si dimostreranno illusori. Non possiamo staccarci dall’Europa, perché siamo europei da quando i Romani ci invasero nel 54 a.C. Allora, tenete un posto per questa monarchia insulare nei vostri cuori e, quando arriverà quel giorno, accoglieteci di nuovo.

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